Le foto profilo e il tricolore francese

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Io di guerra e terrorismo non ne capisco niente. Non sono un’esperta di geopolitica, non sono un super comandante dell’esercito, sono solo una che ama il vintage e per questo pensa che il buonismo vada sempre di moda.
Cosa che invece non sembra piacere alla maggioranza della popolazione mondiale.
Ecco, su di un argomento un po’ di esperienza ce l’ho, e sono i social. Lo specchio più o meno distorto della nostra società.
I social sono come un matrimonio, qualunque cosa organizzerai ci sarà sempre qualcuno che si lamenta. E io oggi voglio parlare della reazione dei social. Volevo farlo con un semplice post, ma la questione si è rivelata troppo lunga. E quindi eccomi qui.
Continua…!

La vera storia di Halloween….forse…

halloweenInizia la guerra. Halloween si, Halloween no. E’ la festa di Satana o una semplice americanata? A quanto ne ho capito nessuna delle due. Quindi, facciamo un po’ di chiarezza, anche se è piuttosto difficile.

Torniamo ai tempi in cui l’Irlanda era dominata dai Celti. In quel periodo il capodanno (per i Celti) non cadeva il 31 Dicembre, ma il 31 Ottobre, quando si dichiarava chiusa la stagione estiva riportando a valle i greggi dopo i mesi tiepidi di preparazione al freddo inverno. Tale capodanno veniva chiamato Samhain, che potrebbe derivare da una parola celtica che significa per l’appunto “fine dell’Estate”. Quindi si riteneva che la notte tra il 31 Ottobre e il 1 Novembre fosse un periodo di transizione tra due momenti dell’anno d che non apparteneva ne al passato, ne al futuro, gli ordini delle cose crollavano e le anime che risiedevano nel Tir nan Oge (l’equivalente dei  Campi Elisi greci e romani o del Valhalla vichingo) potessero vagare sulla terra in mezzo ai vivi. Era usanza lasciare del cibo o del latte per gli spiriti che andavano a far visita ai loro familiari o mascherarsi con pelli di animali per spaventare gli spiriti indesiderati. Si facevano sacrifici animali, si accendeva un grande fuoco sacro i cui tizzoni venivano utilizzati per illuminare delle rape intagliate (le attuali zucche).
Continua…!

Il mio Expo 2015

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Partiamo dal presupposto che ho messo piede all’Expo con la stessa mentalità che può avere un Salvini entrando in un campo Rom: Ruspe, ruspe e ancora ruspe.
Quanto tempo è che si parla di Expo? Tanto, e io in tutto questo “tanto” tempo non ne ho capito il senso, anche ora che ci sono stata.
Chiariamo prima di tutto il concetto che se non avessi dovuto accompagnare dei familiari non ci sarei mai andata. Ma è anche giusto conoscere una cosa prima di criticarla in tutto e per tutto anche se continuo a fare una merda “50 sfumature di grigio” senza averlo letto. Ma quella è un’altra storia.

Qui si parla di Expo Milano 2015.

Continua…!

Moto e strada

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Stamattina mi è capitato di leggere un articolo scritto da Marco Polli, Presidente del Coordinamento Italiano Motociclisti, nel quale viene descritta l’attuale rapporto tra motociclisti e regole della strada.
Mi ha fatto riflettere e non poco.
E’ molto che non ci pensavo, alle moto e alla strada. Prima era un tema più ricorrente nella mia vita. Il frequentare gruppi di motociclisti ti mette praticamente ogni domenica di fronte all’etica del motociclismo.
Io ho iniziato a fare da zainetta a 19 anni e fino ai 26  sono stata una folle. Nulla mia spaventava e non posso dire di essere stata sempre fortunata. Sono caduta e ho visto cadere, sono passata per ospedali, obitori e cimiteri, ma la voglia di adrenalina non mi passava mai, ne ero quasi dipendente, avevo paura del giorno in cui qualcosa mi avrebbe impedito di salire in moto, mi avrebbe privato della sensazione dell’accelerazione, dell’impennata, della piega al limite. Si, me ne uscivo anche io con la questione “Bisogna correre in pista”, ma ero ipocrita, perché per quanto l’andare in pista mi emozionasse, io volevo vivere la moto in modo diverso, volevo correre, ma avere la possibilità di fermarmi lungo il mare, essere parte di quelle domeniche con gruppi di 20, 30 moto, fermarsi al bar, controllare chi aveva chiuso di più le gomme, chi era arrivato prima e chi dopo. e io ero sono una passeggera. Bisognerebbe prendere queste sensazioni e moltiplicarle per 100 per mettersi nel panni di chi guida. Ma la stupidità, oggi mi rendo conto che quella io ne avevo più di tutti. Io affidavo la mia vita in mano agli altri.

