Sale slot e scommesse, il business che non muore mai

Passeggiando per Pianura è facile notare come alcune cose, nell’arco degli anni non siano mai cambiate. Le mattine durante la settimana le strade sono piene di donne, ragazze che, portati i bambini a scuola si alternano tra supermercati, fruttivendoli e parrucchieri. In certe vie e in certi orari a Pianura sembra che non esistano uomini, come se il mondo fosse abitato solo da donne, donne e buste della spesa, e che gli unici uomini presenti siano stati messi lì solo per servire il genere femminile. Prima ne saltava fuori uno ogni tanto, qualche ragazzino su un motorino, qualche marito che nel suo giorno di festa accompagnava la moglie a comprare la frutta o qualche pensionato con cane al guinzaglio. Oggi è diventato più difficile incontrare un uomo che solca le strade pianuresi nelle mattine feriali. A meno che non si sappia dove cercare. Non nelle chiese, non nelle sedi di partito, non nei circoli ricreativi, ma nelle sale scommesse.

Mi sono armata di pazienza e scarpe comode e ho iniziato la mia passeggiata. Mantenendomi solo lungo le strade principali, senza addentrarmi per vicoli e vicoletti, ho potuto contare almeno 20 tra sale scommesse, punti gioco e sale slot. Su di un territorio di 11,45km quadrati, quanto è grande il nostro quartiere, questo significa che abbiamo la bellezza di un punto gioco ogni 420 metri. Non male se consideriamo che chi vive su Via Montagna Spaccata deve percorrere circa 2 km per arrivare al primo bancomat utile. Questo ci pone d’innanzi all’evidenza dei fatti, a Pianura è molto più semplice e, forse necessario, perdere soldi che andarli a ritirare.

Ma non c’è da meravigliarsi, abbiamo visto come i nuovi imprenditori del nostro quartiere amino investire nelle nuove tendenze. Ne abbiamo parlato citando la nuova moda delle sigarette elettroniche e ci siamo chiesti se avranno un effetto cometa oppure manterranno il mercato. Non è questa una domanda da porsi invece se parliamo del gioco d’azzardo.

Attualmente in Italia il gioco d’azzardo è la terza impresa a livello di fatturato con un bilancio sempre in attivo. Ma vediamo un po’ i numeri vincenti del nuovo potere economico della penisola.

L’Italia è il secondo paese al mondo per diffusione del gioco e il primo in Europa. A fronte di una popolazione che rappresenta l’1% a livello mondiale, l’Italia detiene il 15% del mercato europeo e il 4% di quello mondiale. Legalmente vengono fatturati circa 76 miliardi, illegalmente si arriva solo a 10 miliardi annui. Si contano più di 2 milioni di giocatori occasionali e circa 800mila con patologie da dipendenza, per una spesa pro capite di 1450€ annui, neonati compresi, 400mila slot machine, una ogni 150 abitanti, 10 concessionari del Monopolio e 41 clan mafiosi coinvolti.

I giochi di cui parliamo sono legali e ordinariamente tassati dal governo. Si potrebbe quindi dire che il costante aumento del fatturato proveniente da questa nuova fonte serva in qualche modo a riempire le casse di uno Stato in crisi. Ma ci sono due questioni. Una è etica. Il gioco d’azzardo affonda le sue radici in terreni già prosciugati e le intreccia con quelle della miseria. Può quindi uno Stato cercare la rinascita sulle spalle di chi già vive in povertà?

Secondo. Nonostante la crescita esponenziale dei fatturati provenienti dal gioco d’azzardo i guadagni dello Stato Italia sono minimi poiché uno dei prodotti meno tassati dallo Stato stesso.

Cosa ai limiti dell’assurdo è che addirittura gli spot pubblicitari vengano considerati dal nostro Stato come d’interesse nazionale e per questo gli stessi passaggi pubblicitari vengono “offerti” gratuitamente o fiscalmente agevolati.

Dovrebbero poi essere messe in conto tutte le spese che derivano dalle conseguenze devastanti che il proliferare di queste sale gioco portano. Cioè tutti i soldi che lo Stato deve investire per tenere sotto controllo le infiltrazioni mafiose che si sono viste porgere su un piatto d’argento una facile via verso l’usura e il riciclo. Clan come i Casalesi, i Mallardo, i Lo Piccolo e gli Schiavone utilizzano ogni giorno il gioco legale come veri e propri bancomat per il riciclaggio di soldi sporchi e ne sono così invischiate da definirsi l’undicesimo concessionario occulto del Monopolio. I metodi sono i più vari, si sostituiscono le slot machine “legali”, si importano soldi da tutto il mondo grazie ai siti di gioco on line che fanno capo a concessionari esteri e addirittura si arriva ad acquistare dai giocatori con soldi sporchi i biglietti vincenti di lotterie e gratta&vinci spesso anche con un implemento del 15% per poter poi incassare soldi “puliti”. E lo fanno in tutta tranquillità poiché i guadagni sono elevati, ma le pene non sono paragonabili a quelle, ad esempio, dello spaccio di droga.

Ecco qui che quindi, passeggiando per le strade del mio quartiere, mi trovo di fronte un’immagine chiara e nitida di quello che il paese in cui vivo, un paese pieno di contraddizioni, un paese dove la gente risparmia sul cibo, ma non sull’illusione di arricchirsi senza sforzo, un paese dove lo Stato combatte le mafie, ma allo stesso tempo le alimenta, in poche parole, vedo negli 11,45km quadrati di Pianura, l’Italia intera.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

INSTAGRAM