A volte ritornano…

Si parlava di compartimenti stagni. A me la parola “stagni” fa venire in mente due cose: le rane e le vaschetta di carta stagnola per il freezer. Si diceva che a volte il destino divide la tua vita in questi scompartimenti stagni, ti butta di peso in vicende ed esperienze più o meno lunghe per poi chiuderle definitivamente, lasciandoti solo il ricordo di certi momenti perché nulla di ciò che ha fatto parte di quel periodo della tua vita torna più. Congelato.
Unendo il concetto di congelare a quello delle vaschette di carta stagnola la mia mente ha creato una strana immagine di come può essere questo tipo di vita. Un enorme freezer pieno di vaschette congelate. Mi è venuto in mente di quando mia madre partiva per la vacanze lasciandomi sola a casa e riempiendo il freezer di cibi divisi in vaschette monodosi e con su scritto il loro contenuto: zucchine arrostite, sugo con carne macinata, zucca bollita, polpette, etc etc.
Ecco qui, immaginate di aprire questo grosso freezer pieno di queste vaschette, alcune piccole, altre più grandi e invece di trovarci su scritto “parmigiana di melanzane”, ci trovate i momenti della vostra vita che non torneranno più. “Lavoro come animatrice”, “Periodo del liceo”, “Il mio primo ragazzo”, “Il mio ex”.
Stanno lì, alcuni nella vaschette non ci stavano bene e allora li avete messi nelle bustine Cookigelo. Ma sono completamente immobili, come pietre, solide e impenetrabili, bianche ricoperte di piccoli pezzettini di ghiaccio che fate quasi fatica a pensare che un tempo sono stati caldi e parte della vostra vita. Ma state tranquille perché quelle vaschette, quel gelo, vi permetteranno di vivere il vostro futuro con più esperienze, ma, diciamo la verità, con meno cacamenti di cazzo.
Perché immaginate ad iniziare un nuovo lavoro mentre quello vecchio ancora non si è congelato del tutto e magari quella che ha preso il vostro posto continua a chiamarvi perché è incapace o il vostro capo si rifiuta di darvi la liquidazione.
Ma non è di lavoro che vi voglio parlare. Immaginate di iniziare una nuova relazione con il vostro ex che ancora vi chiede di tornare insieme.
Ma non è nemmeno questa la situazione.
Immaginate di starvene tranquille per fatti vostri a godervi la vostra vita mentre qualcuno, a vostra insaputa, ha lasciato il freezer aperto.
E puff, parte il processo di scongelamento.
La cosa peggiore che si può scongelare è ovviamente l’ex fidanzato.
Si, tutto sto casino per arrivare a questo. Il ritorno dell’ex.
Di solito succede così. Ci si lascia e lui sparisce, sperso, come un calzino in una lavatrice, noi lo chiudiamo in un doppio strato di carta stagnola e quando finalmente l’abbiamo superata e non solo, magari siamo palesemente felici e fresche fresche fidanzate, lui torna, a sorpresa con tanto di botto, come quando ci alziamo la mattina e bramose di caffè barcolliamo nel buio impattando il mignolo del piede nello spigolo del comodino. Ecco, la sensazione è più o meno uguale.
Ho posto a diverse amiche la questione sul ritorno degli ex. La prima risposta che ho ricevuto è stata “ti prego, non farmene parlare”.
La seconda è stata “che tristezza, vanno bloccati su ogni fronte” dove per ogni fronte si intendono i vari Social Network, e-mail, forum, siti e chat. Perché le vie in internet sono infinite e se pensate di essere al sicuro perché lui vi ha bloccate su Facebook sbagliate. Se il vostro ex lo ha fatto probabilmente è solo perché la sua nuova fidanzata non gradiva vedere il vostro nome tra i suoi contatti, ma se vorrà tornare a farsi vivo saprà come farlo (senza farsi “sgamare” dalla sua fidanzata).
Le ragazze lo sanno, il ritorno di un ex è destabilizzante, anche se è solo una comparsa, un messaggio, un niente. Ma un ex che valga la pena essere chiamato tale ci lascia sempre qualcosa, che sia ancora affetto o odio quello che proviamo per lui, ci blocca per un attimo, portando la nostra mente su pensieri che ritenevamo ormai archiviati.
Quello che poi sorprende è il tempismo con cui riesce a scongelarsi e a tornare a farsi sentire, perché di solito riesce ad ignorarci durante gli anni di sofferenza per poi tornare quando è sicuro che tutto vada bene e che magari noi siamo di nuovo innamorate.
In molte mi hanno raccontato poi dei tentativi degli “ex che ritornano” di creare un rapporto di amicizia. Nessuna di queste ha creduto nell’amicizia post-relazione, ma tutte hanno creduto nella scopata per marcare il territorio. E in effetti, sottoponendo la questione anche ad alcuni uomini ne ho avuto conferma. Molti tornano per avere sicurezze, per imprimere in qualche modo la loro presenza ormai svanita, il concetto è più o meno “ok, hai una nuova vita, ma ricorda che sei sempre stata mia” e se proprio il vostro ex è figlio di puttana il messaggio continua con un ” e posso riportarti a letto quando mi pare”.
La questione è che sono sempre difficili da ignorare, a meno che non ci sia in noi la calma del DalaiLama che ci colma di indifferenza e pace interiore. Ma nei paesi occidentali questo capita molto raramente. Forse l’unica cosa da fare sarebbe evitare scenate plateali in cui, con linguaggio poco forbito, gli urliamo contro quanto sia facile tornare sul luogo del disastro quando i soccorsi hanno già finito il loro lavoro, indicandogli su GoogleMap il percorso pedonale più breve per andare dal punto in cui si trova ora fino a Va-a-farti-fottere. Ma ancora meglio è raccogliere tutte le energie negative scaturite dalla lettura di un suo messaggio, scaricarle su un bel sacco in palestra o magari metterle in una tazza di caffè bevuta parlando con le amiche, prendere ispirazione, scrivere un articolo in cui si consiglia, in caso di ritorno di un ex, di chiudere tutte le vie di comunicazione, cancellare dalla mente il suo messaggio e addormentarvi tra le braccia del vostro ragazzo, che se pratica arti marziali è pure meglio.

Ho pensato che è facile baciare una ferita ormai rimarginata è che spesso , inconsciamente, chi affonda il coltello soffre nel vedere la sua opera svanire. Una cicatrice è per il carnefice quello che i colori sbiaditi di un murales sono per l’artista. E come l’artista vive nel accendere di nuovo colori appassiti così chi ferisce gode nel riaprire i tagli di cui rimane solo un segno sulla pelle. Nessuno restaura un’opera poco rovinata, di solito si mette mano ai colori solo quando i tratti ormai sono quasi svaniti e le sfumature nascoste. Così chi fa del male torna sui suoi passi solo quando è sicuro che non ci sia più dolore o segno di infezione, per godere nel passare la lama affilata di un bisturi sulla pelle sollevata della sua opera d’arte. Ma a volte, per fortuna, come un muro inumidito dalla pioggia degli anni rifiuta altri colori, la pelle diventa più spessa e dura e l’infezione guarita rafforza il nostro sistema immunitario. Di fronte a questa nuova forza, la mano del carnefice non è più ferma, la forza che imprime alla lama non è sufficiente a penetrare la carne e fallisce.
Resta solo la rabbia per l’aggressione subita, ma la gioia di essere stati forti e non avere vecchie ferite che tornano a bruciare, ma solo nuove labbra che aiuteranno a succhiar via la furia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

INSTAGRAM