Milano, day 1

E’ la terza volta che salgo a Milano, ma è di sicuro la prima volta che ci trovo il sole ed è la prima volta che non c’era nessuno ad attendermi all’aeroporto. Fa strano, però forse è stato un passo “positivo”, nel senso che mi sono dovuta sforzare, impegnare, rendermi parte della città. La sensazione è che ci sia salita per conoscerla e non per per venire a trovare una persona, “la” persona.
Ma ora sono qui in un bar ad aspettarlo, caffè americano e cornetto, le abitudini non cambiano nemmeno a 800km da casa, ma questi di fianco a me parlano così strano, prenderei il caffè bollente e glielo chiaverei in faccia…ma devo farci l’abitudine, esattamente come ho fatto abitudine ai tamarri dei quartieri.
Sono emozionata, lo ero già quando ho capito di essere innamorata, ma pensare ora di cambiare città, mi eccita.
Chiamo Titti va. Non è raggiungibile.
Penso che ieri passeggiavo su via Caracciolo con le vele dell’American’s Cup in bella mostra e ora sono qui con questi che “la Giulia e la Mara”. Ma è ok, va bene così.
Fa un caldo assurdo, le femmine sono già tutte sbracciata e sgambate. Anche a Napoli fa caldo, ma forse noi ci siamo più abituati e quindi ritardiamo il cambio di stagione.
Mi guardo intorno, ho paura che qualcuno nel bar legga quello che scrivendo e mi picchi. Ma non sto dicendo nulla di cattivo, è solo la pura verità.
E’ giovedì pomeriggio, non è nemmeno orario di aperitivo, e questo cazzo di bar è pieno. Ci credo che poi Berlusconi dice che i ristoranti sono pieni. Forse a Milano è così, forse dovrebbe farsi un giro dalle nostre parti.
Ma questo è il mio primo week end da “mezza turista” a Milano, domani Giulio mi abbandonerà a me stessa.
Io e Milano.
Faccia a faccia nella gabbia, un round da otto ore, come direbbe VanDamme, senza esclusione di colpi.
Chi vincerà?
Io o Milano?
Stay tuned.
Uh dio santo, che cazzo significa “non fare il ghetto con me??”.
Mi servirà un vocabolario “Milanese-italiano-napoletano”.
Ma non voglio partire già prevenuta. Milano mi piace, c’è tanto da fare, tanto da vedere, si ok, non hanno il mare, però si vive decisamente meglio.
E poi cerco di fare tutta quest’opera di auto convincimento, quando alla fine anche se fosse il buco del culo di Arcore ci verrei lo stesso.
Però, se solo Napoli non fosse così, se non fosse così com’è non avrei desiderato di andarmene e forse tante cose sarebbero andate in modo diverso.
Se non avessi incontrato Giulio, forse avrei provato New York, qualsiasi cosa, se ci penso un minuto in più non so decifrarla, non so se deriva da una mia voglia di vedere, di girare, di cambiare, di vivere in un posto con più opportunità, o se semplicemente tra lo scontro in gabbia Onda VS Napoli, Napoli abbia vinto per KO al primo round.
Ieri al tramonto a Via Caracciolo, quei colori che sembrano usciti da un film Disney, le luci della città riflesse nel mare, il Castel dell’Ovo fermo, imponente, a controllare che il mare continui a bagnare Napoli. Bello, splendido, senza parole. Ma poi? Cosa c’è oltre?
Istituzioni inesistenti, gente incivile, spazzatura, ignoranza, limiti. Limiti.
A Napoli un uomo di colore è un extracomunitario, qui vedo gente di tutti i tipi, li guardo e li ascolto parlare con questo cazzo di accento che, da meridionale, ho imparato ad odiare, perché sono cresciuta con l’idea con qui noi siamo terroni, qui noi siamo meridionali, e se film come “Benvenuti al sud” incassa così tanto, forse è perché è così, o lo è stato, o per qualcuno ancora lo è. Beh si, per qualcuno ancora lo è. Sono confusa!