Qualcosa poi è cambiato, senza che io decidessi nulla, senza subire traumi, da solo. Senza che me ne rendessi conto la dipendenza è passata e oggi ho paura.
C’è sempre una moto nella mia vita, ma se si va troppo veloce, ho paura, se l’accelerazione è troppo forte ho paura, se le macchine troppo vicine, ho paura.
Ma quando indosso il casco e sento quel suo odore che ormai è un misto di tessuto e me, ho sempre lo stesso brivido, la stessa emozione. un po’ più pacata, ma è sempre viva. So che sto andando a fare una passeggiata e non un giro di 400km, ma non mi interessa, i sentimenti non sono cambiati.
La mia percezione della vita è cambiata, soprattutto la mia concezione della felicità.
E’ una questione personale, ognuno va in moto per un motivo diverso, io forse perché ricercavo la felicità e mi sembrava di poterla avere solo a 250km/h. Ora non è più così, sono più calma e libera dalla costrizione di ricercare la felicità in qualcosa di momentaneo.
Ma questa è un’altra storia.
E’ giusto sentire il bisogno di determinate emozioni, di adrenalina, del limite che si supera. Ciò su cui bisogna riflettere è il modo in cui si cercano queste sensazioni. Oggi posso affermare che il motociclista che cerca la velocità per strada è come un pugile che cerca la rissa in un bar per allenarsi. Lo fa in modo sbagliato.
Bisogna dare un valore diverso alla propria vita e maggiore rispetto alla vita degli altri.
E’ bello dire “se n’è andato facendo quello che gli piaceva”. Non  è bello dirlo se per seguire la nostra passione ci dimentichiamo del resto della nostra vita, come uno che cammina su una corda a venti metri d’altezza senza rete solo perché va di fretta, perché vuole tutto e subito.
Ogni sport ha il suo campo da gioco, se si vuole avere la possibilità di giocare per strada forse è meglio appassionarsi al calcio.
Per strada bisogna rispettare le regole, ma soprattutto se stessi.
Purtroppo il guardrail-ghigliottina ci sarà sempre, l’automobilista stronzo anche, come la macchia d’olio a terra e la fatalità che decide che è arrivato il tuo momento di assaporare l’asfalto, i fattori esterni sono ovunque, sarebbe il caso però di non andarseli a cercare.

Io e l’Estate non ci capiamo

Beautiful scenery summer evening beach WallpapersChe bello, non vedo l’ora che arrivi l’Estate! Il mare, il sole, il caldo, i vaffanculo e i kitemmuorti.

