Tutti vogliono un pezzetto di cultura italiana, tranne l’Italia.

Il Comune di Napoli, attraverso la Rete delle Biblioteche Comunali, favorisce la crescita culturale individuale e collettiva e riconosce il diritto dei cittadini all’informazione e alla documentazione, allo scopo di creare un punto di aggregazione e presidio di legalità, promuovere lo sviluppo della personalità e la consapevole partecipazione alla vita associata mediante la promozione della lettura, anche in sinergia con tutti gli altri attori della filiera del libro e dei documenti su diversi supporti.”

Questo è quanto dichiarato nel regolamento della Rete delle Biblioteche Comunali di Napoli.

Favorire la crescita culturale e individuale mediante la promozione delle lettura, come richiesto, tra l’altro, dall’Unesco. E allora perché la biblioteca di Pianura non ha i fondi nemmeno per la cartucce della stampante? E quali sarebbero i documenti su “diversi supporti”, in un luogo di cultura dove, nel 2013, manca una libera connessione wi-fi, cioè l’accesso alla più ampia raccolta d’informazioni possibile?

Le risposte sono varie.

Si potrebbe dire che c’è crisi.

Ma diciamo la verità, la crisi noi l’abbiamo sempre vissuta. Basti pensare che per 5 anni fino al 2010, la biblioteca, Pianura, non l’ha proprio avuta, e quelli non erano gli anni della crisi.

Si può far riferimento alla riforma del decentramento amministrativo della città di Napoli, grazie alla quale alcuni di quelli che erano i compiti del “governo centrale” sono passati nelle mani delle singole municipalità, e se la municipalità di Pianura non ha fondi per tappare le voragini che si aprono dopo cinque minuti di pioggia nelle nostre bellissime strade, come potrebbe permettersi l’acquisto di libri?

I libri non tappano le buche.

Non quelle delle strade almeno.

Ma sono in grado di riempire canyon, quelli scavati dai fiumi dell’ignoranza che sempre di più si gonfiano nelle nuove generazioni.

Ma la realtà è che viviamo in un paese definito “la culla della cultura” che ha però da tempo abbandonato i suoi figli.

L’Italia, patria della pittura, della musica, del teatro, della letteratura, e non parliamo di piccoli nomi conosciuti solo a livello locale, ma di grandi personaggi che hanno cambiato la storia del mondo.

L’Italia, un paese dove se scavi anche in quartiere di periferia come Pianura, ti saltano fuori reperti storici e siti archeologici.

L’Italia, che potrebbe svegliarsi ogni mattina con le casse piene di guadagni solo grazie alla sua storia è, secondo l’Eurostat “il fanalino di coda dell’Europa” con un investimento nella cultura dell’1,1% della nostra spesa pubblica, seguita solo dalla Grecia.

Se Dante fosse vissuto ai giorni nostri probabilmente si sarebbe spostato in Estonia, al primo posto in classifica, con un investimento del 5% della spesa pubblica.

Eppure noi, la cultura, l’arte, continuiamo ad avercela nel DNA, a seguirla o crearla, in tutte le forme in cui si è evoluta come il design o la moda. In qualche modo riusciamo ancora ad essere ammirati ed imitati per questo. Nella moda abbiamo marchi come Gucci, secondo solo a Louis Vuitton…ah no, Gucci non è più italiana, ma è stata acquisita dalla holding PPR, francese e proprietaria anche di Bottega Verde.

Nel design abbiamo la Ducati, famosa in tutto il mondo. Ah no, ora è stata comprata da Audi che a sua volta appartiene al 90% alla Wolkswagen che, possiede al 90% anche la Italdesign Giugiaro, l’azienda creata da uno dei più grandi designers italiani.

Si potrebbe andare avanti per ore.

E poi ci sorprendiamo se non ci sono i fondi per comprare il libri alle biblioteche.

 

La libertà, il benessere e lo sviluppo della società e degli individui sono valori umani fondamentali. Essi potranno essere raggiunti solo attraverso la capacità dei cittadini ben informati di esercitare i loro diritti democratici e di giocare un ruolo attivo nella società. La partecipazione costruttiva e lo sviluppo della democrazia dipendono da un’istruzione soddisfacente, così come da un accesso libero e senza limitazioni alla conoscenza, al pensiero, alla cultura e all’informazione.” Manifeste UNESCO sulle Biblioteche pubbliche.

 

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