Origine della parola “Ciao”

Avete mai pensato perchè quando ci salutiamo diciamo “ciao” ? (Mi raccomando sempre il tono alla Piero Angela mentre leggete)
La parola “ciao” è probabilmente tra quelle che più usiamo nella lingua parlata e non. E’ vero che nel saluto spesso ci capita di sostituirla con “sacchett” oppure “we munnezz”, ma rimane comunque quella più in uso. E’ anche il nome di un famoso ciclomotore molto in voga nella seconda metà dello scorso secolo (la Piaggio lo ha prodotto dal 1967 al 2006). ma vediamone l’etimologia.
Trae la sua origine dalla parola della lingua veneziana “sciavo” che ha il significato di “schiavo“, derivando dal neolatino “sclavus“. Tale parola indicava persone di etnia slava frequentemente usate come schiavi nell’intero mondo mediterraneo, venduti spesso dalle stesse famiglie ai mercanti veneziani o arabi. Venivano “importati” nella Spagna musulmana, Egitto, Asia minore e in occidente (in quest’ultimo caso solo quelli non cattolici) passando per Venezia.
Salutare con un ciao corrisponderebbe quindi a “Servo Vostro”. Questo saluto era usato senza distinzione di classe sociale.

La felicità della balena

Da leggere in stile Piero Angela:

“Tutti i mammiferi, dai cani ai cavalli, dai gatti ai tori, oltre al corpo cavernoso, hanno un osso o una cartilagine all’interno del pene (quello della balena è lungo addirittura 7 metri…). Non solo, ma dispongono di muscoli per “alzare” il loro pene come si alza un dito o un braccio.

Tutti i mammiferi, tranne l’uomo ”

 

“Siddharta” di Herman Hesse


Ho riletto “Siddharta. Rileggere è una grossa parola. Diciamo che finalmente ho letto “Siddharta”. Non lo ricordavo, non lo avevo compreso. Ho scelto il momento migliore, senza saperlo, Siddharta, colui che cerca.
Hesse racconta un viaggio.
In molti libri, storie, racconti, il protagonista si ritrova a viaggiare, a volte alla ricerca di qualcosa che lo completi, altre volte solo alla fine del suo percorso si rende conto di aver trovato qualcosa.
Siddharta è diverso. Lui sa esattamente cosa sta cercando e sa anche dove trovarlo, quella che gli manca è la via giusta da seguire. E a differenza di chi inizia una ricerca, lui sa, impara, che non sempre bisogna percorrere le strade convenzionali, non sempre per arrivare ad un antico tesoro bisogna percorrere la giungla, a volte è necessario scavare in città. Insomma, per dirla all’Indiana Jones, non sempre la “x” è il punto dove scavare.
Siddharta cerca qualcosa a cui può sembrare che solo gli eremiti e i monaci siano destinati: il Nirvana.
Ma cos’è il Nirvana se non la felicità, il benessere dei sensi. Qualcosa a cui tutti gli esseri umani possono puntare. Qualcosa che tutti gli esseri umani sanno dov’è, ma che la maggior parte di essi cerca di raggiungere seguendo le strade sbagliate, seguendo strade che di solito li allontanano e li pongono di fronte ad un misero riflesso di quella che era la loro meta. Una vita da eremita o nel lusso più sfrenato, entrambe le vie portano nella mortificazione del corpo e dell’anima e ci allontanano da noi stessi convincendoci che la felicità sia lì fuori, nascosta nel piacere fisico o nell’annullamento dell’Io.
Siddharta ci insegna che il Nirvana è in ognuno di noi e che nessuno potrà mai insegnarci dov’è, un maestro potrà parlarci della via che ha seguito per trovarlo, ma non potrà mai dirci dove esattamente si trova. Possono insegnarci a scrivere e leggere, ma la felicità è un viaggio che va fatto senza seguire una mappa. Senza precludersi a nessuna esperienza, perchè la conoscenza è la nostra migliore compagna nel lungo cammino che ci siamo scelti. Siddharta sa che non esistono maestri o santoni, ma solo uomini .
Egli vive nella miseria per poi arrivare alla ricchezza più estrema e tutti i vizi che ne comporta. Annulla il suo “Io” e smette di provare sentimenti per poi farsi bruciare dall’amore per un figlio e alla fine comprende che per trovare la completa unità con tutto quello che ci circonda, per sentire esattamente quello in cui siamo immersi, bisogna essere uno e nessuno, bisogna essere nel mezzo, avere senza desiderare, perdere senza rimpiangere. Scegliere una via estrema è solo un modo per nascondere le proprie paure, ma non per sconfiggerle.
Non c’è bisogno di digiunare sotto un albero per raggiungere il Nirvana, se siamo abbastanza aperti alla conoscenza della vita e alle sue esperienze, se siamo davvero propensi alla ricerca della felicità, potrà capitare che un giorno mentre siamo in treno tornando da lavoro o mentre stiamo dando da mangiare al gatto, alzeremo lo sguardo e sentiremo dentro di non essere più delle entità messe di passaggio sul mondo, ma il mondo stesso.

Questo è il motivo per cui continuo la mia peregrinazione: non per cercare un’altra e migliore dottrina, ma per abbandonare tutte le dottrine e tutti i maestri e raggiungere da solo la mia meta o morire

Ma dei segreti del fiume, per quest’oggi non vedeva che una cosa sola, tale però da afferrare interamente l’anima sua. Ecco quel che vedeva: quest’acqua correva correva, sempre correva, eppure era sempre lì, era sempre in ogni tempo la stessa, eppure in ogni istante un’altra.

Quando apprese che Siddharta era sparito, non si meraviglió. Non se l’era sempre aspettato? Non era egli un Samana, un randagio, un pellegrino?