Dopo l’ultima settimana a quota 37 gradi sono arrivata ad una conclusione: quelli che amano l’Estate sono quelli che vivono con l’aria condizionata a culo. Cioè, anch’io amo l’Estate…l’amo…la gradisco, ma non so se vale la pena tutta questa sofferenza per una settimana di bagni, che tra l’altro non faccio da almeno 4 anni.
Io ho capito che quelli che amano il caldo sono quelli che stanno a casa e c’hanno l’aria condizionata, vanno a lavoro e c’hanno l’aria condizionata, vanno al centro commerciale perché c’é l’aria condizionata e poi nel week end non hanno case da sistemare, lavatrici da stendere, mobili da montare o videogame da finire e quindi si mettono in auto (che ha l’aria condizionata) e vanno al mare. spiagge-affollateE quando dico mare significa un qualsiasi luogo che abbia l’acqua. Cioè, stanno tutta la settimana alla ricerca di aria condizionata e poi il week end si schiattano su spiagge dove ogni persona ha diritto ad un metro quadrato di sabbia e dove l’acqua fa così schifo che non puoi farti il bagno quindi, nel nome di Santa Bilboa protettrice della tintarella, puoi schiattare di caldo per otto ore e più.
Io quando la temperatura supera i 29 gradi inizio a iastemmare dalla mattina che mi sveglio tutta imporpata di sudore e comunque con il mal di gola perché siamo stati con il ventilatore acceso tutta la notte. Mi faccio la doccia, ma appena chiudo l’acqua già sto sudata. Non riesco a vestirmi perché i pantaloni si azzeccano addosso all’altezza delle caviglie, posso vestirmi solo se intanto ho un incontro intimo con il ventilatore, nel momento in cui penso di mettere i pantaloncini mi rendo conto che i peli hanno deciso di ricrescere e non ho il tempo per una passata di Venus al volo. Il reggiseno, d’obbligo anche con 40 gradi, diventa un attrezzo di tortura. All’interno delle sue coppe imbottite si crea un microclima tropicale e ora capisco perché le tette vengono chiamate anche meloni. Poi metti il reggiseno nero, ma decidi di mettere una canotta bianca e pare brutto vestirti da juventina e quindi ti devi cambiare, idem accade con le mutande, metti quelle nere ma all’ultimo minuto scegli i pantaloni bianchi che ovviamente sono trasparenti e non vuoi finire su una di quelle pagine Facebook dedicate alle vrenzole.
E fa caldo, troppo caldo, vuoi mettere i sandali ma ti guardi i piedi e hai lo smalto messo due settimane fa. Ma chi se ne fotte, pare che poi la gente va a guardati i piedi. Ebbene si!
E quando ero a Napoli se si doveva andare a mare doveva significare andare al mare, non in spiaggia. Trascorrere un’ora e mezza in auto per arrivare a Miseno e non trovare parcheggio oppure pagare 15euro per mettere la macchina a 2 chilometri dal lido mi sembrava veramente assurdo. E’ meglio farsi un’ora e mezza di macchina, fermarsi a Mondragone a farsi la merenda con mozzarella e poi proseguire per Sperlonga. Ma ti devi svegliare come minimo alle 6 se non vuoi trovare traffico. Fa niente, sarà per sabato prossimo.
E in tutto ciò devi pure sopportare quelli che ti vedono e ti dicono “ma lo vuoi prendere un po’ di sole!”:
Ma ti vuoi fare i cazzi tuoi?
Sono pigra e la tintarella non vale tutto questo. Poi questa strana sensazione di calore perenne pure quando stai a casa. Cioè, stai a casa e fa caldo come se fossi in spiaggia, poi arrivi la sera e ti aspetti di stare abbronzata, perché la sensazione è quella, invece sei ancora più mozzarella perché il sudore ti ha sbiancato.
sunset2A me l’Estate piace, solo che non ci capiamo.
Mi piace l’Estate quando metti il tavolino sul balcone e le candele accese, mi piace mangiare l’anguria, mi piace il mare con i suoi profumi e i suoi rumori, non mi piace l’odore di abbronzante e la musica lounge dei lidi alla moda, soprattutto quando ti passano le versioni delle canzoni rock cantate da una tipa in fin di vita. Mi piacciono i grilli la sera, mi piace una Corona gelata al tramonto, mi piace la pioggia e quella temperatura perfetta che c’è nei paesini di montagna. Mi piace quella poesia e quella magia che l’Estate racchiude, che è un po’ come il Natale, ma senza regali. Mi piace la spiaggia alle 8 di sera, quando tutti vanno via, ma l’acqua è calda. Mi piace Summertime e un bicchiere di vino in compagnia.

Schifo a morte gli spot Sammontana con quelle poesie del cazzo della gente sul motorino e le feste da Paolino, spero sempre in un ultimo verso tipo “la tempesta tropicale da Zio Pasquale, arrivano gli squali di Sharknado e tre amiche muoiono nel tornado”. Una rima peggio di cuore-amore, ma almeno si levano dai coglioni.

Anche le piante soffrono?

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E’ la frase che quelli che mangiano carne dicono a quelli che non mangiano carne: “anche le piante soffrono”.
Ma è davvero così?
Di istinto io direi di no. Ma io non sono nessuno e quindi sono andate a cercare.

Scientificamente no.
Sono prive di un sistema nervoso che possa permettere loro di provare dolore.
Nel corso dell’evoluzione hanno sviluppato dei sistemi di difesa per garantire la propria sopravvivenza e quella della propria specie.
C’è chi afferma che possano avere reazioni se esposte, ad esempio, alla musica classica.
Anche la mia piantina di prezzemolo ha reazioni alla musica, inizia a cucinarsi da sola in aglio e olio se metto Gigi D’Alessio.
La questione è che senza un sistema nervoso e un cervello pronto a ricevere i segnali da esso inviati, non ci può essere dolore fisico…o piacere.
La scienza dice questo.
Ma ciò non significa che allora non vanno rispettate.
Significa che mi mangia carne a volte spara cazzate.
Almeno da un punto di vista scientifico. Perché certo, anche le piante potrebbero avere un’anima e provare emozioni. In tal caso, parafrasando Schopenhauer, “Se Dio ha fatto questo mondo, io non vorrei essere Dio; l’estrema cazzimma nel dare un’anima a una cosa che non si può muovere, mi dilanierebbe il cuore”. Permettere ad una pianta di provare paura e non darle la possibilità di scappare di fronte ad una minaccia sarebbe davvero una grossa cattiveria.
Ma se proprio vogliamo, anche l’anima può avere un riscontro scientifico. E’ provato che molti animali, compreso l’uomo, abbiano sviluppato determinati sentimenti per favorire e garantire la sopravvivenza della specie, come ad esempio l’amore per i figli o la paura stessa, e di base, le piante non avrebbero alcuna motivazione per sviluppare tali capacità.

