Sai di non essere il primo, ma ti interessa sul serio?

 

Viviamo in un’epoca in cui i tabù sono stati abbattuti e programmi come Jersey Shore vanno in onda senza censure. Un’epoca in cui tutto è lecito (e nulla è reale???) e non ci si sconvolge quasi più di niente. Soprattutto in ambito sessuale. Riceviamo messaggi a sfondo sessuale tutto il giorno, in tv, su internet, in parlamento, ovunque. Il sesso è come Banca Medio-l-anum, costruito intorno a noi (o dietro di noi…dipende dai punti di vista).
Fa tutto parte dell’evoluzione sociale, che poi più che evoluzione, potremmo chiamarla involuzione. La natura umana, per tanto tempo controllata da leggi che non le appartengono, sta cercando di tornare ai suoi albori, quando si andava in giro coperti solo di minuscole foglie e ci si accoppiava appena l’ormone ordinava, a prescindere da orario, luogo e presenti.  Un po’ quello che succede in discoteca oggi…o in Jersey Shore.
Il sesso fa parte del nostro DNA, della nostra natura. Certo, non era come ora. Di sicuro non abbiamo il gene  che regola il fabbisogno giornaliero di porno e per i nostri più antichi predecessori lo scopo primario del sesso era la riproduzione e non il piacere. Ma lo facevano, senza regole, senza pensieri, senza paura di andare all’inferno. Liberi.

Ed è fantastico osservare nell’evolversi della società umana, come quest’istinto primordiale vada in conflitto con i comandamenti che ci siamo dati.

Ad esempio, ultimamente circolava sul web, un finto spot per l’usato Aston Martin, in cui, di fianco alla foto di una modella di spalle, compariva la scritta “Sai di non essere il primo, ma ti interessa sul serio?”. E allora mi sono chiesta: perché gli uomini ci tengono così tanto ad essere i primi? Perché, nonostante tutto, l’idea della vergine attrae sempre? Lasciando l’immacolata concezione e tutto il resto appresso, in realtà, anche questa preferenza fa parte del nostro DNA, o almeno di quello dei maschi.

Il preferire una vergine ad una donna già “usata” infatti, ha motivazioni ben più antiche delle varie religioni e regole autoimposte. Anzi, probabilmente è stata proprio questa naturale necessità, sviluppatasi con il tempo, che ha creato quello che ora è il “mito” delle vergini.

L’accoppiarsi con una femmina vergine garantiva al maschio la certezza della paternità, senza dover ricorrere al test del DNA.

La certezza della paternità è stata, fin dai tempi più antichi, una delle maggiori preoccupazioni del maschio che, scelta con cura la femmina con cui procreare, doveva essere certo di trasmettere al nascituro i suoi geni e quindi portare avanti il suo “pacchetto genetico”. E non solo, dopo l’accoppiamento il maschio doveva accertarsi che nessun altro maschio entrasse in contatto con la sua femmina e quindi le restava accanto invece che andare ad ingravidare altre femmine.

Quindi, visto che la “mater semper certa”, il padre doveva farsi un culo a tarallo per assicurarsi di essere effettivamente geneticamente legato al bambino/cucciolo e di non perdere il suo tempo ad accudire un codice genetico che non gli appartenesse.

Questo istinto è rimasto nell’uomo, quindi, anche se non si ha alcuna intenzione di riprodursi, fare sesso con una vergine da all’uomo una certa soddisfazione, e non solo. Poiché la società, nonostante tutto, continua a dire “donna che fa tanto sesso= troia – uomo che fa tanto sesso= uno buono”, avere rapporti con una vergine garantisce sulla serietà della femmina. O almeno in passato era così. Ormai ci sono tanti modi per mantenere la propria verginità “apparente”. Magari sei lì a raccontare ai tuoi amici della vergine che hai “inaugurato” e vieni a scoprire che aveva già offerto svariate parti del suo corpo a svariati membri della comitiva.

Ma queste sono altre storie.

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