Ondina nel fantastico mondo della Kick Boxing

Un mese fa ho messo per la prima volta piede in una palestra di boxe. Sono sicura che è un mese fa perchè ieri ho pagato la seconda retta.
Mi è piaciuta da subito, la palestra dico, al primo impatto.
Odio quelle palestre tutte bianche, con gli specchi anche sotto il soffitto, gli attrezzi Technogym appena usciti dalla fabbrica. E in principal modo odio la gente che frequenta questi tipi di palestre, quelli che nella pausa tra una serie e l’altra stanno lì a guardarsi i muscoli o il culo alto, quelle con le loro tutine attillate che flirtano con i tipi con le canottine aderenti che mettono in risalto i pettorali.
Si, la mia è tutta invidia.
Sarà per questo che di base prediligo le palestre come questa qui.
Rude, una parete di specchi, il ring, i sacchi e i poster alternati di Bruce Lee e Mohammed Alì. Ma soprattutto l’odore, quel mix di scarpe da ginnastica, sudore e guantoni che rende un uomo…uomo! Perchè una sensazione che ho da un pò di tempo quando mi ritrovo nelle palestre da fighetti è che l’ dentro, per quanti muscoli possa avere gli uomini, non mi sembrano poi tanto mascolini.
Ma non siamo qui a parlare del fatto che gli uomini che praticano sport di combattimento sono più maschi degli altri. Ne parleremo un’altra volta.
Siamo qui per parlare dello stile di lotta che ho deciso di praticare: la kick boxing.
Volevo fare uno sport di combattimento, ma non riuscivo mai ad incastrare gli orari di lavoro con quelli dei corsi, poi l’illuminazione, questo corso alle 20:30, nelle palestre sotto lo stadio San Paolo.
Non sapevo cosa fosse esattamente la kick boxing, in realtà anche ora non è che ne so molto, è per questo che ho deciso di scrivere questo articolo. L’unica cosa che sapevo è che una persona a me molto cara aveva iniziato a praticare tale disciplina in un periodo in cui era psicologicamente a terra e ne aveva trovato giovamento, sia mentale che fisico.
Quindi eccomi qui, ad indossare fascette e guantoni, con una collezione vasta e varia di lividi. Mi ci sono buttata dentro ad occhi chiusi che non so manco che tipo di disciplina è.
Vediamo un pò WikiWiki cosa dice:

La kick boxing è uno sport di combattimento che combina tecniche di calcio tipiche delle arti marziali orientali ai colpi di pugno proprio del pugilato inglese.

Ok, fin qui c’ero arrivata.
Negli anni ’60 in Giappone le uniche forme di combattimento a contatto pieno erano il full contact karate, il muay thai thailandese, il sambo russo, il taekwondo coreano e il sanda cinese. Gli mancava giusto il mazzateallacecata napoletano e poi stavano al completo.
Ma secondo i promoter giapponesi, i match che andavano di più erano quei di boxing thailandese, quindi, decisero di eliminare i colpi di gomito, ginocchio e prese, creando uno sport da combattimento nel quale si utilizzano pugni e calci alle gambe, al tronco e al viso. Il look degli atleti invece piaceva e si mantennero i calzoncini come nella boxe (sappiate che non li indosserò mai) e nacque così la kick boxing giapponese, per gli amici kickboxing.
Le tecniche di pugno sono le stesse utilizzate nel pugilato occidentale: diretto, gancio e montante, mixate a piacimento.
Di calci ce ne sono parecchi, chi ha scritto la pagina di Wiki riporta come principali il calcio frontale, sferrato portando la gamba al petto e poi stendendola in avanti, tipo “sfonda quella porta”, poi il calcio laterale, che più o meno è come quello frontale, ma di lato (ma va!) cioè sferrato girando la gamba di appoggio di 45 gradi. Ed infine parla del calcio circolare o rotante (si, come quello di Chuck Norris!) nelle sue varianti low kick (basso) middle kick (al fianco) high kick (al volto). Però non parla del mio amato calcio ad ascia, o ancora il mio adorato calcio saltato (in padella). Forse un giorno, quando ne capirò un pò di più, ve ne parlerò io, anzi, vi faccio una bella dimostrazione video!!
Andiamo avanti.
Nella kickboxing si combatte su un ring, come nella boxe, o su di un tatami che prevedono misure regolamentari di 6 metri per 6 o di 8 metri per 8. Come nelle altre versioni sportive delle arti marziali, durante una gara non è che ci sgomma di sangue (termine tecnico), ma vengono assegnati dei punti da arbitri e giuria. Inoltre gli atleti devono indossare un determinato abbigliamento che comprende anche pantaloni lunghi (ringraziando il Signore) oltre al casco, guantoni, paratibie, paradenti, conchiglia (per i maschietti) e corpetto (per le femminucce).
Mi sceglierò mai uno sport in cui non bisogna indossare protezioni??
Comunque un bel giorno del 1993 in Giappone si decise di organizzare un torneo, chiamato K-1 dove la K sta per Karate, Kempo (che suppongo sia un’altra disciplina marziale) e Kickboxing.
In questo torneo vale il regolamento della kickboxing, ma si possono dare anche ginocchiate, pugni saltati e girati.
Questo per permettere ad atleti provenienti da diverse discipline di confrontarsi sullo stesso ring. Il torneo è diventato così importante che ormai con K1 si indica una disciplina di combattimento a se stante che però permette ad atleti provenienti dal muay thai, kickboxing e altre arti, di gareggiare insieme.
Nella versione occidentalizzata della kickboxing invece esistono tre formule di combattimento: il semi-contact, il light-contact e il full-contact.
Ma ne parliamo la prossima volta 😀

Se intanto qualcuno di buona volontà avesse qualche sito da indicarmi con notizie e news non mi dispiacerebbe.

 

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Quando mangiare è sexy


Il cibo è da sempre collegato al sesso. Il fine di entrambe le attività è quello di appagare una propria esigenza fisica, a volte solo per necessità, ma la maggior parte delle volte per procurarci un lungo e deciso piacere, coinvolgendo tutti i sensi.

Gusto, tatto, olfatto, vista e anche l’udito. Nella ricerca del piacere nessuno viene messo da parte e spesso oltre ad essere idealmente associati, cibo e sesso possono accompagnarsi dipendendo l’uno dell’altro. Per molti uomini guardare una donna mangiare è sensuale quanto un giro turistico da Victoria’s Secret e non è tanto quello che mangiamo, quanto il modo in cui lo facciamo. Anche una frittata di maccheroni e cipolla mangiata con le mani seduti su una panchina del parco (e seguita da un utilizzo esasperato di Vigorsol) può essere sexy se non ci avventiamo su di lei come una leonessa sulla gazzella, tenendo le labbra ben serrate durante la masticazione, ricordandoci che a lui non interessa seguire il nostro processo digestivo e, soprattutto concludendo leccandoci le dita, perchè, come si dice, chi non si lecca le dita, gode solo a metà. E’ il gesto più sensuale che una donna possa fare, e vi sfido a farlo in un sofisticato ed elegante ristorante durante una cena a lume di candela. E’ per questo che quello che va ora è il “finger food”, piccole delizie da mangiare con le mani, servito magari sul divano accompagnato da un buon calice di vino rosso, luci soffuse e Gotan Project in sottofondo.

Non siete sicure che tutto questo basti?

