“Voglio solo ammazzarti” di Stefano Piedimonte

Lo Zio è un boss della camorra, di quelli ricchi e potenti. La sua attuale residenza è il carcere di Poggioreale. A Poggi Poggi però, con i giusti agganci e i giusti contanti, non si vive male. Ma lo Zio è insofferente, ha una questione aperta fuori dal carcere, che è il motivo per cui poi è lì dentro. Lo Zio è stato tradito, qualcuno lo ha venduto alla polizia e quel qualcuno merita un proiettile in fronte e a sparare dev’essere lui, perché quel qualcuno è Gessica, sua moglie.
Aiutato dai suoi “fedeli”, Stiv Ciops, il mago dei computer, Spic e Span, il sicario che non lascia tracce e Erripò, il cocainomane dagli occhialini tondi, Lo Zio affronterà un’evasione, passando dalle strade di Napoli a quelle del centro di Milano, alla ricerca della sua traditrice.
Sulle sue tracce c’è Wu, il poliziotto che l’ha buttato in carcere, noto per la sua pesante somiglianza con Woody Allen.

“Voglio solo ammazzarti” interpreta la camorra in modo diverso, dando ai personaggi una nota quasi tarantiniana, per il modo ironico in cui vivono la loro condizione di malviventi assassini tossicodipendenti, come Arripò, che ogni volta in cui “chiede alla polvere” ricorda con nostalgia quando la sua famiglia si riuniva intorno ad un tavolo e il padre portava la cocaina e tutti sniffavano allegramente, mentre la madre preparava dei cicchetti per accompagnare. E la camorra che si rifà ai miti moderni come Steve Jobs o Harry Potter con riferimenti al cinema poliziesco americano e la passione dello Zio per il Grande Fratello. Sono tutte trovate comiche che bene si sposano al linguaggio ironico tipicamente partenopeo che però, a differenza di molti altri scritti simili, può essere compreso anche da chi Poggioreale non sa manco che cos’è.

Io poi mi ci sono rivista parecchio. Non sono un boss evaso da un carcere, ma come Lo Zio mi sono ritrovata a passare da Napoli a Milano, guardarne la cartina e decifrarla come una ragnatela, pensare che il quartiere in cui sto ora, in teoria di periferia, è più pulito e sistemato del Vomero e lamentarmi della poca privacy che comporta avere gli ingressi delle case sui balconi, che quando esco fuori a fumare una sigaretta c’è la vecchia che si apposta tipo gatto e mi fa gli attentati per dirmi che lo scarico del cesso di casa nostra combacia con la sua camera da letto.

p.s. un sentito ringraziamento a mio fratello, che da New York è riuscito a consigliarmi questo libro.

“Ciruzzo Stiv Ciops stava rifinendo la sua app intitolata, proprio in onore del carcere di Poggioreale, <iPog>”

“… Causa una genetica poco benevola unita a un difficile conflitto a fuoco con gli ndranghetisti della Locride, Wu era un vero e proprio cesso universale…”

“Ma le inclinazioni naturali te le infili come le supposte se nessuno scopre che ce le hai”

“<…lo sa pure Gigi D’Alessio che si fa prima passando in galleria> Nel girone degli infami, oltre ai castratori di piccioni, Germano ci metteva anche il cantante. La sua colpa era stata quella di abbandonare il dialetto partenopeo per cedere alle lusinghe dell’italiano più o meno standard. Per Germano, dire D’Alessio era come dire una delle più basse forme di vita esistenti al mondo”

“Un uomo senza pesi o è un illuminato o si è appena sfracellato sul marciapiede lanciandosi dal sesto piano”

 

– “Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Carroll
– “ZeroZeroZero” di Roberto Saviano
– “Vita di Pi” di Yann Martel
– “Summer and the City” di Candace Bushnell


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