Selfie: non un autoscatto. Uno stile di vita

 

Amo quelli che dicono “se la sono andata a cercare”. Hanno ragione. Se ad esempio, mio figlio iniziasse a drogarsi io non l’aiuterei, perché se l’è andata a cercare. Se un mio amico cadesse dalla moto a 300 all’ora, io non lo aiuterei, perché se l’è andata a cercare.

Amo quelli  che dicono che 12 milioni di euro non valgono due vite umane, ma un telefono vale 800 euro, un paio di scarpe valgono 300 euro e una serata in disco vale 50 euro.

Amo quelli che dicono che bisogna aiutare prima il proprio paese…no aspè…bisogna aiutare loro nel loro paese…perché non li vogliamo in Italia. Però poi dobbiamo aiutare prima l’Italia. Su questa storia abbiamo un po’ le idee confuse.

Diciamo la verità. In Italia ci sono tante famiglie che hanno bisogno di aiuto, famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese. C’è crisi. Crisi economica. Crisi economica che ci ha fatto diventare vittime, si, lo siamo anche noi, anche noi abbiamo bisogno di aiuto. Per questo ci siamo dimenticati che in alcuni paesi c’è gente che non solo non riesce ad arrivare a fine mese, ma magari non arriva nemmeno a fine giornata, perché gli bombardano la casa. Bambini che non possono andare a scuola, non perché non hanno i libri, ma perché li usano come bombe al mercato. I bambini, non i libri.
Sono paesi che non sono in grado di aiutarsi da soli. Ma non solo ora che c’è la crisi economica. Sono così da sempre.
Sono paesi in cui, quando la sera torni a casa dopo una giornata di lavoro a nero e sottopagato non puoi guardare la partita per consolarti, o collegarti a Facebook dal tuo smartphone cinese.

Ma noi siamo in crisi e dobbiamo pensare prima a noi stessi.

Selfie, in Italia, non è solo un autoscatto. E’ uno stile di vita. E’ una moda. E’ una scusa. Ci hanno fatto crescere con l’idea che se uno fa del bene lo fa per un secondo fine, quindi tanto vale non farlo. Fa più figo, sembro più controcorrente se mi allontano da quel buonismo che riveste l’ipocrisia. Non vale più quell’ideale secondo cui bisogna aiutare chi sta peggio di te. Cioè, vale finché non devi presentare il passaporto per praticarlo.

I terroristi hanno decapitato giornalisti e missionari, uomini di fede e non, ma quelli sono solo una notizia al telegiornale, nessuno fa polemica. E che polemica puoi fare?
Ma ci hanno messo le mani in tasca per salvare due vite, che per quanto se la siano andata a cercare, sono sempre due vite. E allora il popolo del web si solleva.

Ci hanno messo le mani in tasca poi. Come mi faceva notare un amico, se il riscatto fosse stato effettivamente pagato, sarebbero circa 0,20 centesimi a testa.
Ma comunque, a prescindere da questa particolare situazione, se sul sito www.cenefregauncazzo.blogspot.forumfree.it viene riportata una notizia secondo cui sul profilo Twitter di uno che forse è legato all’Isis c’è scritto che il governo italiano ha consegnato ai terroristi 12 milioni di chili di cacca di Salvini accuratamente conservata, ci sarebbe un attimo da fermarsi e verificare l’attendibilità della fonte prima di commentare.
Partendo dal presupposto che ogni giornale, telegiornale e sito web vi darà una versione diversa di una notizia, porca puttana, almeno cerchiamo di essere certi che la notizia per la quale stiamo per far scendere i santi in terra abbia un minimo di verità.

Ma siamo come in quei film in cui il protagonista ha la frase ad effetto “prima ti sparo e poi faccio domande”. Prima spariamo, accusiamo, puntiamo il dito, offendiamo, insultiamo e poi, quando la verità viene fuori, ce ne siamo già dimenticati.

 

 

 

 

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