In realtà se lui è seduto sul divano di casa vostra cosciente del fatto che in casa ci siete solo voi e lui, basterebbe una pizza a domicilio e la tv sintonizzata su Jersey Shore, ma dato che noi siamo donne, e lo siamo fino in fondo, assicuratevi che nelle vostre mini portate siano presenti i seguenti ingredienti, da sempre nella lista dei cibi afrodisiaci. Anche se non funzionano, il solo fatto di sapere che li avete utilizzati dovrebbe schiarirgli le idee.

Il vino, è questo diamo per scontato che ci sia, rosso come il colore della passione, disinibisce, ma non esagerate, può provocare sonnolenza. Ostriche, aiutano la produzione di testosterone , ormone maschile che aumenta la libido della donna, abbondate anche di rucola, basilico e peperoncino. Come frutta banane e fragola sono quelle più indicate. Il dessert rigorosamente al cioccolato e per concludere metteteci pure un bel caffè.

Mangiate senza pensare alle calorie, si presuppone che ne seguirà un intenso allenamento.

Look da primo appuntamento

(articolo scritto per MGMagazine.it)
Nonostante la facilità con cui comunichiamo, ci sono dei messaggi che ancora oggi si ha difficoltà ad inviare direttamente ed è così che si creano linguaggi, codici segreti che uomini e donne sono costretti ad interpretare per capirsi. Uno dei modi che noi abbiamo per comunicare è il nostro abbigliamento, il modo in cui ci vestiamo che varia da serata in serata, si adatta non solo all’occasione, ma anche al nostro stato d’animo, che può essere seriamente confuso quando l’occasione in questione è il “primo appuntamento”.

Con chi usciamo? Ci interessa sul serio? Abbiamo intenzione di farci sesso? Dove ci porterà? Qual’è il messaggio che vogliamo trasmettergli?

Iniziamo dalla base. Anche se volete andarci con calma, ceretta e biancheria intima sono comunque fondamentali, ci aiutano a sentirci più sicure e sexy, e anche se lui non vede nulla, può percepire la nostra sicurezza. E poi magari succede che durante la serata ci accorgiamo che mangia a bocca aperta, cambiamo idea, ma almeno vogliamo concludere con un po’ di sano sesso!

Altra cosa fondamentale è il profumo. Quando entriamo in auto (è palese che per un primo appuntamento sia lui a venirci a prendere) è la prima cosa che si percepisce. E’ lo stesso movimento d’aria provocato dalla chiusura dello sportello che fa sì che il nostro profumo arrivi al suo naso prima che la nostra minigonna arrivi ai suoi occhi.

Poi, se durante i preparativi, guardandoci allo specchio, ci siamo auto convinte che non ci faremo sesso allora è giusto che anche lui lo capisca. E’ buono scegliere un abbigliamento sensuale ma sobrio, qualcosa che dia spunto alla sua fantasia e che lo incuriosisca. Un jeans e una camicetta vanno benissimo, ovviamente abbinati con tacco e il giusto accessorio. Anche un vestitino o una gonna con lunghezza minima sopra il ginocchio, con uno stivale possono essere molto sexy, ma senza lasciare spazio ad allusioni troppo evidenti.

Se invece l’uomo con cui stiamo per uscire ha il sex appeal di George Clooney ai tempi del Dr Ross allora possiamo dare sfogo alla nostra fantasia comunicativa. Una gonna o vestitino decisamente al di sopra del ginocchio sono il giusto messaggio, gli stiamo dicendo “non ti do nemmeno il fastidio della cerniera, scegli se tirare su o giu e iniziamo!”, ma attente, la gamba in evidenza è già abbastanza, lasciamo in pace il decolltè, se scopriamo entrambi il messaggio potrebbe essere fin troppo forte. E se l’abbigliamento è sexy anche il trucco dovrebbe essere leggero. Sexy è diverso da volgare e stranamente gli uomini sanno riconoscerlo.

E se siamo confuse e non sappiamo cosa vogliamo comunicare? Mixiamo il tutto, rimpolpiamo le labbra con un bel rossetto, rendiamo lo sguardo più penetrante, mostriamo un po’ di scollatura, magari manteniamo il pantalone, ma evitiamo di indossare gli stivali sopra, meglio un tronchetto. Perchè? Avete mai provato a sfilare un pantalone con tutti gli stivali mentre siete in un momento di passione improvvisa? E’ decisamente scomodo!

Struccante e scrub fatti in casa by Karotina e ciao ciao test sugli animali!!!


Dopo l’articolo sulle aziende cruelty free, cioè l’elenco di quelle case cosmetiche che non testano i propri prodotti sugli animali, ho chiesto ad un’amica, anche lei blogger e appassionata di estetica e cura del corpo, di scrivere per un me un articolo su come ricavare due dei prodotti più comuni utilizzati da noi donne, nel modo più naturale possibile!

Seguite il suo blog!!!
Ecco qui!!!

Ciao a tutti io sono Sara, il mio nickname è Karotina85 e mi piace tantissimo dedicarmi all’autovalorizzazione e cura della persona in molti suoi aspetti!

Oggi scrivo questo articolo per gli amici di Onda o, forse meglio, per le amiche :D.

Vorrei consigliarvi 2 buoni metodi per creare uno struccante e uno scrub corpo e viso, fatti in casa, con ingredienti semplicissimi da reperire, che sicuramente possedete già tutte nelle vostre cucine 😀

Cominciamo con lo struccante…

Il miglior struccante in assoluto è il nostro caro olio d’oliva da cucina, si, proprio quello che utilizzate per condire le insalate :D…

Basterà inumidire la pelle del vostro viso ( perchè ricordate, gli oli vanno sempre utilizzati su capelli e pelle bagnata, altrimenti rischiereste di disidratare la pelle), poi con un batuffolo di cotone, prelevate un po di olio e massaggiatelo sul viso, anche su gli occhi! Scioglie il trucco una meraviglia ed è ottimo anche per pelli molto delicate!

Successivamente per eliminare l’effetto unto… sciacquatela pelle con acqua fresca, poi utilizzate una normale saponetta ( preferibilmente al cocco o alle mandorle per pelli secche o delicate, al karitè per pelli miste o grasse – guardate sempre l’elenco dell’aziende cruelty free – Ondina) , che potrete trovare facilmente al supermercato di vari marchi e prezzi.

Ora possiamo passare allo scrub per il corpo e per il viso

Per il corpo utilizzate un contenitore e mettete al suo interno 4 cucchiai di sale fino, a cui aggiungerete il nostro amico del cuore, olio d’oliva!!quanto basta per creare un composto denso, mescolate bene il tutto!

