“Io sono Leggenda” di Richard Matheson

 

E’ stata la lettura più veloce dell’ultimo periodo, ci ho impiegato poco meno di una settimana, duecento pagine che si leggono da sole.
Il libro, pubblicato nel 1954, è ambientato alla fine degli anni settanta, quando un’ epidemia trasforma l’intera popolazione mondiale in vampiri. Robert Neville è però immune e questo lo rende l’ultimo sopravvissuto tra gli uomini.
Avendo visto il film interpretato da Will Smith una quantità indefinita di volte, non posso far a meno di paragonarli.
Ovviamente il libro è ben diverso nei fatti, iniziando dal periodo storico, continuando con il fatto che Robert Neville viene in realtà descritto come un omone bianco e biondo, dai tipici tratti nordici e occhio chiari. Ovviamente a nessuno è dispiaciuto vedere questo personaggio interpretato da Willy all’apice della sua forma fisica 😀
Ma nonostante tutte le differenze narrative, sia nel testo che nel suo adattamento cinematografico è forte l’angoscia della solitudine, la pazzia che lentamente si insinua nella mente di un uomo che oltre ad essere solo, deve combattere ogni giorno contro l’orrore a cui è ormai è abituato e che ha trasformato la sua vita in un continuo sforzo verso la sopravvivenza e vede, nella ricerca di una cura, non una speranza di salvare il mondo, ma un modo per interrompere la monotonia dei giorni che si susseguono.
Robert Neville è la prova che non esistono ragioni per vivere, l’amore, la felicità, la famiglia o gli amici, il lavoro o le moto. L’unica vera ragione della nostra esistenza è la vita stessa, ecco perchè, dopo aver bruciato una figlia infetta e seppellito per ben due volte la moglie, dopo tre anni di orrenda solitudine, rinchiuso nella sua casa bunker braccata tutte le notti dai vampiri, Robert resta ancora attaccato alla vita con le unghie. Piange quando finalmente incontra un cane, ma crea una nuova barriera tra lui e le emozioni quando questo muore (io invece ho iniziato a piangere come una povera scema), tanto che quando incontra una donna “viva”, il pensiero di iniziare nuovamente una vita con lei quasi lo infastidisce.
Anche la conclusione differisce molto dal film. Nella pellicola tutto prende un senso filosofico-religioso, tutto diviene una rappresentazione dell’amore e della speranza. Il libro invece prende una nota molto più sociale, i vampiri si evolvono imparando a convivere con la malattia e i ruoli cambiano. Loro diventano la normalità, Neville è il mostro che li uccide. Quando si rende conto di questa cosa smette di temerli e anche di odiarli, loro lo vedono esattamente come lui li vedeva tre anni prima e allora anche la morte non lo spaventa più.

“La normalità è un concetto legato alla maggioranza, rappresentava una qualità comune di molti uomini, non di uno solo”

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