Che fine ha fatto la nostra immaginazione?

hqdefaultSono arrivata ad una conclusione, si, mentre me ne stavo lì sul gabinetto nella mia sessione mattutina di “Facebook nel bagno” mi sono imbattuta nelle solite 4 o 5 foto che ti aiutano a svegliarti, quelle di cani martoriati, bambini morti e pseudo violentatori linciati dalla folla. Purtroppo stanno lì, non ci devi nemmeno cliccare sopra, tra un unicorno arcobaleno e un gattino paffutello…BAAAAM…cane impiccato….e ti sale un machessangechivebbiv che veramente ti fa porre delle domande. Anzi, una domanda.
Perché?

Si mi sento un po’ ripetitiva, ma non ci posso fare nente. Lo dirò fino alla morte, come mai smetterò di sputtanare la gente che pubblica bufale senza accertarsi della fonte.

Quindi, seduta sul grande trono bianco, a quale conclusione sono giunta?
Che il mondo sta andando verso un’era priva di immaginazione.
Il che non significa che non abbiamo fantasia. Io scinderei le due cose. Chi ha fantasia riesce a creare mondi immaginari, personaggi che non esistono, avventure e storie e lo riesce a fare in una maniera così dettagliata da farli sembrare veri. L’immaginazione è il mezzo attraverso il quale la fantasia o semplicemente ciò che non possiamo vedere, si avvicina al piano della realtà. Senza immaginazione tutte le informazioni che ci arrivano sono solo parole.

Io di immaginazione ne ho molta.

E non lo trovo sempre positivo.
Da piccola per esempio odiavo La Carica dei 101. Per me era un film horror, questa che voleva rapire dei cuccioli per scuoiarli e farsi le pellicce.
Vedevo la paura negli occhi di quei cuccioli, immaginavo cosa mai potesse significare sapere di poter fare quella fine. La mia immaginazione volava dove non doveva volare.
Ed è per questo che mi è sufficiente il titolo di un giornale perché nella mia mente si crei un’immagine di ciò che ho letto. Quando qualcuno mi parla di qualche situazione assurda e mi dice “immagina se accadesse sul serio” non ho bisogno del suo invito a immaginare, perché ho già tutto chiaro e delineato nella mia mente.
Facebook invece no, la gente che ha il coraggio di guardare quelle foto e di condividerle manca di questo tipo di immaginazione e sono anche capaci di dirti che poi se distogli lo sguardo è perché non hai il coraggio di guardare in faccia la realtà.
Io la realtà non ho bisogno di guardarla in faccia, so esattamente com’è, non perché l’ho vissuta. Per mia fortuna non ho mai visto animali squartati o bambini vittime di bombardamenti, non ho la necessità di vederli per sapere che ci sono, lo so, mi è sufficiente leggerlo, mi è sufficiente sapere che c’è una guerra o che esistono gli idioti, e già questo mi fa molto male.
Non ho mai avuto il coraggio di guardare video dei macelli e degli allevamenti intensivi, eppure ho smesso di mangiare di carne. Qualche settimana fa cazzeggiavo su Facebook quando per una frazione di secondo, forse un tempo anche minore, scorrendo il diario parte un video di una mucca in una sorta di macchinario che non so nemmeno dirvi cos’era, è stato veramente un tempo brevissimo, non so nemmeno chi l’avesse condiviso, ma porca puttana gli sto ancora lanciando  i meglio morti che ho iniziato a piangere come una deficiente. Perché mi è partita l’immaginazione. Certo, qui si tratta anche di sensibilità, magari ci sono persone che non gliene frega niente degli animali e quindi una scena del genere non gli stimola reazioni. Il fatto è però che chi condivide queste cose è di solito l’indignato, quindi sensibile a determinate tematiche.
Ma allora come fai a guardare la foto di un bambino morto?! Non ti è sufficiente leggere “Bambino morto”?!?!?!
Io sono esagerata, ma il mio problema è che so esattamente qual’è la sofferenza, il dramma e l’orrore che c’è li fuori, anche se non lo guardo nelle foto o nei video e so che ci sono persone che invece lo hanno visto sul serio e pagherebbero qualsiasi cifra per poter dimenticare. Ma  voi invece avete bisogno di guardarli attraverso un social network, analizzarli per bene nei loro dettagli per rendervi conto che sono vere, che esistono.
Mi dispiace che per alcune persone il “non vedere” sia sinonimo di “non esiste”, si perdono tanto dell’immaginazione umana.
Quando Gesù resuscitò e si presentò agli apostoli questi non ce l’avevano lo smartphone per condividere la sua foto su Facebook e quindi Tommaso, assente in quel momento, non credette ai compagni e disse: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò» e quando Gesù si presentò a lui gli rispose: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno! (Così magari poi non rompono le balle su Facebook)».

Amen

 

p.s. e se invece di limitarmi a dire che ero sul gabinetto avessi postato una mia foto? Così…per aiutarvi nell’immaginazione…

p.p.s. evviva i gatti su Facebook

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