Vi invito, se avete 10 minuti, a leggere questo articolo, ma se di minuti ne avete 1 vi riporto giusto l’inizio e la fine…

Quando affronto il tema del dominio che gli umani esercitano sugli altri animali, e in particolar modo il tema della carne, molte persone si mettono immediatamente a parlare delle piante in una modalità aggressiva: secondo loro, le piante pensano, sono coscienti, gridano, soffrono o provano piacere. In genere, queste persone sono in perfetta mala fede e se fingono di interessarsi alla sorte delle piante lo fanno solo per poter meglio continuare a disprezzare quella degli animali;
[….]
ma per la quasi totalità della gente, ciò non cambia un bel niente nella relazione pratica che si può avere con la pianta o la pietra: esse verranno strappate o frantumate senza alcuna preoccupazione nei loro confronti e si continuerà a parlare anche più di prima di natura armoniosa e buona. Esse sono viste esclusivamente come recettori, concepite a notro uso, come polo relativo interamente subordinato all’unico polo che gli umani vogliono considerare infine come realmente esistente o importante: l’Umanità.

Non sono vegetariana, evito di mangiare cose a cui potrei affezionarmi

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Già da un po’, per motivi “dietetici”, avevo limitato il consumo di carne di maiale e di bovino, nutrendomi solo di carne bianca. Sono circa dieci giorni che ho eliminato anche quella.
Non è una scelta facile. Dire di no alla carne significa dire di no al ragù di mammà, e sebbene io viva a circa 800km da mia madre, fa sempre brutto, anche a distanza, dire di no al ragù della domenica.
Significa dire di no al McDonald, e questa potrebbe essere una scelta saggia. Significa dire addio a salsiccia e friarielli, all’hamburger, al bacon, al salame, alle polpette, alle braciate e agli hotdog.
Non è semplice, per niente, ma ti ritrovi di fronte ad un bivio chiamato “coerenza” e devi prendere una decisione.
Vi faccio un esempio.
Luogo: divano di casa; Orario: indefinito. I nostri eroi hanno tre stagioni di “the Walking Dead” da recuperare. La puntata in questione è ambientata nella prigione dove i protagonisti hanno trovato dimora, coltivando il loro orticello e allevando i loro maiali. Poi una mandria di zombie distrugge tutto e allora, per distrarli, vengono immolati dei maialini.
Diciamo la verità, non è che avrebbero fatto una fine diversa se gli zombie non avessero invaso la prigione. Sarebbero cresciuti e Daryl gli avrebbe piantato una faccia in mezza agli occhi per poi metterli sulla brace. Ma chissenefrega, Rick, brutto bastardo, hai lanciato dei maialini vivi agli erranti!!
La sottoscritta è in lacrime.
In lacrime! O sono pazza o ho qualche problema, le alternative sono poche. Non sto nemmeno guardando un servizio di Report, è un cazzo di telefilm in cui uomini truccati fingono di mangiare dei maialini.
Tralasciando quelli che potrebbero essere seri problemi psicologici, qui sopraggiunge la questione morale. Che credibilità hanno delle lacrime spese per dei maialini se il giorno dopo mi faccio una bella pizza con salsiccia piccante?
Si, lo so, nel 2015 la coerenza non va più tanto di moda, ma io ho questo animo un po’ vintage che a volte viene fuori e mi spinge a fare cose strane, tipo chiedere al mio ragazzo di trovarmi l’ebook “craccato” di “50 Sfumature di grigio” perché non posso continuare a criticarlo solo per sentito dire, anche se effettivamente non mi va di spendere 10 euro per una stronzata annunciata. Ma questa è un’altra storia.
Fatto sta che ho eseguito un “innesto” nella mia stessa mente, convincendomi che non sono in grado di mangiare la carne di un animale a cui potrei affezionarmi e qui pare che gli unici animali a cui non posso affezionarmi sono ragni e scarafaggi, ma quelli mi fanno schifo. Quindi siamo apposto.
Mi ritrovo una fetta di carne di maiale davanti, ne mangio un pezzettino e capisco che ormai l’innesto è pronto. Guardo il mio ragazzo, lui ricambia lo sguardo e senza dire niente si prende la carne dal mio piatto. Più felice io e più felice lui che sa che quelle salsicce in freezer non dovranno più essere condivise.
Ora non saltate a conclusioni affrettate, la coerenza di cui parlo non è nei confronti del mondo, la mia non è la verità assoluta della serie “io sono nel giusto e voi siete dei mostri carnivori”, parlo delle coerenza che dovremmo avere nei confronti di noi stessi. Quella coerenza alla Heidi che non si sarebbe mai mangiata le caprette che le facevano ciao.
Non mi permetto di affrontare la discussione “giusto e sbagliato”. Lo faccio con me stessa ogni volta che mi ritrovo a leggere commenti a immagini “vegane” su Facebook, sotto le quali carnivori e nuovi hippies, esauriti gli argomenti, iniziano ad insultarsi.
La mia idea è che l’uomo abbia spostato di troppo i confini della naturale catena alimentare ponendosi al di sopra di essa e di tutto ciò che comprende, non come un leone nella savana, ma come le macchine evolute in Matrix, che coltivavano esseri umani in una sorta di macello futuristico.