Applicatelo sotto la doccia o nella vostra vasca da bagno, con movimenti circolari, partendo dal basso ( le caviglie…) e  procedendo verso l’alto.

Poi procedete con la vostra abituale doccia, la pelle sarà cosi molto più ricettiva al saponi che utilizzerete, andando ad assorbine tutti i principi attivi ( tonificante, idratante ecc….) la stessa cosa vale per la crema idratante. Quindi, quando fate lo scrub, non dimenticate di idratarvi dopo 😉

Inoltre, se volete dare al vostro scrub anche un effetto tonificante, potete aggiungere al composto sale \olio, una posa del caffè, mescolate il tutto ed applicate come appena descritto.

Se invece la vostra pelle è delicata, o vi serve uno scrub ottimo per le zone delicate(come l’inguine o il viso), allora sostituite al sale dello zucchero!

Quindi… zucchero, olio e questa volta un cucchiaino di yogurt bianco, aiuterà anche ad idratare la pelle!!

 

E’ davvero facile prendersi cura di se 🙂

per altri consigli di bellezza, se volete mi trovate sul canale youtube

http://www.youtube.com/user/karotina85

o sul sito

http://www.karotina.altervista.org/joomla/

 

Ciao a tutti, un abbraccio alla simpaticissima Onda ^_^

 

Karotina

 

La playlist del sabato mattina

Mettete di aver passato uno di quei venerdì sera memorabili, e quando dico memorabili intendo che avete bevuto tanto, tanto da fare cose che normalmente non fareste, ma non abbastanza da dimenticare cosa avete fatto.

Mettete che la mattina vi svegliate, e per mattina intendo mezzogiorno passato, ma vi siete divertiti così tanto la sera prima, che il post sbornia c’è, ma non vi disturba, vi fa compagnia, fino a quando non lo stimolate accendendo lo stereo.
Dannazione, quella canzone di David Guetta vi massacra i timpani mentre Adele risveglia i vostri istinti suicidi, quelli che erano comparsi tra il terzo bicchiere di vino e il secondo di vodka liscia.

Il sabato mattina, al risveglio da un lungo venerdì notte, serve qualcosa di soft, di easy, poco impegnativo, sia per il cervello che per il fisico, ma che mantenga sveglio il ricordo della precedente notte accompagnandovi fino al sabato sera pronti per un nuovo party.

Ecco io cosa ascolto il sabato mattina:

Inizio con “Party” di Beyonce, mantiene lo spirito giusto risvegliando i sensi con sonorità slow 😀

 

 
Continuo con il “party all day party all night” di Wiz Khalifa e “No Sleep” perchè il sabato mattina è una canzone che fai tua
 

 
Poi faccio il primo salto nei fantastici anni 90 con questo “Summer bunnies” di R.Kelly
 

 
Dopo rientro nel primo decennio del 2000 sottobraccio con Rihanna che canta “Cheers” perchè il week end è appena iniziato! 😀
 

 
E a questo punto il caffè dovrebbe già essere sulla buona strada verso il cervello
 

 
e poi a dir la verità mi affido a sonorità un pò anni ’90 perchè loro sapevano come darti lo spirito del week end senza massacrarti i neuroni ubriachi
 

 

 

 
e quando il cervello si è ripreso vado con quello che ormai è un “classico del sabato mattina”
 

Lista aggiornata marzo 2012 dei prodotti cruelty free

 

Sono centinaia le sostanze cosmetiche con cui ogni giorno entriamo in contatto utilizzando prodotti di largo consumo, come saponette e detergenti vari, dentifrici, creme o rossetti, e anche in questo ambito si nascondono alcune insidie legate alle sostanze chimiche: un motivo in più per scegliere aziende naturali e che non testano le nuove formulazioni chimiche su animali.

Nei week end del 17-18 e 24-25 marzo la LAV torna in centinaia di piazze d’Italia per fornire ai consumatori informazioni e consigli sulla scelta dei cosmetici cruelty free e per difendere il bando definitivo e totale, previsto nel 2013, dei test cosmetici su animali, che rischia di essere posticipato di almeno altri dieci anni. Presso i tavoli LAV sarà possibile anche sostenere le proposte della LAV per chiedere a Governo e Parlamento un recepimento rigoroso della Direttiva UE in materia di sperimentazione animale.

 

LA LISTA AGGIORNATA DELLE AZIENDE CRUELTY FREE (LAV BUAV VIVO e PETA)

( FONTE: LISTA AGGIORNATA PRODOTTI CRUELTY FREE)



FAQ
Sull’etichetta non appare il simbolo del cruelty free, è un prodotto testato sugli animali?
Non tutte le aziende decidono di stampare il logo sulle confezioni, bisogna controllare se è sulle liste delle associazioni cruelty free. 

Sull’etichetta appare il logo cruelty free ma l’azienda non appare in nessuna lista, è un prodotto testato sugli animali?
Il dubbio in questo caso è lecito, per accertarsene è necessario contattare l’associazione cui il logo si riferisce e chiedere chiarimenti.

Sull’etichetta non appare il logo cruelty free e l’azienda non è su nessuna lista, è un prodotto testato sugli animali?
Non è detto, alcune aziende non ritengono necessario certificare il fatto che non testano sugli animali, e solitamente lo dichiarano nella policy dei loro siti ufficiali. Nel caso non troviate informazioni di nessun tipo, provate a contattare l’azienda in questione.

Queste sono liste ecobio e/o vegane?
No, sono liste cruelty free, nelle quali sono comprese molte aziende sia certificate ecobio che vegane.

Esistono altri certificati cruelty free diversi da questi?
Sì, io ho citato i principali, ma esistono anche, per esempio, certificazioni ecobio come la tedesca BDIH che comprende tra i suoi requisiti anche l’essere cruelty free.

LISTA DELLE AZIENDE CRUELTY FREE LAV+BUAV+VIVO

Questa lista è l’unione di tre “liste” certificate provenienti da associazioni che si battono contro la vivisezione e l’utilizzo di animali da sperimentazione e contiene tutti marchi che hanno aderito allo standard internazionale “stop ai test sugli animali”, riconoscibile dal simbolo col coniglietto che salta con le stelline ai lati, ed è l’unico riconosciuto a livello internazionale.

