Come ti sputtano il web


 

Internet.

Era il mezzo della rivoluzione, conoscenza e comunicazione a portata di mano, ovunque e comunque. Dove per conoscenza si intendeva uno spazio infinito dove condividere informazioni concrete e per comunicazione la possibilità di interagire con persone dall’altro capo del mondo. Conoscersi, azzerare i limiti dello spazio. Imparare, aggiornarsi. Sapere cosa accade dall’altro capo del mondo in tempo reale. Essere parte integrante dell’immenso universo della rete. Crearla e condividerla con la possibilità di scegliere cosa e come guardare.

Questa possibilità ce l’abbiamo ancora, più o meno, ma il resto…il resto lo devi andare a scavare, non puoi più dare per scontato quello che leggi in rete, non puoi più essere sicuro di quello che ti mostrano, esattamente come anni fa si diceva con fare rassicurante “l’ho sentito in tv” e allora eri certo che fosse verità o che fosse importante.

E tutto a causa della pubblicità.

Perché se il tuo sito, la tua pagina facebook, il tuo buco del culo di internet ha un certo tot di visite, puoi venderlo o metterci su degli spot, e farci soldi.

Ed ecco la reazione a catena.

Pur di avere click al tuo indirizzo ci butti dentro tutte le merdate che trovi in giro, e se non le trovi le inventi, o raggiri le notizie pur di portare gente al tuo mulino, per creare scalpore e scandalo.
Allora prendi la foto di uno ammazzato in una faida tra cartelli messicani a cui hanno tagliato il pene e dici che era un pedofilo punito per le sue colpe.
La foto di un gatto durante un operazione e dici che è vivisezione.
O magari l’ultima che gira sulla Boldrini, “Incredibile: Negli anni 80 Laura Boldrini si guadagnava da vivere con balletti ai limiti della pornografia!” con una bella foto di un culo anni 80. Tralasciando il mio pensiero sulla notizia ho visto decine di persone condividere il link con commenti indignati senza nemmeno averlo aperto per leggere che il culo in foto non era quello della Boldrini.

Una volta che hai attirato gli stupidi e i curiosi con falsi titoli o promesse di notizie sensazionali hai i numeri giusti per guadagnare soldi con la pubblicità.

Ed ecco qui, nel mondo del web, per il quale si sono scritte pagine e pagine sulla usability, dove i programmatori e i grafici studiano per rendere i contenuti leggeri e veloci e gli utenti pagano un botto per caricare le loro pagine in un nanosecondo invece che due, perché ormai siamo abituati a non dover più aspettare, tu mi costringi a guardare uno spot da 30 secondi prima di darmi la possibilità di accedere ad una notizia (magari falsa) di 15 righe.

Oppure, mentre sono lì a leggere il titolo, mi si apre una finestra che, tra le altre cose, mi fa saltare dalla sedia, e mi metti quella “x” nascosta ed è più il tempo che impiego a cercare come chiuderla che la durata dello spot che mi hai appena propinato.

Il web ormai non è meglio della TV, dove in ogni pausa pubblicitaria c’è qualcuno che ti invita a non cambiare canale.

Da che eravamo noi i tasselli dell’informazione e della comunicazione, parte integrante della macchina internet, siamo tornati ad essere semplici numeretti affamati di pubblicità di prodotti che non compreremo mai.

Siamo di nuovo numeri, click, che producono soldi e ancora una volta non è colpa del sistema, ma nostra, perché come l’occasione rende l’uomo ladro, gli stupidi rendono il furbo ricco.

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