E vista la carnagione chiara e l’aspetto malaticcio che aveva, penso che anche Neo fosse vegetariano.

Mi sposo…online

Bombo e FM
Bombo e FM

Mi sposo.

Assurdo eh?
Io che fino a un paio di anni fa non festeggiavo manco il San Valentino, ma soprattutto io, che fino a un paio di anni fa ero single e decisa a restare tale.
E invece no, il mio fidanzato, il giorno del nostro secondo anniversario, mi ha portata nella città eterna, ha aspettato che il sole fosse all’altezza giusta, che il panorama fosse il più appropriato e BAAM! Si è messo in ginocchio con quello scatolino tra le mani e le parole che cercavano la via più veloce tra le sue labbra.
“Vuoi sposarmi?”.
Io ovviamente sono scoppiata in lacrime, tanto che ad un certo punto a lui è venuto il dubbio che magari aveva fatto na cosa brutta, o che l’anello non fosse abbastanza diamantoso, insomma, cose così. Ma le mie erano lacrime di gioia.
Il giorno dopo, a un certo punto ci siamo guardati e ci siamo detti “Quindi ci sposiamo… e come si fa?”. Lui mi ha allegramente risposto “Io la proposta te l’ho fatta, la parte mia è finita”.
E come si fa?
Non ho intenzione di scendere nei dettagli dell’organizzazione di un matrimonio, non so nemmeno io quali siano. Io per ora mi sono limitata a fare quello che so fare meglio: cercare su Google.
Se si potesse, Google sarebbe il mio testimone di nozze.
Cercando su Google, oltre ai vari siti dei così detti “fornitori”, cioè fotografi, ristoranti, pianobar, bombonierari, confettari e via dicendo, ci sono i siti specializzati, i vari Matrimonio.com, Matrimonio.it, MiSposo.boh, che hanno una bellissima sezione, I FORUM.

Partiamo dal presupposto che se sei uomo non puoi accedere a questi siti. C’è una sorta di divieto, uno spyware che capisce che hai il pisello e ti butta fuori da sito.
Effettivamente è vero, per chi organizza matrimoni, l’uomo serve solo a fare la proposta, poi dopo lo si vede direttamente all’altare, o al buffet.
E’ tutto al femminile. Sull’app di matrimonio.com c’è direttamente “Il nome del mio sposo è…”. Non si prende proprio in considerazione l’idea di uomo a cui piaccia organizzare eventi.
Comunque dicevo, questi forum e gli articoli che compaiono su questi siti, sono di una bellezza unica.
E infatti, per comodità il fidanzato diventa FM, che credo stia per Futuro Marito, anche se sulla mia pagina Facebook sono state date diverse alternative.
Pensavo che fosse solo una a chiamarlo così, perché magari si cacava il cazzo di scriverlo per interno, invece no. Tutte su questi forum chiamano il proprio fidanzato FM, come fosse una stazione radio. Cosa ci sarà mai di male? Non lo so, ma mi sposta, insomma, è l’uomo che ti sposerà, il padre dei tuoi futuri bambini, chiamalo per nome! Non è che se scrivi “Io e Giulio” la gente poi si chiede “chi cazzo è sto Giulio”, se ne andranno per un’idea e capiranno che magari è quel povero cristo che ha deciso di sposarti!
E poi i diminutivi…le bomboniere diventano “le bombo”. LE BOMBO??? Cosa cazzo ti costa aggiungere “niere”, non stai scrivendo a mano in bella calligrafia, devi pigiare 5 letterine sulla tastiera! A questo punto scrivi “le B.” e siamo tutti più felici? Ma le bombo, sul serio, non si può sentire. Non si può leggere!

