Testimoni di Geova S.p.A.

Une delle lezioni più belle che la vita ti può dare (ma che non è detto che uno poi la impara) è quella intitolata “non fare di tutta l’erba un fascio”, che poi ha tanti capitoli tipo “l’abito non fa il monaco” e “non è tutto ora quello che luccica”. Insomma, è quella lezione che ti insegna come tenere la mente aperta pronta sempre ad assimilare nuovi dati, nuove esperienze, quella che ti dice che la gente va conosciuta prima di poterla giudicare, e per giudicare non intendo catalogare o classificare, ma conoscere, il giudizio è conoscenza. Dopo i rigori tra Italia e Spagna dell’altro giorno ho letto su Facebook uno che scriveva “Non si può giudicare un calciatore solo dai rigori”. Ora, tralasciando il fatto che più che i rigoristi, io manderei un messaggino a Buffon che s’è fatto fare sette goal dalla Spagna per poi pararne tre all’Uruguay, trovo giusto applicare tale concetto alla vita in generale e soprattutto tornare al titolo iniziale, non fare di tutta l’erba un fascio.

Non tutti i preti sono pedofili, non tutti i dobermann sono aggressivi, e non è detto che le ragazze belle sono stupide, e i nerd non hanno tutti gli occhialoni, al nord non sono tutti leghisti e al sud non sono tutti camorristi. Quella bella lezione della vita che ti insegna ad andare oltre i luoghi comuni e le apparenze, che ti dice “studia prima di parlare, conosci prima di crearti un’opinione”.
Ecco che per tutta la vita mi hanno detto di stare lontana dai Testimoni di Geova e io sono cresciuta con quest’idea senza manco sapere perché! E allora sono entrata nel programma “adotta un Testimone di Geova”, programma che ho creato io e di cui sono l’unica sostenitrice, per capire cosa hanno di così tanto pericoloso i Testimoni di Geova a parte il fatto che riescono a citofonarti il Sabato mattina mentre, dopo una settimana di stitichezza sei riuscita finalmente ad abusare di caffè e cereali per dedicare una lunga mezz’ora al caro amico di ceramica tanto trascurato.

Ecco qui che allora, mentre me ne vado in palestra, mi ferma una ragazza ben vestita e tra le mani ha uno di quegli opuscoletti, erano gli inizi di Dicembre e tale opuscolo riguardava la fine del mondo che i TdG tanto agognano. Vado di fretta, ma mi fermo un minuto e le dico che sono interessata a parlare con lei, ci scambiamo i numeri e dopo qualche giorno ci sentiamo per un appuntamento.
Passa un po’ di tempo prima di incontrarla effettivamente, ma poi riusciamo ad organizzarci e la faccio salire a casa. Le spiego subito che io ho la mia idea di fede e che il mio è solo un interesse, una curiosità, insomma, io e la mia spiritualità stiamo apposto, quindi voglio solo conoscere, non convertirmi. Non voglio farle perdere tempo. Lei dice di capire e che comunque le fa piacere parlare di Geova. Stabbene.

Alla seconda “lezione” mi regala un libricino dal titolo “Cosa insegna realmente la Bibbia?” 230 pagine suddivise in 19 capitoli nei quali sono racchiuse le risposte alle domande più frequenti tipo “perché si soffre” “come si può vivere felici” “cosa succede dopo la morte”. Ma di base, l’idea che lei cerca di vendermi, perché è quello che sta  facendo, è che nella Bibbia si evince di Geova ha fatto delle promesse a cui loro credono tanto. Leggendo alcune brevi frasi estrapolate dal contesto si dice che Geova farà risorgere i morti, ridarà la vista ai ciechi, curerà gli zoppi etc etc.

Ma andiamo con calma.

La mia prima domanda è ovviamente la più stupida. Le chiedo perché si vestono sempre eleganti. Lei mi parla di Geova come di un’azienda da rappresentare. Loro parlano a suo nome e quindi devono presentarsi bene, ma ci tiene a specificare che non è che si veste sempre così, quando non predica o non frequenta la “sala del regno” lei si veste in modo diverso, proprio come se fosse un lavoro. Poi le chiedo il perché di “Geova” e allora passiamo subito ad una nota alla fine del libricino magico dove si spiega che nella Bibbia dio viene indicato con le lettere ebraiche YHWH che tradotto in italiano è Geova e che per qualche motivo assurdo che può essere il fatto che non si conosca la pronuncia, tale nome sia stato eliminato dal testo.