LA LISTA AGGIORNATA DELLE AZIENDE CRUELTY FREE (LAV BUAV VIVO e PETA)
dal sito della VIVOLa lista delle aziende “cruelty-free” è compilata tenendo conto dell’adesione allo Standard “senza crudeltà” attraverso la certificazione ICEA (società indipendente di auditing) dietro accordo con LAV – Lega Anti Vivisezione; oppure dell’adesione allo stesso Standard attraverso l’associazione inglese Naturewatch; oppure dell’autocertificazione di rispetto dello stesso Standard inviata alla dott.ssa Antonella de Paola, autrice della “Guida ai prodotti non testati su animali”. Queste ditte non testano il prodotto finito, non commissionano test su prodotto finito e ingredienti, e non usano ingredienti testati dai produttori dopo l’anno di adesione a questa policy. Così, di fatto, non incrementano la sperimentazione su animali.

Aziende italiane e aziende straniere distribuite in Italia
Allegro Natura
Amie Skincare
Argital
Athena’s
Biofficina Toscana
Bjobj
Bottega Verde
Camorak (PuraVida, Lenerbe)
Cibe Laboratori (Mondo Naturale, Fiori&Futta – Antico Marsiglia, Antica Provenza Ligure)
Cinzia Zucchi Cosmetici (Linea Evan)
COOP Italia (Coop, Coop Essere e Coop Ecologici)
Cuccio Naturalé
D’Aymons Naturalerbe
Derbe
Dr. Taffi (Dr.Taffi, Primi amori, I macchiaioli, Iconographia, Profumi d’Italia, Glycolic, Le Marine, Miglio, Peperoncino, Jodalga…)
Evan Bartholomew (Evan)
Fitocose
Fitopreparazione Hierba buena (Hierba buena)
Flora (Primavera Life)
Hawai (Hawai, Oris, Anthyllis, Ekos, Ecosì, Anthyllis bioecocosmesi, Natura bella)
Hedera Natur (Almacabio, Equo, Eco)
Helan Cosmesi di Laboratorio
Higen
I Serafini
Indica
J R Liggett
Jason Natural Cosmetic
L’Erbolario
La Saponaria
Lavera
Lily Lolo
Linea Progetto Gaia
Lip Ink International
Liquid Flora
Logona
Lush
Mambino
Melvita
MGA
Mondo Solidale
Montagne Jeunesse
Officina Naturae
Originitalia
Paul Mitchell
Pedrini Cosmetici (Lepo Line)
Pierpaoli (Ekos, Anthyllis, Sensé)
Rebis
Remedia
SAN.ECO.VIT (Bjobj)
Sanoflore
Sante
Saponificio Gianasso (I Provenzali, Floralia)
Soc.Coop Commercio Alternativo
Suma Wholefoods
Tagès (Derbe, Seres, Speziali Fiorentini, Terre d’Amerigo, Vitanova, Regené)
Talybe
TEA Natura (TEANATURA Cosmesi)
The Body Shop
Urban Decay
Vegetal Progress (Vegetal Import)
Verdesativa
W.S. Badger
Yves Rocher

Altre aziende straniere (riporto solo quelle più conosciute)
100% Pure
Afterglow Cosmetics
Burt’s Bees
Caudalie
Dermalogica
Everyday Minerals
Hard Candy
L’Occitane
Liz Earle Naturally Active Skincare
Priti NYC
Pureology

IL CASO THE BODY SHOP E LE SUBSIDIARY COMPANIES
La linea The Body Shop è ancora tecnicamente cruelty-free, poiché rispetta lo Standard internazionale “non testato su animali”. Tuttavia il marchio è stato acquistato da L’Oréal, che invece effettua vivisezione per tutto il resto della vasta gamma dei prodotti offerti. Comprando The Body Shop si finanzia quindi anche L’Oréal (e la vivisezione), alla coscienza di ciascuno pertanto scegliere se acquistare o meno tali prodotti.
Stesso discorso si può fare per Sanoflore.
Secondo l’associazione Naturewatch anche la Liz Earle, acquisita da Avon che non ha ancora una Fixed Cut Off Date, non può essere approvata.

LISTA DELLE AZIENDE CRUELTY FREE PETA
People for the Ethical Treatment of Animals (PETA) è un’organizzazione non-profit a sostegno dei diritti animali.
Tutte le aziende che sono comprese nella lista PETA hanno firmato una dichiarazione di affidabilità o fornito una dichiarazione che attesta che nè loro nè i loro fornitori di ingredienti conducono o commissionano alcun test animale su ingredienti, formulazioni o prodotti finiti.

LA LISTA AGGIORNATA DELLE AZIENDE CRUELTY FREE (LAV BUAV VIVO e PETA)
La lista di aziende è lunghissima e comprende diverse categorie di prodotti; qui riporto solo i marchi catalogati nella sezione “cosmetics products”. La V accanto al nome del brand significa che tratta prodotti strettamente vegani.