Meglio ancora sono gli articoli a tema che si trovano su questi siti. Diciamoci la verità, sul matrimonio è stato detto e ridetto tutto. Con sti reality show che ci uccidono la minchia dalla mattina alla sera, “Abiti da sposa cercasi”, “Non ditelo alla sposa”, “Quattro matrimoni” e il più bello di tutti, “Il boss delle cerimonie”, tutti sanno tutto su come organizzare un matrimonio. Allora in questi articoli non si sa più cosa scrivere, uno prende e ci butta dentro cose a caso, cose che devi essere totalmente privo di fantasia per andarlo a cercare su internet.
Nell’ultima newsletter che abbiamo ricevuto ce n’era uno bellissimo sulle frasi da far incidere nelle fedi. Voglio riportarvene alcune:

Tua/o per sempre
Noi due: l’eternità
Per sempre
Lo voglio
Il mio cuore è tuo
Anime gemelle
Oggi, domani, per sempre
Ti amo
Scelgo te   (gotta catch ‘em all!)
Per sempre insieme

Sul serio? Non ci avrei mai pensato! E io che nella mia volevo far scrivere “Ero ubriaca” e nella sua “Incapacità di intendere e volere”.

Per non parlare de “Le 25 canzoni da non mettere mai ad un matrimonio”.
Ma questa è un’altra storia, ne parleremo un’altra volta, quando avrò smaltito la questione “bombo”…

 

Selfie: non un autoscatto. Uno stile di vita

 

Amo quelli che dicono “se la sono andata a cercare”. Hanno ragione. Se ad esempio, mio figlio iniziasse a drogarsi io non l’aiuterei, perché se l’è andata a cercare. Se un mio amico cadesse dalla moto a 300 all’ora, io non lo aiuterei, perché se l’è andata a cercare.

Amo quelli  che dicono che 12 milioni di euro non valgono due vite umane, ma un telefono vale 800 euro, un paio di scarpe valgono 300 euro e una serata in disco vale 50 euro.

Amo quelli che dicono che bisogna aiutare prima il proprio paese…no aspè…bisogna aiutare loro nel loro paese…perché non li vogliamo in Italia. Però poi dobbiamo aiutare prima l’Italia. Su questa storia abbiamo un po’ le idee confuse.

Diciamo la verità. In Italia ci sono tante famiglie che hanno bisogno di aiuto, famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese. C’è crisi. Crisi economica. Crisi economica che ci ha fatto diventare vittime, si, lo siamo anche noi, anche noi abbiamo bisogno di aiuto. Per questo ci siamo dimenticati che in alcuni paesi c’è gente che non solo non riesce ad arrivare a fine mese, ma magari non arriva nemmeno a fine giornata, perché gli bombardano la casa. Bambini che non possono andare a scuola, non perché non hanno i libri, ma perché li usano come bombe al mercato. I bambini, non i libri.
Sono paesi che non sono in grado di aiutarsi da soli. Ma non solo ora che c’è la crisi economica. Sono così da sempre.
Sono paesi in cui, quando la sera torni a casa dopo una giornata di lavoro a nero e sottopagato non puoi guardare la partita per consolarti, o collegarti a Facebook dal tuo smartphone cinese.

Ma noi siamo in crisi e dobbiamo pensare prima a noi stessi.

Selfie, in Italia, non è solo un autoscatto. E’ uno stile di vita. E’ una moda. E’ una scusa. Ci hanno fatto crescere con l’idea che se uno fa del bene lo fa per un secondo fine, quindi tanto vale non farlo. Fa più figo, sembro più controcorrente se mi allontano da quel buonismo che riveste l’ipocrisia. Non vale più quell’ideale secondo cui bisogna aiutare chi sta peggio di te. Cioè, vale finché non devi presentare il passaporto per praticarlo.

I terroristi hanno decapitato giornalisti e missionari, uomini di fede e non, ma quelli sono solo una notizia al telegiornale, nessuno fa polemica. E che polemica puoi fare?
Ma ci hanno messo le mani in tasca per salvare due vite, che per quanto se la siano andata a cercare, sono sempre due vite. E allora il popolo del web si solleva.

