Moto e strada

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Stamattina mi è capitato di leggere un articolo scritto da Marco Polli, Presidente del Coordinamento Italiano Motociclisti, nel quale viene descritta l’attuale rapporto tra motociclisti e regole della strada.
Mi ha fatto riflettere e non poco.
E’ molto che non ci pensavo, alle moto e alla strada. Prima era un tema più ricorrente nella mia vita. Il frequentare gruppi di motociclisti ti mette praticamente ogni domenica di fronte all’etica del motociclismo.
Io ho iniziato a fare da zainetta a 19 anni e fino ai 26  sono stata una folle. Nulla mia spaventava e non posso dire di essere stata sempre fortunata. Sono caduta e ho visto cadere, sono passata per ospedali, obitori e cimiteri, ma la voglia di adrenalina non mi passava mai, ne ero quasi dipendente, avevo paura del giorno in cui qualcosa mi avrebbe impedito di salire in moto, mi avrebbe privato della sensazione dell’accelerazione, dell’impennata, della piega al limite. Si, me ne uscivo anche io con la questione “Bisogna correre in pista”, ma ero ipocrita, perché per quanto l’andare in pista mi emozionasse, io volevo vivere la moto in modo diverso, volevo correre, ma avere la possibilità di fermarmi lungo il mare, essere parte di quelle domeniche con gruppi di 20, 30 moto, fermarsi al bar, controllare chi aveva chiuso di più le gomme, chi era arrivato prima e chi dopo. e io ero sono una passeggera. Bisognerebbe prendere queste sensazioni e moltiplicarle per 100 per mettersi nel panni di chi guida. Ma la stupidità, oggi mi rendo conto che quella io ne avevo più di tutti. Io affidavo la mia vita in mano agli altri.

Qualcosa poi è cambiato, senza che io decidessi nulla, senza subire traumi, da solo. Senza che me ne rendessi conto la dipendenza è passata e oggi ho paura.
C’è sempre una moto nella mia vita, ma se si va troppo veloce, ho paura, se l’accelerazione è troppo forte ho paura, se le macchine troppo vicine, ho paura.
Ma quando indosso il casco e sento quel suo odore che ormai è un misto di tessuto e me, ho sempre lo stesso brivido, la stessa emozione. un po’ più pacata, ma è sempre viva. So che sto andando a fare una passeggiata e non un giro di 400km, ma non mi interessa, i sentimenti non sono cambiati.
La mia percezione della vita è cambiata, soprattutto la mia concezione della felicità.
E’ una questione personale, ognuno va in moto per un motivo diverso, io forse perché ricercavo la felicità e mi sembrava di poterla avere solo a 250km/h. Ora non è più così, sono più calma e libera dalla costrizione di ricercare la felicità in qualcosa di momentaneo.
Ma questa è un’altra storia.
E’ giusto sentire il bisogno di determinate emozioni, di adrenalina, del limite che si supera. Ciò su cui bisogna riflettere è il modo in cui si cercano queste sensazioni. Oggi posso affermare che il motociclista che cerca la velocità per strada è come un pugile che cerca la rissa in un bar per allenarsi. Lo fa in modo sbagliato.
Bisogna dare un valore diverso alla propria vita e maggiore rispetto alla vita degli altri.
E’ bello dire “se n’è andato facendo quello che gli piaceva”. Non  è bello dirlo se per seguire la nostra passione ci dimentichiamo del resto della nostra vita, come uno che cammina su una corda a venti metri d’altezza senza rete solo perché va di fretta, perché vuole tutto e subito.
Ogni sport ha il suo campo da gioco, se si vuole avere la possibilità di giocare per strada forse è meglio appassionarsi al calcio.
Per strada bisogna rispettare le regole, ma soprattutto se stessi.
Purtroppo il guardrail-ghigliottina ci sarà sempre, l’automobilista stronzo anche, come la macchia d’olio a terra e la fatalità che decide che è arrivato il tuo momento di assaporare l’asfalto, i fattori esterni sono ovunque, sarebbe il caso però di non andarseli a cercare.

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