Hanno ragione?
Voglio un altro caffè.
SCUSA BELLA, me lo porti un altro caffè???
Qua c’è una riunione di “pischelli”, ma “pischelli”è milanese? Bho!
Giulio non ha ancora finito a lavoro, continuo a guardarmi in giro.
Sono riuscita ad attirare l’attenzione della tipa e a chiedere un altro caffè, finché la batteria del pc dura e la vescica mantiene non mi alzo da qua.
Poi al massimo mi butto nel McDonald di fronte.
Ciao secondo caffè, benvenuto.
I pischelli di fianco a me sono andati via, uff, vorrei altri milanesi da studiare. Ne avrò tempo.
Il caffè non è male.
Uh, per la prima volta ho sentito dire “scialla”! E’ stato come la prima volta che sono uscita con un americano e gli ho sentito dire “mothafucka”! Che emozione!
No, pc non mi abbandonare dai, ti prego!!! Uff, mi sa che la cronaca del mio primo giorno milanese finisce qui.
Volo Napoli-Milano, trenino fino a Cadorna, ho litigato con la macchinetta dei biglietti perché pensavo che fosse Cadorna e basta, invece dovevi scegliere quale fermata, e io dicevo Cadorna!! Si, ma Cadorna dove? Poi alla fine per sicurezza ho preso quello più costoso e ho ingarrato.
Arrivo a Cadorna, compro altro biglietto, vado alla metro, linea rossa direzione Bisceglie, tre fermate e scendo a Wagner, che si legge gh-ner e non waGNer con la gn di lasagne.
Arrivo e mi butto nel primo, anzi , il secondo bar. Ordino un caffè americano, scrivo, fumo una sigaretta, scrivo, ordino un altro caffè, scrivo, fumo un’altra sigaretta, continuo a scrivere.
Non fumo, cioè, no ne ho la dipendenza, fumo ogni tanto, quando ho bisogno di relax. Di solito un pacchetto mi dura un paio di mesi. Credo di non saper nemmeno fumare, è il semplice gesto a rilassarmi. Due sigarette in un giorno sono tante…figuriamoci tre!!
Giulio ha finito il corso, un’ora e sta qui, è così mortificato che potrei chiedergli qualsiasi cosa…mmmmh. Non si rende ancora conto che mi piace stare così, in un posto che non conosco a fare quello che faccio sempre.
Domani girerò per lasciare un po’ di curriculum, ma mi fermerò in un paio di bar e scriverò sorseggiando caffè americano. Vedendo gente nuova, osservando, scoprendo.
Ieri ho scoperto che il mio quartiere ha una biblioteca.
Assurdo, dopo 29 anni faccio ancora scoperte nel mio quartiere, figurati in una città che non conosco.
Bello!!!
Devo fare pipì.
Mannaggia.
Non voglio lasciare borsa valigia qui e andare al bagno, né voglio andare in bagno con i bagagli.
Queste sono le situazioni complicate della mia vita.
Come sono fashion le signore qui.
Sento puzza di piscio di gatto. Ho paura di avere Mezarecchia nella borsa.
Chiamo Giulio.
Un’oretta di attesa ancora.
Il pc ancora non è morto e io continuo a cazzeggiare.
Quel cornetto faceva veramente cagare.
Promemoria per Giulio: trovare un posto dove facciano i cornetti buoni.
E’ tornato uno dei pischelli di prima e si è seduto con delle pischelle. E’ un deficiente assurdo. Uno che a Napoli verrebbe preso per il culo anche dai ragazzini che se la fanno ai baretti.
L’ho già detto che devo fare pipì?
Desisti dall’ordinare il terzo caffè.
Il pc mi dice livello batteria basso.
Ci siamo quasi.
Quando le mie memorie diventeranno un best seller voglio che si sappia che queste cazzate le ho scritte seduta allo “+39zerodue, bar restaurant”. Da inserire nel giro turistico dei luoghi visitati da Onda e nei quali ha trovato ispirazione (o aspettato Giulio, è uguale).
Anzi, se la batteria del cellularedimedda dura faccio una foto. Un secondo eh.

….

pc morto

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