Ci hanno messo le mani in tasca poi. Come mi faceva notare un amico, se il riscatto fosse stato effettivamente pagato, sarebbero circa 0,20 centesimi a testa.
Ma comunque, a prescindere da questa particolare situazione, se sul sito www.cenefregauncazzo.blogspot.forumfree.it viene riportata una notizia secondo cui sul profilo Twitter di uno che forse è legato all’Isis c’è scritto che il governo italiano ha consegnato ai terroristi 12 milioni di chili di cacca di Salvini accuratamente conservata, ci sarebbe un attimo da fermarsi e verificare l’attendibilità della fonte prima di commentare.
Partendo dal presupposto che ogni giornale, telegiornale e sito web vi darà una versione diversa di una notizia, porca puttana, almeno cerchiamo di essere certi che la notizia per la quale stiamo per far scendere i santi in terra abbia un minimo di verità.

Ma siamo come in quei film in cui il protagonista ha la frase ad effetto “prima ti sparo e poi faccio domande”. Prima spariamo, accusiamo, puntiamo il dito, offendiamo, insultiamo e poi, quando la verità viene fuori, ce ne siamo già dimenticati.

 

 

 

 

Cammina per 10 minuti a Napoli e riceve 40 molestie, una proposta di matrimonio e un cuoppo di frittura di pesce

Nuova casa, pareti da tinteggiare, mobili da pulire e ora? Non ci vedo più dalla fame!
Ma il panino al latte con la Nutella me lo sono già mangiato e mentre lo mangiavo ho letto di una cosa che mi ha spinto a trovare un po’ di tempo per sedermi e scrivere! Evviva!!
E’ un argomento che mi è sempre stato a cuore, perché, soprattutto a Napoli, è molto difficile essere una ragazza. Per tanti motivi, ma in particolar modo perché a volte pare di vivere su una nave di soli uomini che ha preso il largo sette anni fa e tu sei la prima donna che ci mette piede. In pratica, pare che non hanno mai visto na femmina in vita loro.
Perché penso a questa cosa? Per i video viral che stanno girando sul web della tipa che cammina per strada e tutti la fischiano o le rivolgono frasi poco gentili, seppur nella loro testa non risultino tali.

Cammina per strada per 10 ore e riceve 40 molestie.

Dieci ore? Avete mai provato a fermarvi dieci minuti a Via Caracciolo? Io si, lavoravo lì  e ogni giorno andavo a trascorrere la pausa pranzo vicino al mare con un buon libro, buon libro che fu presto sostuito da un diario nel quale segnavo chi e in che modo si fermava ad importunarmi. Non è che andassi a leggere a Via Caracciolo stesa sugli scogli in bikini, me ne stavo lí per cazzi dei miei e puntualmente arrivava qualcuno. Purtroppo ho perso quel diario, ma ricordo: due tipi in una decappottabile, uno sul motorino insieme al figlio di 7 anni, un altro che, sentitosi rifiutato, mi disse che ero una scema. Al pervertito che si faceva una sega dietro l’albero capii che era il caso di cambiare zona.
Non è una grossa scoperta il fatto che una ragazza, qualunque sia il suo aspetto, non sia libera di camminare per strada senza sentirsi osservata come una stripper che fa la pole dance in tanga.

“Ciao bella”
“Posso sapere il tuo nome (o “nomo”, dipende dalla zona)”
“Dove vai”
“Vuoi un passaggio”
“Complimenti alla mamma”
“È tutta robba tua?”
“Posso farti compagnia”
“Mamma mia”
“E che ti farei ”

Tutte ci siamo sentite dire almeno una volta una frase del genere o peggio ancora, siamo state attraversate dagli sguardi a raggi x del tizio di turno che si crede sciarmante come George Clooney, mentre invece sarebbe capace di mettere in difficoltà anche Sasha Grey.
Tutte abbiamo avuto a che fare, almeno una volta nella vita, con il tipo che non si stacca di dosso, quello a cui devi fare un disegnino per fargli capire il significato della frase “sono sola e non voglio compagnia”. E tutte ci siamo trovate in quella situazione in cui lui ti guarda con disprezzo perché è così maleducato non accettare un passaggio da un tizio sul motorino mentre tu aspetti l’autobus, tutte accettano passaggi sul motorino. Mi ricordo che uno cercò anche di rassicurarmi “non ti preoccupare, non avere paura…vado piano!”
Ma soprattutto, tutte ci siamo ritrovate nella più classica delle conversazioni:

“Ciao bella, sei fidanzata?”
“Si”
“Vabbè, io non sono geloso”

La poca originalità di questa frase è direttamente proporzionale al giramento di coglioni che provoca.

