La guerra dell’io(S)

Gli uomini si sono sempre schifati, dall’origine dei tempi. Se maggior parte della storia che conosciamo è stata ricostruita in base a supposizioni, dello schifio abbiamo sempre e comunque prove certe.

All’inizio erano guerre di conquista. Quando poi si è capito che io non posso svegliarmi la mattina e decidere di voler conquistare il mondo in stile Mignolo col Prof, allora abbiamo cercato ragioni diverse, sesso, colore della pelle, religione etc etc. L’unico che è rimasto coerente senza cercare scuse è stato forse Hitler il quale, senza mezzi termini, ha detto al mondo “noi siamo meglio di voi e quindi vi conquistiamo”.

E’ qui che sta il problema. Ogni individuo di base crede di essere il migliore.

Ma oggi, dopo generazioni e generazioni a cui è stato inculcato il concetto di uguaglianza, alle quali è stato detto che nessuno è superiore, che non si può giudicare qualcuno perché diverso di pelle o di credo o di sesso, come fa l’uomo ad incanalare l’esigenza di schifarsi l’uno con l’altro?

Tralasciando ciò che accade in quei paesi dove tali concetti non esistono e la gente continua a schifarsi a prescindere, nelle terre occidentali l’odio ha assunto diverse forme.

E’ uno schifarsi leggero, che (si spera) non è in grado di condurre l’essere umano a guerre e battaglie (a meno che non gioca la Roma), ma è comunque stupido.

Vi spiego.

Da quando sono piccola ho sempre avuto interessi e passioni.

Quando ho iniziato ad ascoltare black music mi sono ritrovata a essere schifata da quelli che ascoltavano rock e quando ho iniziato ad ascoltare anche il rock mi hanno comunque detto che quello che ascoltavo non andava bene, non era vero rock.

Quando mi sono iscritta a kung fu mi sono resa conto che quelli che lo praticavano odiavano quelli del karate e viceversa.

Quando mi sono iscritta all’università ho scoperto che gli studenti di cinese schifavano quelli di giapponese e che l’odio era reciproco.

Quando ho iniziato ad andare in moto sono stata inconsapevolmente inglobata in una guerra tra possessori di moto giapponesi e moto italiane, i quali però facevano fronte unito contro quelli che seguivano il calcio.

Se poi magari hai la passione per le foto devi scegliere se essere del team Canon o Nikon.

E anche se devi scegliere un cellulare devi prendere una posizione.

In effetti è un ragionamento che stavo facendo già da qualche giorno, ma oggi ne ho avuto maggiore conferma proprio perché ieri hanno presentato l’iPhone6 e lo so non perché me l’ha detto un possessore di melafonino, ma perché quelli che c’hanno Samsung hanno già iniziato a dire quanto faccia schifo il sesto Apple-telefono.

In pratica, non potendo più schifarci a prescindere, non potendo più basarci su scuse come la razza o la religione, ci siamo creati della fazioni fittizie che in qualche modo ci mpermettono di dire “io sono meglio di te”.

Io sono meglio di te perché sono convinto che il mio cellulare è migliore del tuo e che quindi tu non sia in grado di scegliere cio’ che è effettivamente buono.

Sono meglio di te perché la moto che guido è migliore.

Perché lo sport che pratico mi forma meglio di quello che pratichi tu.

E così via.

Ci siamo uniformati a tal punto da necessitare di essere diversi in qualche modo. Essere diversi non per poter esprimere noi stessi, la nostra creatività, la nostra personalità, ma per poterci criticare, per poterci sentire migliori. Ma le diversità che ci stiamo creando sono alla fine nulle, sono false scelte. Perché non stiamo scegliendo se comprare o no il cellulare, solo che tipo comprare. Magari in questa scelta riusciremo a mettere mano in parte a ciò che siamo, ma alla fine avremmo comunque comprato un cellulare.

E anche se andiamo oltre, se il nostro Io(s) ci porta verso passioni ed interessi più particolari, ricadremo nello stesso gioco, ogni gruppo, per quanto possa o voglia con forza distaccarsi dalla società, alla fine avrà al suo interno delle divisioni.

Possono essere percepite come libertà di pensiero o di espressione, ma di solito vengono accompagnate dalla libertà di “non me ne fotte un cazzo di quello che dici tu”. La libertà di “io ho ragione e tu no”.

Perché credo poi che di base la libertà di pensiero sia esprimere le proprie preferenze, non esprimere il proprio disprezzo.

Ed è questo lo schifio che abbiamo dentro. Non “Mi piace”, ma “e’ migliore di”.

Le guerre tra scuole di pensiero chiuse.

Sono guerre leggere, impercettibili, le vivi se magari bazzichi su un forum. Ma ci sono. Sono la nostra valvola di sfogo alla schifio intriseco che ci portiamo dentro.

E a tutto ciò ci pensavo perché mi chiedevo, ora che ho iniziato a lavorare l’uncinetto, a parte le tipe che fanno i tutorial e non sanno parlare italiano, chi dovrei schifare? Insomma, quelle che fanno la maglia odiano quelle che fanno uncinetto? O quelle che fanno i centrini odiano quelle che fanno i pupazzetti? In quale guerra fredda mi sono immessa questa volta?

E voi? Quale guerra fredda state combattendo?

 

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