La Tuta

Venerdì 06 Maggio 2011 – ore 22:28

Era pronta, era cresciuta, forse era più forte, ma era pronta, pronta a rivedere i colori di quella tuta, a sentirne di nuovo l’odore, a guardarla bene. Dopo sette anni quella tuta le avrebbe detto tante cose, cose che ora era pronta ad ascoltare e a capire.
Quando era tornata a casa dei suoi in fretta a e furia non ci aveva pensato e riprenderla, era buttata da qualche parte nel garage di quello che era appena diventato il suo ex e forse aveva troppe “novità” da dover accettare.

Ma quando tutto fu superato le tornò in mente, la voleva, il solo pensiero che LEI fosse lì a prendere polvere la infastidiva. Così gli mandò un messaggio, non aveva voglia di chiamarlo e di sentire la sua voce, non era passato molto tempo, parliamo di un mese o forse meno, e aveva saputo che lui aveva “già” una nuova fidanzata. La cosa non l’aveva sorpresa, ne sconvolta, l’unica cosa che le stava a cuore era quella tuta, l’ultima cosa che lo collegava a quell’uomo. Il messaggio fu molto semplice, iniziava con un buongiorno e finiva con un ciao, nel mezzo la richiesta.
Era seduta sul divano guardando la partita insieme a sua cugina e il marito quando le arrivò la risposta, la lesse, le mani le iniziarono a tremare e improvvisamente si sentì attraversare da una sensazione strana, nuova, alla quale impiegò un pò a dare un nome. Lui le diceva, con molta chiarezza, che non le avrebbe restituito la tuta, perchè ci teneva. LUI CI TENEVA! Non aveva ben chiaro cosa gli avrebbe risposto, voleva chiamarlo e insultarlo, o semplicemente scrivergli che lui lo aveva visto si e no tre volte in tutta la sua vita, che lui non ci era stato insieme, non ci aveva dormito, non ci aveva fatto l’amore, non aveva rischiato la depressione quando era morto. Ma non riusciva nemmeno a scrivere, a toccare con le dita lo schermo di quel maledetto Iphone. La cugina lo fece per lei, la sentì tremare e capì che qualcosa non andava. Lesse anche lei il messaggio e non poteva crederci, non ci riusciva. Era tutto così assurdo. Ma lui non si fece sentire, nessuna risposta, era sul serio intensionato a portare avanti quella battaglia, a tenere la tuta. Così dopo due giorni lei si fece coraggio, cercò il suo numero in rubrica (inutile cancellarlo, ancora lo ricordava a memoria) e lo chiamò. Il sole sentire la sua voce la infastidì, il sentirgli dire “sai com’è, è morto davanti a me” la fece impazzire, se lo avesse avuto davanti sarebbe esplosa, ma c’era solo la sua voce e poteva gestirla. Lei disse poco, il necessario, lui parve capire e le promise che avrebbe riavuto la tuta. Lei ci credette. Passarono giorni, settimane, e diversi messaggi e appuntamenti senza senso. Lu iaveva sempre da fare, lui non chiamava, lui non s’interessava. passarono mesi e dopo l’ennesima telefonata mancata, lei capì cos’era quella nuova sensazione che stava provando, riuscì a definirla, a darle una forma, un nome. Era il sentimento peggiore, era odio.

Dio santo, provava odio, tangibile e sincero odio per la persona che aveva amato per sei anni. Tutto quell’amore, preso e rivoltato come un calzino. La sensazione era la stessa, si sentiva dannatamente viva, quella presa allo stomaco come quando stai per baciare l’uomo della tua vita, ma era diverso. L’amore ti porta a fare follie, diverse volte lei aveva fatto follie per lui. Era la stessa identica cosa, ma in nero.
Tutto ma non su quelle cosa, lei aveva accettato tutto, anche che lui avesse dopo soli venti giorni, una nuova ragazza, ma prenderla in giro, mancarla di rispetto su una cosa simile, mancava di rispetto lei e mancava di rispetto Peppe. In nome dell’amore che lui aveva detto di provare in quei sei anni, solo per quello avrebbe dovuto restituirle la tuta il giorno dopo. Lui era quello che meglio sapeva cosa aveva passato dopo l’incidente, lui sapeva tutto, lui sapeva che lei ancora piangeva, lui sapeva dei suoi demoni. Era un’azione meschina, non riusciva ad immaginare una cattiveria più grande. E desiderò vendetta come mai prima nella sua vita.

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