Comunque, tornando agli importuni al volo, tipo quelli che ti lampeggiano in auto con la loro fidanzata seduta di fianco. Parliamone. Perché non devi essere un femminone per destare tali reazioni negli uomini (e io ne sono la prova). Basta che hai le tette, poi magari sotto puoi avere anche la banana dell’uomo nero, a loro non interessa, vedono un paio di tette e un viso senza barba e partono in automatico. Fischi, sguardi, frasi che cercano di catturare la tua attenzione.

Uh, come quelli che leggono le scritte che hai sulla maglietta. Quelli sono i più belli, cercano di impressionarti mostrandoti la loro abilità nella lettura.

Comunque, ogni volta che succede mi chiedo perché lo fanno. Per la legge del mercato, se una campagna di marketing ha avuto successo la si mantiene nel tempo, quindi significa che ci sono donne che effettivamente si conquistano così? Andando a sbattere con il motorino in faccia ad un palo perché mentre passi devi constatare se oltre al culo c’ha pure le tette?
No, credo che sia nella loro natura, come quando io sento il suono di una moto e mi giro a guardare. Loro sentono il suono della figa e devono in qualche modo rispondere a tale richiamo…che però è presente solo nella loro testa.
Perché parliamoci chiaro. Si, la questione del video è bella, ma non dimostra nulla. Più che altro se ne dovrebbe fare uno in cui ad ogni “richiamo” la ragazza in oggetto risponde con quelli che sono i suoi pensieri in quel momento.
Oh si cari ominidi,  nel momento in cui aprite bocca per lanciare il vostro richiamo sessuale, non ci state regalando una rosa dicendoci che siamo belle e che volete passare il resto della vita con noi, non state recitando Shakespeare, ci state solo dicendo che apprezzate il nostro culo e che probabilmente gradireste avere dieci minuti per mostraci quanto siete uomini.

Ora fermiamoci un attimo a riflettere su quali potrebbero essere i pensieri che attraversano la mente di una ragazza quando il tizio seduto sopra al motorino fuori alla sala scommesse le rivolge la parola:

1) Ciao bella
a) Oh mio dio, ha detto che sono bella, quasi quasi mi fermo e gli lascio il mio numero
b) Ci sarà sua mamma dietro di me
c) Accir’t
2)”Posso sapere il tuo nomo?”
a) Ma certo, se vuoi ti do anche il mio numero, è così bello che tu possa interessarti al mio nome e che non cerchi di portarmi solo a letto senza sapere niente di me
b) E una volta che l’avrai saputo? Mi intesti la tua villa al mare?
c) Accir’t

3) “Dove vai?”
a) A lasciare il mio ragazzo ora che ho visto te
b) A lottare nel fango con le mie amiche in bikini
c) Accir’t

4) “Vuoi un passaggio?”
a) Certo, mia madre mi ha sempre detto di accettare passaggi dagli sconosciuti. E sei così gentile che quasi quasi faremo anche sesso nella tua bellissima Fiat Uno
b) Ti ringrazio per l’offerta, sono solita salire in auto con gente che non conosco, ma stasera ho proprio voglia di starmene un’altra oretta sotto la fermata dell’autobus
c) Accir’t

5) “Complimenti alla mamma”
a) Oh che carino, grazie, se vuoi ti lascio il mio numero, a mia madre farà proprio piacere
b) Povero papà, nessuno lo caga mai
c) Accir’t

6) “È tutta robba tua?”
a) Ma certo, ti piace? Andiamo dentro che ti faccio vedere che sul serio è tutto mio!
b) No, i capelli sono tinti, le unghia sono finte, le sopracciglia sono tatuate e le tette le ho prese in saldi dal cinese giù la strada
c) Accir’t

7)”Posso farti compagnia”
a) Grazie, mi sento così sola e indifesa, ho proprio bisogno di uno sconosciuto che mi faccia compagnia su questa strada di sera, ti ringrazierò con del buon sesso
b) Certo, ho le cuffiette, ma sono spente, e questo libro lo tengo solo per fingere, in realtà non so leggere, meno male che l’hai capito
c) Accir’t

8) “Mamma mia”
a) Gli ricordo sua madre, che carino! Ora mi fermo e lo vado a conoscere
b) Mamma mia mamma mia mamma mia let me go!!!
c) Accir’t

9) “E che ti farei”
a) Cosa? Fammi vedere, sono curiosa!
b) Io ti prenderei a calci in bocca
c) Accir’t