Anche le piante soffrono?

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E’ la frase che quelli che mangiano carne dicono a quelli che non mangiano carne: “anche le piante soffrono”.
Ma è davvero così?
Di istinto io direi di no. Ma io non sono nessuno e quindi sono andate a cercare.

Scientificamente no.
Sono prive di un sistema nervoso che possa permettere loro di provare dolore.
Nel corso dell’evoluzione hanno sviluppato dei sistemi di difesa per garantire la propria sopravvivenza e quella della propria specie.
C’è chi afferma che possano avere reazioni se esposte, ad esempio, alla musica classica.
Anche la mia piantina di prezzemolo ha reazioni alla musica, inizia a cucinarsi da sola in aglio e olio se metto Gigi D’Alessio.
La questione è che senza un sistema nervoso e un cervello pronto a ricevere i segnali da esso inviati, non ci può essere dolore fisico…o piacere.
La scienza dice questo.
Ma ciò non significa che allora non vanno rispettate.
Significa che mi mangia carne a volte spara cazzate.
Almeno da un punto di vista scientifico. Perché certo, anche le piante potrebbero avere un’anima e provare emozioni. In tal caso, parafrasando Schopenhauer, “Se Dio ha fatto questo mondo, io non vorrei essere Dio; l’estrema cazzimma nel dare un’anima a una cosa che non si può muovere, mi dilanierebbe il cuore”. Permettere ad una pianta di provare paura e non darle la possibilità di scappare di fronte ad una minaccia sarebbe davvero una grossa cattiveria.
Ma se proprio vogliamo, anche l’anima può avere un riscontro scientifico. E’ provato che molti animali, compreso l’uomo, abbiano sviluppato determinati sentimenti per favorire e garantire la sopravvivenza della specie, come ad esempio l’amore per i figli o la paura stessa, e di base, le piante non avrebbero alcuna motivazione per sviluppare tali capacità.

Vi invito, se avete 10 minuti, a leggere questo articolo, ma se di minuti ne avete 1 vi riporto giusto l’inizio e la fine…

Quando affronto il tema del dominio che gli umani esercitano sugli altri animali, e in particolar modo il tema della carne, molte persone si mettono immediatamente a parlare delle piante in una modalità aggressiva: secondo loro, le piante pensano, sono coscienti, gridano, soffrono o provano piacere. In genere, queste persone sono in perfetta mala fede e se fingono di interessarsi alla sorte delle piante lo fanno solo per poter meglio continuare a disprezzare quella degli animali;
[….]
ma per la quasi totalità della gente, ciò non cambia un bel niente nella relazione pratica che si può avere con la pianta o la pietra: esse verranno strappate o frantumate senza alcuna preoccupazione nei loro confronti e si continuerà a parlare anche più di prima di natura armoniosa e buona. Esse sono viste esclusivamente come recettori, concepite a notro uso, come polo relativo interamente subordinato all’unico polo che gli umani vogliono considerare infine come realmente esistente o importante: l’Umanità.

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