“La Storia Infinita” di Michael Ende

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E’ tanto che non mi dedicavo alla lettura di un buon libro. Dopo la saga di Harry Potter le uniche cose che ho letto sono state le istruzioni dei mobili Ikea, e  la trama era più o meno sempre la stessa anche se poi non sai mai come vanno a finire. Non ho fatto altro che accumulare e non mi piace accumulare, mi sento come se non ci fosse sufficiente tempo. Ogni volta che vado in libreria acquisto due o tre libri e ne vedo altri dieci che vorrei leggere ed è come “oh mio Dio, non c’è tempo per leggerli tutti!”

E “La Storia Infinita” non mi ha aiutato affatto a calmare questa mia ansia da “morirò prima di aver finito la saga di Hunger Games” perché effettivamente sembra infinita.

Partiamo dal presupposto che “la Storia Infinita” è stato uno di quei film che ha segnato la mia infanzia. La notte sognavo di poter avere un Fortunadrago. Ora, dopo aver letto il libro, non sono più sicura di ricordare  il film e questo è stato un bene, perché a parte il muso dolce del drago della fortuna, ho potuto ricreare Fantasia e i suoi personaggi tenendomi lontana dalle immagini del film, che comunque domani riguarderò.

Il libro è lunghetto, se fosse stato scritto oggi ci avrebbero fatto uscire per lo meno quattro volumi, ma è ben lontano da un fantasy moderno, infatti nessuno dei protagonisti muore. Comunque dicevo che è lungo non tanto per il numero di pagine, ma per la molteplicità di eventi che narra e lo si può facilmente suddividere in due parti.

11391258_861675930574546_3614982807998595736_nNella prima un bambino grassottello e insicuro, con una situazione familiare non poco complicata (mamma morta, papà totalmente assente) e un nome che sembra quello di un notaio, Bastiano Baldassarre Bucci, si rifugia in una libreria per sfuggire a dei bulli e qui ruba un libro, La Storia Infinta, e si rintana nella soffitta della scuola per leggerlo. Inizia allora la storia di Fantasìa, mondo popolato dalle più svariate forme di vita e afflitto da un grosso male, il Nulla, che lo sta divorando e che sta allo stesso tempo uccidendo la sua sovrana, l’infanta Imperatrice.
L’unico che può salvare lei e l’intero mondo di Fantasìa è Atreiu, un ragazzino di dieci anni che partirà alla ricerca di una cura.
Atreiu attraversa l’intero regno di Fantasìa prima in groppa al suo cavallino e si, (SPOILER!) anche leggendo il libro ho pianto quando il cavallo muore, (FINE SPOILER) e poi con Fucur, un drago della fortuna. Affronterà sfide e mostri il tutto per scoprire che l’unico destinato a salvare il suo regno e la sua sovrana è colui che sta leggendo il libro, Bastiano.

Nella seconda parte Bastiano viene quindi trasportato a Fantasìa dove inizia a ricostruire il regno ormai distrutto dal Nulla. Lo fa grazie ai desideri. Ogni desiderio che esprime lo mette di fronte ad una strada che lo porta all’avverarsi dello stesso, ma per ogni desiderio Bastiano perde un ricordo della sua vita.
Più i suoi ricordi svaniscono più i suoi desideri diventano egoisti e la sua sete di potere cresce fino a quando si ritrova sul punto di perdere tutto e quindi intraprende una nuova via per tornare nel suo mondo, ma soprattutto, ritrovare se stesso.

Raccontata così la storia può sembrare sterile, ma la verità è che ogni fatto raccontato, o meglio, ogni storia, ogni avvenimenti e descrizione sono colmi di poesia.
Nella prima parte  la minaccia del Nulla che cancella ogni cosa al suo passaggio è un riferimento a come la condizione moderna abbia portato l’uomo non tanto a smettere di leggere, ma a smettere di sognare e creare storie, smettendo così di alimentare l’esistenza di Fantasìa. Ogni fantasiano che viene infatti inghiottito dal Nulla cade nel mondo reale trasformandosi in una mania o un’ossessione, un’idea di angoscia, in una bugia. La fantasia, nel caso de La Storia Infinita, non è riferita propriamente a qualcosa di fantastico, ma alla facoltà di creare storie. Così l’unico modo per salvare Fantasìa è trovare qualcuno con la capacità di inventare e dare un nuovo nome all’Infanta Imperatrice.

“<Resta calmo, piccolo sciocco>, brontolò il Lupo Mannaro <non appena verrà il tuo turno di saltare nel Nulla, diventerai anche tu un servo del potere senza volontà, irriconoscibile. Chi lo sa a che cosa potrai servire. Forse servirà il tuo aiuto per indurre gli uomini a comperare cose di cui non hanno bisogno, o a odiare cose che non conoscono, o a credere cose che li rendono ubbidienti, o a dubitare di cose che li potrebbero salvare. Con voi, creature di Fantasìa, nel mondo degli uomini si fanno i più grossi affari, si scatenano guerre, si fondano imperi…”

Nella seconda parte Bastiano viene trasportato a Fantasìa e inizia il suo viaggio per ricostruirla e ricostruire Fantasìa significa donarle nuove storie. Ma Bastiano assapora il potere e arriva ad utilizzarlo per porsi al di sopra della stessa Infanta Imperatrice. Utilizza i suoi desideri per cambiare se stesso e lo fa fino a dimenticare i suoi genitori e il suo stesso nome.

Sembrerà assurdo, ma il viaggio di Bastiano nella seconda parte del libro mi ha ricordato un po’ quello di Siddhartha e vi giuro che non sono ubriaca. Si, Siddhartha prova tutte le strade, da un estremo all’altro dell’esistenza umana per arrivare alla conclusione che il Nirvana, la felicità è ovunque noi guardiamo se sappiamo cosa stiamo cercando. Bastiano diventa (quasi) imperatore e dopo poco si ritrova con nulla, nemmeno il suo nome, ma nonostante questo sa che deve arrivare all’Acqua della Vita per tornare a casa, Acqua della Vita che altro non è che la felicità.

“In quel momento Bastiano fece un’esperienza molto importante: si può essere perfettamente convinti di desiderare una cosa, magari per anni interi, fintanto che il desiderio non è realizzabile.
Ma nel momento stesso in cui, all’improvviso, ci si trova di fronte alla possibilità ch’esso si trasformi in realtà, allora non si ha più che un solo desiderio: non averlo desiderato mai.”

E’ un libro molto più intenso di quel che sembra e andrebbe riletto tante volte quante le storie che contiene, solo spero, per la prossima lettura, di riuscire a trovarne un’edizione in cui il nome di Bastiano non è tradotto, perché veramente Bastiano Baldassarre Bucci non si può sentire!

Ma parlando cose che si possono sentire…la colonna sonora del film ha segnato la mia infanzia!

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