2 Beauty Ex., Inc.
A Different Daisy V
Adorn Mineral Cosmetics V
Advanced Beauty Tools V
Affordable Mineral Makeup
Afrumos
Afterglow Cosmetics
Agape & Zoe Naturals V
Agape by DK
Agape Oils
AHAVA V
Alexami Cosmetics V
Alima Cosmetics, Inc.
Almay
Aloette Cosmetics
Amal Oils V
Amazing Cosmetics, Inc.
American Beauty (Estee Lauder)
American International
Amina Cosmetics
Anastasia Beverly Hills
Anna Marie’s Aromatherapy and Massage
Antonia Royale Cosmetics
Anya Natural
Arbonne International
Arissa Studios (Beauty 21)
Aroma Crystal Therapy
Aroma Naturals
Aromaleigh, Inc.
Aubrey Organics, Inc.
Aunt Bee’s Skin Care
Aus Bush Flower Essences
Aussie Mineral Makeup
Avasiare Professional Skincare and Cosmetics
Aveda (Estee Lauder)
Ayurveda Holistic Center V
B Never Too Busy to Be Beautiful
Börlind of Germany, Inc.
B. Soapure
Balm Envy
Bamboo Aesthetics, Inc. V
Bamboo Aromas™ V
Bamboo Elements™ V
Bamboo Minerals™ V
Bamboo Zen™ V
Bare Body Soaps Organics V
Bare Escentuals (Shiseido)
bareFaced Mineral Cosmetics
Bath & Body Works
Bath By Bettijo
Bath Island
Baudelaire
Bayse Natural Care
Be Green Bath and Body
BeautiControl
Beauty 21
Beauty Bliss Cosmetics
Beauty Plus Global, Inc.
Beauty Secrets Minerals Makeup V
Beauty Without Cruelty (UK, Europe, & Rest of World)
Beauty Without Cruelty (USA & Canada) V
Belisama Bodyworks
Bella Vi
Better Botanicals
Biggs & Featherbelle
Black Corset Candles V
Black Radiance
Blacker’s V
Blooming Lotus
Blue Moon Candles V
Blume
Blush Me Away (Ironic Cosmetics)
BM Beauty V
Bobbi Brown (Estee Lauder)
Body Bakery, The
Body Care by Emylee
Body Essence
Body Scentsations
Body Sense
Bodyography (Robanda International)
Bonicca V
Bonne Bell
Boscia
Botanical Skin Works
Branded J Collections
Bronzo Sensuale V
Brooklan Tree
Bubble & Bee Organic
Burt’s Bees (Clorox)
C.O. Bigelow
Caeran
California Cove Designs V
Candy Kisses Natural Lip Balm V
Careline
Carmex
Caswell-Massey
Caudalie USA, Inc.
CertainDri V
Cheeky Cosmetics V
Cheeky Maiden Soap
Christine Marie Cosmetics
Christopher Drummond Beauty
CiCi Cosmetics
Cinema Secrets
Clientele
Climb On Products
Clinique (Estee Lauder)
Coastal Classic Creations
Cocoon Apothecary V
Collective Wellbeing
Color Me Beautiful
Color My Image
Columbia Cosmetics Manufacturing
Concept Now Cosmetics
Cosmic Tree Essentials V
Country Comfort
Cover FX Skin Care
Crazy Rumors, LLC V
Cruelty Free Shop, The V
Cruelty-free Cosmetics
D & M
D. Adair Cosmetics V
Daisy Blue Naturals
DaLish Cosmetics
Dancing Dingo
Darla Makeup
DB Minereaux V
De La Terre Cosmetics V
Decleor USA
Deep Steep
Dermalogica
Dermatologic Cosmetic Laboratories
Dermectin
Desert Essence
Devita Natural Skin Care V
DGL Products
Dhara Holistics
Dilly Giggles
Dinga Bear V
Dr. Bronner’s Magic Soaps
Dr. Dennis Gross Skincare
Dr. Dobbs
Dr. Hauschka Skin Care
Dropwise Essentials
DRUIDE
Duchess Cosmetics
Duprey Cosmetics V
DuWop Cosmetics, LLC
E.L.F. Cosmetics
Earth Diva Cosmetics LLC V
Earth Goddess Minerals V
Earth Mama Angel Baby V
Earth Science
Earthly Body V
Earth’s Beauty
Ecco Bella Botanicals
Eco Lips, Inc.
Eco Minerals V
Eco Tools Cosmetic Brushes V
EcoGlo Minerals
Ed Hardy Habit
Elemental Herbs
Elixery V
Elizabeth Grady Face First
EMANI V
Emerita V
English Ideas, Ltd.
EO Products
Erno Laszlo
Every Body Ltd.
Everyday Esthetics
Everyday Minerals
Evie Evan, Inc.
Exuberance International Inc. V
Fabula Skincare & Wellness
FACE Atelier
Fanciful Fox, The V
Ferro Cosmetics
Finally Pure
Flirt! (Estee Lauder)
For My Kids V
Forever Living Products International
Furless V
Fusion Of Color
Gabriel Cosmetics, Inc. V
Galgon
Garden Botanika
Generation to Generation
Georgette Klinger
Georgie Beauty
Girly Grub Aromatherapies
gloProfessional
Gluten Free Beauty
Gosh Cosmetics
Gourmet Body Treats V
Grapeseed Company, The
Grassroots (Estee Lauder)
Great American, The Wholefood Farmacy
Green 4 Your Soul
Green Beauty Cosmetics
Green Ritual Organics V
Gustavo Cosmetics
H2O Plus
Hair Hero Cosmetics V
Handmade Natural Beauty
Hard Candy
Heartbreaker Cosmetics
Hello Kitty
Herb Stop
Herbalix Restoratives
Herban Lifestyle
Honeybee Gardens
Hourglass Cosmetics
Human Heart Nature
Ida Grae (Nature’s Colors Cosmetics)
Illuminare Cosmetics V
Il-Makiage
ILONA
Inara Organic Body Care
Inika Mineral Cosmetics
InStyle Studio Corp V
IntelCosmet V
Iredale Mineral Cosmetics, Ltd.
IT Cosmetics
J.Lynne Cosmetics
Jackson Sage
JAM Cosmetics
Jane
JASCO Organics, Inc.
JB Cosmetics
Je’Ane LLC
Jenulence
Jess’ Bee Natural Products
Jesse’s Girl Cosmetics
Joe Blasco Cosmetics
John Masters Organics
Johnny Concert
Joli Natural Skin Care Products
Josie Maran Cosmetics
Jurlique Pure Skin Care
Keeki Pure & Simple
Kiss My Face
Kokokahn
Kokoro, LLC V
Krave Minerale Cosmeceuticals
Krug’s Eco-Logic V
KSA Jojoba V
L.A. Colors (Beauty 21)
L.A. Girl (Beauty 21)
L’Occitane
LA Minerals
La Senza (Limited Brands)
Lakon Herbals
Lamas Beauty V
LaRocca Skincare
Lather
Le FP Green Body Care V
Le Labo V
Lee Pharmaceuticals
Lillian Skincare
Lily Lolo
Lime Crime Cosmetics
Lip-Ink International V
Lippy Girl Cosmetics
Little Owl Soap V
Logona USA
Lotus Body Botanicals
Lotus Moon Natural Skin Care
Louise Bianco Skin Care
Love Nature LLC
LUSH Cosmetics
Luvoli Cosmetics
M.A.C. Cosmetics (Estee Lauder)
Magic of Aloe
Maia’s Mineral Galaxy
Manic Panic V
Maria Lani
Marilyn Miglin Institute
MarkAlice Cosmetics
Markwins International
Max Green Alchemy, Ltd. V
Mbeze
MD Skincare
Medusa’s Make-Up
Mehron
Merle Norman
Merry Hempsters
MESS Makeup
Metropolis Soap Company V
Mikamy Meadows
Mineral Fusion Cosmetics
Mirenesse
Moe’s Market
Montagne Jeunesse
Mother Mabel’s
Mountain Girl Soap And Sundries V
Mountain Ocean, Ltd.
MUSQ PTY LTD V
My Lip Stuff P
MyChelle Dermaceuticals
Mystique Products
Naava, Inc. V
Nadarra Skin Care
Nail Couture LA V
Naked Princess Worldwide
Naked Soapworks
Narwhale of High Tor, Ltd.
Native Touch V
Natural Bodycare Co.
Naturally Maine
Nature’s Soap Dish
Nature’s Garden Therapies
Nature’s Gate V P
Navajo Skin Care (Maison de Navar)
Nettie Scrub
Neways
Nothing Nasty
Nu Skin International
Nubian Heritage
Nutri-Cell
Nutri-Metics International
Nuzzle by Beaute Marketing
NYR Organic (Neal’s Yard Remedies)
NYX Los Angeles Inc.
NZP Naturals
Obsessive Compulsive Cosmetics, Inc. V
Ocean Potion
Olive’s Organic Botanicals
ONE Group
Only YOURx Skin Care
Opas Soap
OPI Products (Coty)
Opulence Cosmetics
Organic Make-up Company Inc.
Organic Rosehip Skincare V
Organic Splendor V
Oriflame USA
Origins (Estee Lauder)
Orjene Natural Cosmetics
Orlane, Inc.
Osea International V
Otto Basics–Beauty 2 Go!
Outside/In Cosmetics V
Palmer’s
Pandora’s Products
Patricia Allison Natural Beauty Products
Paul Mazzotta V
Paul Penders
Paula’s Choice
Perfect Organics V
Pharmagel International V
Physicians Formula
Pink Beauty Cosmetics
Pink Quartz Minerals V
Pinup Balm
Plain Jane Skin Care
Precious Moments
Prescriptives (Estee Lauder)
Prestige Cosmetics
Priia Cosmetics
Principal Secret
Promo Lip Balm
Prtty Peaushun V
Pur Minerals
Pure Anada Natural Cosmetics
Purple Prairie Botanicals
Quis Purity Cosmetics
Radiant Hands, Inc,
Rae Cosmetics
Rainbow Brite
Rejuva Minerals
Reviva Laboratories
Revlon
River Valley Soap Company
RJ Mineral Cosmetics
Rockeresque Beauty Co. V
Rockstar Cosmetics
Rocky Mountain Soap Company
Roxz Cosmetix V
Sailor Mouth Soaps
Samantharoma
Sanctuary Botanicals
Saphoros Spa Essentials
Scentsational Soap Skincare
Sedona Spa V
See the Dawn
Selim Direct V
Serf to Surf Products
Sevi Cosmetics V
Shaklee Corporation
Shany Cosmetics
Silverwind Herbals
Sinclair & Valentine
Sircuit Cosmeceuticals
Siren Beauty
Sjolie Tanning Products V
Smashbox Cosmetics (Estee Lauder)
Smith & Vandiver
Soap Opera
Solay Wellness
Sombra Cosmetics V
South Beach Skincare V
Soyfull Candle Co.
SpaGlo Beauty
Spice Cosmetics V
Spring Rain Botanicals
Stanley Home Products
Starfish Pod
Stark Skincare V
Stila Cosmetics
Stolat Organics
Strawberry Shortcake
Studio Magic Cosmetics
Suki
SunCat Natural Mineral Makeup
Sunrider International
Surya Brasil
Sweetsation Therapy
Talika
Tammy Taylor Nails
TanOrganic (Beauty Results)
Tarte Cosmetics
TaUT by Leonard Engelman
Terra Naturals
Terressentials
Texas Natural Supply
That’s So Raven
The Body Shop (L’Oreal)
Therepe Organics V
Thierry Mugler Beauty
Tiko Soy
Too Faced Cosmetics
Touch of Nature Bath & Body
Tova Corporation
Townley Cosmetics, Inc.
Treat, Inc.
Tropez
Truth Girl (Imago Dei Inc) V
Tyra Skin Care
uKarma
Un-Petroleum
Urban Apothecary
Urban Decay
UV Natural Sunscreen
Valana Minerals
Vibrant Naturals V
Victoria Jackson Beauty
Victoria’s Secret (Limited Brands)
Vis-a-Vis Cosmetics
Vitality Institute Medical Products
V’TAE Parfum & Body Care
Vysada
W.S. Badger
W3LL People
Warm Earth Cosmetics
Watkins Incorporated
Weleda, Inc.
Welstar Organics
wet n wild
White Dragon Essentials
White Fawn Herbal Soap
White Lotus Cosmetic Co V
Whole Foods Market, 365
Wild Natural Beauty
Wildflower Organic Body Care V
Wind River Herbs
WiseWays Herbals
Yes to Carrots
Y-Not Natural
Yoreganics
Youngblood Mineral Cosmetics
Zia Natural Skincare
Zosimos Botanicals LLC
Zuii Organic
Zuzu Cosmetics