I primi incontri sono interessanti perché alla fine è sempre bello conoscere pensieri, culti e credi diversi. Sa esattamente come trattare “gli scettici”, lei ha la sua Bibbia e il suo libricino, io ho il mio libricino, da dove seguiamo passo per passo i capitoli, ma non si sorprende quando le dico che mi fa piacere seguire dalla mia copia della Bibbia. Ogni volta che incontriamo una citazione, cioè ogni dieci parole, lei ci tiene che vengano letta sia dalla sua Bibbia che dalla mia, ci tiene a sottolineare che anche se le parole sono diverse, il senso è uguale, ma non sempre condivido, due parole possono avere lo stesso significato, ma un peso ben diverso.
Ad ogni lezione lei arriva e io le offro il caffè, per i primi cinque minuti parliamo del più e del meno e il suo tono è quello di una ragazza “normale”, ma quando iniziamo quella che lei chiama “considerazione”, cambia impostazione, passa da “ragazza normale” a “TdG”, parla lentamente, scandisce bene le parole, come se stesse parlando ad una bambina (mmmh…), ripete spesso il mio nome, mi chiede di sottolineare delle frasi nel libro e alla fine di ogni paragrafo mi domanda se non la penso allo stesso modo.
Ci incontriamo una volta a settimana, e dopo un mesetto dopo il caffè e prima dell’inizio della considerazione, mi dice che è giusto incominciare a parlare di Geova con una preghiera. Preghiera che viene ripetuta anche alla fine. Non sono preghiere “pre-impostate” , ma improvvisate, nelle quali ringrazia Geova per la possibilità che le da di parlare di lui e si scusa perché ha peccato. La cosa bella è che prima di iniziare mi interroga sulla lezione precedente! Appena può mi riempie di complimenti,  su quanto io sia veloce a districarmi tra i libri della Bibbia, versetti e cose simili, e anche quando faccio domande più specifiche si congratula per la mia curiosità. E’ tutta psicologia e lo capisco anche io che non sono psicologa!
Le lezioni successive provo a metterla in difficoltà con uno dei libri più assurdi della Bibbia, il Levitico, nel quale Dio parla a Mosè. Non starò qui a riportarvi gli argomenti che altrimenti ne viene fuori il Levitico 2, ma quando le dico che per me Dio non dovrebbe interessarsi al fatto che ho un tatuaggio o non dovrebbe concepire la schiavitù, che le trovo cose terrene non affini alla salvezza dell’anima lei non sa darmi risposte coerenti, ma si limita a dire che il nostro corpo è di Geova e Geova non vuole tatuaggi.

Geova non vuole nemmeno che uomo e donna abbiano rapporti durante il ciclo, che si faccia uso di alcool, che si fumino sigarette o che si doni il sangue. Geova non vuole che i suoi testimoni si uniscano con chi non condivide il loro credo. Geova mi pare più un dittatore che un dio supremo e buono.
Ho smesso di incontrala quando mi sono resa conto che nonostante le dicessi di non essere interessata ad una conversione,  lei cercava di convincermi a seguirla, a darle ragione, con un finto dialogo, utilizzando metodi da venditore di auto, quelli dei film americani, quelli che pensi che sarebbero effettivamente in grado di vendere frigoriferi al Polo Nord. “Non pensi anche tu che sia giusto così?” “Leggendo questo non credi anche tu che Geova sia un dio giusto?” “Non è forse vero?”. Psicologia per menti deboli, metodi studiati appositamente per vendere un prodotto, non una fede, un prodotto che forse da solo non si vende e ha bisogno di strategia di marketing.
E allora ho capito che forse potrei rispettare il loro credo, anche se non lo condivido, ma non riesco ad accettare il modo in cui lo promuovono, imponendolo con una sorta di pseudo lavaggio del cervello, chiusi in una comunità che è più una holding che cerca di vendere un prodotto che dovrebbe essere destinato a tutti, ma confezionato come un articolo per pochi, ma allo stesso tempo scadente, una Carpisa con il marchio Prada ma Made in China.

 

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