Comicon. Primo giorno


Lunedì mi convinco che, non essendomi impegnata nel crearmi un costume di Assassin’s Creed per il Comicon, in qualsiasi modo ci andrò vestita, voglio una parrucca bianca.
Ovviamente su Ebay le parrucche bianche te le chiavano in faccia, ma per farlo usano comunque il corriere espresso che non sai mai quanto tempo ci mette, ed io ho solo 5 giorni.
Così inizio la mia ricerca nei vari negozi cinesi che ormai spuntano come funghi nelle mie zone. Quelli c’hanno sempre tutti i colli di cazzo.
Ne trovo uno, di negozio cinese, che sembrava di entrare in un mondo parallelo, il mondo parallelo del mercato parallelo. Una cosa infinita, una sorta di centro commerciale made in Pechino, c’era di tutto, dall’abbigliamento agli accessori per la casa, ai kit per farti le unghia finte (giusto per rimanere in tema), le cover dei cellulari, i vestitini per i cani, tutto, pure i coriandoli di Carnevale. Ma niente parrucche. A parte un paio di clown.
Ormai mi sono quasi convinta che al Comicon ci andrò con i miei capelli naturali quando, Giovedì mattina, un raggio di sole penetra nella mia stanza illuminandomi il viso e creando una malsana idea.
Quale posto migliore per trovare una parrucca per il Comicon, se non il Comicon?
E poi, è giovedì, penso, chi cazzo ci può mai stare al Comicon?
Nessuno, no? Mi farò un bel giro tra gli stand, con tutta la calma del mondo, da sola, magari trovo pure qualcosa di carino, si dai, l’idea mi piace.

Ed evidentemente piaceva anche ad altri due miliardi di persone, più o meno il numero di presenze al Comicon Giovedì.
Arrivo fuori la Mostra d’Oltremare e c’è una fila che manco ai Musei Vaticani. Poi lì, in un angolino vicino le biglietterie, scorgo una fila di una decina di persone.
Come se niente fosse mi aggrego alle dieci persone e dopo circa cinque minuti ho il biglietto e con faccia da gnorri entro insieme a gente che stava in fila dalla mattina. Cioè, mentre ero nella coda di dieci persone, arriva un tizio della security che dice ad un altro tizio della security “Vai da quelli laggiù nella fila chilometrica e digli che si possono mettere in coda pure qua”.
Cioè, quelli nella fila chilometrica, vedendo la fila breve, pensavano che fosse impossibile che fosse una normale fila per i biglietti e invece di fare i napoletani, e buttarsi comunque all’avventura, facevano la loro coda infinita. Bravi ragazzi gli amanti dei fumetti.

Comunque entro ed è come attraversare la porta di un girone infernale.
Tra gli stand è impossibile camminare. Cioè, rettifico, è impossibile fermarsi. Sei costretta a guardare gli stand di passaggio perché devi muoverti con la folla, come un unico flusso. Chi si ferma è perduto, inghiottito da qualche gruppo di cosplay.
Mi perdo un paio di volte, c’è troppo casino e non riesco ad orientarmi. Ogni tanto poi devo mettere il naso fuori e incanalare ossigeno nei polmoni.
Ci sono un sacco di cose carine, ma non posso fermarmi. Ad un certo punto, trasportata dal fiume di gente, vedo un tizio dietro uno stand che ha in mano una lama celata di Assassin’s Creed e senza nemmeno fermarmi intavolo una trattativa
“Quanto costa?”
“55€, ma l’ho appena venduta”
“Ah peccato”
“Ma se me ne dai 70 è tua”
Il fiume però mi aveva già portata via quando gli ho detto “tienatell” (tienila pure tu).
Poi trovo finalmente le parrucche, proprio come la volevo io, sono felice, anche se poi, in effetti, ora che l’ho trovata, non so assolutamente cosa me ne farò, cioè, come mi vestirò, ma poco importa, ho la mia parrucca bianca.
Passeggio all’esterno, scatto un po’ di foto, c’è un casino di pazzi, tanti ragazzi e ragazze truccate, alcune sono davvero belle.
Ora non vedo l’ora di tornare a casa e vedere quanto sono ridicola con questa parrucca in testa.
Vola, Ondina, vola!

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