 

(Fonte Consumoconsapevole.it)
Lista delle ditte e delle marche “cruelty-free”

La definizione di cruelty-free legata allo Standard, comprende solo la questione dei test su animali, ma non l’eventuale provenienza degli ingredienti usati. Quando gli ingredienti derivano da sfruttamento e uccisione di animali, anche se non testati, non possono comunque essere considerati cruelty-free.

Nella lista sottostante è indicato – per ciascuna marca – se questa usa ingredienti animali in alcuni prodotti oppure no (dove l’informazione ci è nota). Per quelle che usano ingredienti animali, occorre controllare gli ingredienti prima dell’acquisto. Elenchiamo qui sotto gli ingredienti non vegan da EVITARE e il loro codice INCI, perché nella lista degli ingredienti appaiono con questo codice.

Miele: indicato in INCI come MEL o HONEY
Cera d’api: indicata come CERA ALBA, BEES WAX
Propoli: indicata come PROPOLIS CERA / PROPOLIS EXTRACT
Pappa reale: ROYAL JELLY, ROYAL JELLY EXTRACT
Lanolina: indicata come LANOLIN
Acido stearico: STEARIC ACID
Glicerina: GLYCERIN (non c’è distinzione in INCI se sia di origine animale o vegetale)
Collagene: COLLAGEN, SOLUBLE COLLAGEN, HYDROLIZED COLLAGEN
Placenta: HYDROLIZED PLACENTAL PROTEIN, PLACENTAL PROTEIN, PLACENTAL EXTRACT
Latte, panna, siero di latte: LACTIS LIPIDA, LACTIS PROTEINUM, LAC, CAPRAE LAC (latte di capra)
Lattosio: LACTOSE
Uova: EGG, EGG OIL, EGG EXTRACT, EGG POWDER, EGG YOLK, EGG YOLK EXTRACT
Proteine della seta: HYDROLIZED SILK PROTEIN
Elastina: ELASTIN.

Per una lista costantemente aggiornata vi rimando al link dell’articolo da dove ho recuperato l’articolo.
LISTA AGGIORNATA PRODOTTI CRUELTY FREE

Oggi ho imparato cos’è la “coda lunga”

 

Apro Twitter e vedo che tra i trend in Italia c’è un nome, Chris Anderson. La cosa mi incuriosisce perchè non solo quest’uomo ha il cognome del mio ex marito, ma anche perchè fino a pochi momenti prima al primo posto tra i trend c’era #buoncompleannointer.

