Le sigarette elettroniche fanno male?

La sigaretta elettronica è un dispositivo formato da tre parti: un filtro che contiene la cartuccia, un vaporizzatore e una batteria. La batteria si può attivare manualmente con un tasto o in automatico semplicemente aspirando. Una volta attivata, dà energia ad un atomizzatore che riscalda il liquido presente nella cartuccia, lo trasforma in vapore il quale passa attraverso il filtro fino alle nostre labbra e poi giù fino ai polmoni.
Il liquido utilizzato nelle e-Cig è “personalizzabile”. Lo si può scegliere con o senza nicotina e stabilire comunque la quantità da miscelare, insieme ai vari aromi.
La sigaretta elettronica nasce in Cina la quale è attualmente il maggior produttore ed esportatore, nonostante la vendita di tale prodotto ai cinesi sia vietata. La maggior parte dei franchising funzionano così, acquistando i prodotti con gli occhi a mandorla a basso prezzo, per poi rivenderli qui a prezzi “gonfiati”. Tali prezzi possono andare dai 20 ai 100 euro a seconda del modello.
Ma è un prezzo che ogni fumatore pagherebbe viste le promesse del prodotto. Da un punto di vista economico è stato calcolato infatti, che chi è abituato a fumare un pacchetto di sigarette al giorno, con la e-Cig risparmierebbe circa 1350euro annui. E poi ovviamente ci sono le promesse dal punto di vista salutale. La e-Cig nasce infatti come metodo per chi vuole smettere di fumare, permettendo a questi di scegliere la dose di nicotina e diminuirla mano a mano, senza però perdere la gestualità e l’abitudine della sigaretta. Nessuno avrebbe mai pensato che potesse sostituirla del tutto. Niente catrame, niente sostanze cancerogene e , volendo, niente nicotina. Eppure il ministero della Salute ha spiegato che non possono escludersi effetti nocivi alla salute umana così come la Food and Drug Administration, l’ente federale che negli Stati Uniti regola la vendita delle e-Cig, considerate di fatto prodotto farmaceutico, afferma che non sono stati condotti studi sufficienti per dare il suo sigillo di garanzia su tale prodotto.
Sarà per questo che le e-Cig sono vietate in Australia, Canada, Norvegia, Brasile Thailandia, Uruguay, Singapore, Turchia e, come abbiamo detto, in Cina.
Attualmente in Italia non c’è nessuna regola a gestirle, a parte la vendita vietata ai minori di 18 anni e l’utilizzo su treni e aerei. Evidentemente perché lo Stato non si è ancora reso conto della sua potenzialità e delle perdite che potrebbe portare nell’entrate provenienti dal tabacco vecchio stile.
Infatti è lo Stato l’unico che potrebbe avere problemi. Le grandi produttrici di sigarette “classiche” non se ne sono fatte un problema, molte di loro, come la Raynolds American Inc., seconda nella classifica della categoria, ha iniziato infatti ha produrre una sua e-Cig per la quale può addirittura fare pubblicità, cosa che invece è assolutamente vietata per le sigarette normali.
A le lobby del tabacco non interessa cosa facciamo entrare nei nostri polmoni, l’importante è che porti il loro marchio.
Quindi perché mai vietare sul mercato un prodotto che contiene la stessa dose di nicotina dei più classici cerotti antifumo?
Che facciano male è logico, i nostri polmoni sono stati creati per l’ossigeno, non per il fumo, non per il vapore, quanto è logico che tra qualche anno qualcuno verrà a dirci che gli aromi sono creati con sostanze cancerogene e distruttive. Ma per il momento pare che facciano meno male delle sigarette normali, che creino meno puzza e meno fumo, non ingialliscano i denti e aiutino a giostrare la quantità di nicotina introdotta nell’organismo.
A questo punto, per quanto io speri che il termine non entri mai nel nostro vocabolario quotidiano, che ben vengano quelli che “svapano”, risparmiano loro che lo fanno e noi che li subiamo. I vestiti non puzzeranno, le case non puzzeranno, i capelli non puzzeranno, ci sarà tanto vapore e salirà il tasso di umidità, ma almeno saremo tutti più profumati.

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