Così mi vado aleggere un pò di tweet su quest’uomo, capisco che sta parlando in una sorta di videoconferenza da Roma, ma ancora non ho la più pallida idea chi diavolo sia. E allora dio Google mi dice di rivolgermi a San Wikipedia che nella sua infinita saggezza mi rivela che questo Chris Anderson è un giornalista americano, nello specifico è il direttore di Wired, ma ha lavorato anche per testate come l’Economist. Ottimo.

Vengo a conoscenza del fatto che nel 2004 ha pubblicato un articolo su Wired coniando il concetto di “coda lunga” (Long Tail) e che quest’articolo ha avuto un successo così elevato da spingerlo a scriverci un intero libro intitolato “The Long Tail: Why the Future of Business Is Selling Less of More”.

Ovviamente sono andata a cercare il contenuto dell’articolo o per lo meno il significato di “coda lunga” e ne sono rimasta affascinata, sia per il concetto espresso sia per quanto mi sono sentita ignorante.

Vi riporto come Santo Wiki spiega cos’è la “coda lunga”:

 

L’espressione coda lunga, in inglese The Long Tail, è stata coniata da Chris Anderson in un artico

lo dell’ottobre 2004 su Wired Magazine[1] per descrivere alcuni modelli economici e commerciali, come ad esempio Amazon.com o Netflix.

Il termine è anche utilizzato comunemente nelle scienze statistiche, ad esempio per definire modelli di distribuzione della ricchezza e di usi lessicali.

In queste distribuzioni una popolazione ad alta frequenza (o ampiezza) è seguita da una popolazione a bassa frequenza (o ampiezza), che diminuisce gradatamente (tail off).

La coda lunga, colore giallo.

Ad esempio, applicando il concetto di coda lunga all’editoria, in una rivista con un milione di lettori, la parte editoriale sta solo nella porzione verde della curva, tutto il resto (porzione gialla) rappresenta la coda lunga in cui ci sono un milione di scrittori con un lettore ciascuno; questa strategia è molto più proficua, poiché grazie ai media digitali, circola maggior denaro nella coda rispetto alla testa, e quindi i prodotti di nicchia avranno molte più possibilità di profitto.

 

Un dipendente di Amazon ha descritto la coda lunga nei seguenti termini: “Oggi abbiamo venduto più libri tra quelli che ieri non sono affatto andati di quanti ne abbiamo venduti tra quelli che ieri sono andati”. Analogamente, Wikipedia, pubblicata dagli utenti della rete, conta un grande numero di voci di bassa popolarità, che collettivamente generano più traffico rispetto al numero limitato di voci molto popolari presenti in una enciclopedia convenzionale come la Encyclopædia Britannica.

La coda lunga presenta implicazioni destinate a influenzare la cultura e la politica. Ove i costi di magazzino e distribuzione sono elevati, vengono venduti solo i prodotti più popolari. Ove al contrario la coda lunga funziona, i gusti delle minoranze vengono soddisfatti e gli individui hanno maggiore possibilità di scelta. Nelle situazioni in cui la popolarità è determinata dal minimo comun denominatore, un modello a coda lunga può generare un miglioramento del livello culturale della società.

La televisione ne rappresenta un ottimo esempio. Le stazioni tv hanno spazi limitati, quindi il costo di acquisizione di ciascuno spazio è elevato; le stazioni pertanto scelgono programmi che garantiscono il massimo ascolto. Tuttavia, con la crescita del numero di stazioni tv e con la distribuzione dei programmi su canali digitali, la scelta dei programmi tv aumenta e con essa la diversificazione culturale.

Alcune delle aziende internet devono il loro successo allo sfruttamento del principio della coda lunga nel loro modello economico. Tra le grandi compagnie spiccano eBay (aste), Yahoo! e Google (motori di ricerca), Amazon.com (vendita al dettaglio) e iTunes Store (musica e podcast), seguite da imprese minori quali Audible (audiolibri) e Netflix (videonoleggio).

Spesso presentato come un fenomeno che investe principalmente i rivenditori di prodotti di massa e aziende che operano sul web, il modello coda lunga si ripercuote anche sui produttori di contenuti, in particolare su quelli i cui prodotti – per motivi economici – erano tagliati fuori dai canali di distribuzione pre-internet controllati dalle case editrici, dalle case discografiche, dalle case di produzione cinematografiche e dalle reti televisive. Dal punto di vista dei produttori, la coda lunga ha generato un fiorire di creatività in tutti i campi dell’ingegno umano.

In occasione di un meeting nell’autunno 1994, cui parteciparono tra gli altri Marc Andreessen (fondatore di Netscape), e diversi membri dello staff di Wired Magazine, Ken McCarthy, pioniere del commercio su internet e storico dei media, aveva affrontato il modello coda lunga dal punto di vista dei produttori. Dopo aver spiegato come l’industria mediatica pre-internet basasse le proprie iniziative di distribuzione e promozione su una filosofia economica che privilegiava la sicurezza e non su criteri di qualità o sulla potenziale durata della domanda, McCarthy espose una dettagliata previsione dell’impatto che – a suo giudizio – internet avrebbe avuto sulla struttura dell’industria dei media, la quale si è in seguito rivelata estremamente precisa, prefigurando molte delle idee che avrebbero trovato espressione nel popolare saggio di Anderson.

La coda lunga potrebbe mettere in pericolo numerose aziende affermate.

Prima che questo nuovo modello abbia modo di avviarsi, generalmente il mercato offre solo i prodotti più popolari. Quando i costi di magazzino e distribuzione diminuiscono, il ventaglio dei prodotti disponibili aumenta sensibilmente. Questo fenomeno, a sua volta, può provocare la riduzione della domanda per i prodotti di maggiore popolarità.

Ad esempio, aziende che producono contenuti web di largo consumo, come Yahoo! o CNET, possono essere messi in pericolo dall’affermarsi di siti web minori che propongono contenuti di nicchia di qualità migliore rispetto ai siti più grandi. La concorrenza rappresentata da questi siti nicchia è ridotta in virtù dei costi di produzione e mantenimento dei siti e dei loro contenuti e dal fastidio per l’utilizzatore di dover tener dietro a una miriade di fonti diverse. Tuttavia, questi handicap sono stati pressoché eliminati dalla disponibilità di software economici per la creazione e gestione dei siti e dalla diffusione dei feed RSS.