Infilati il casco e andiamo a tagliare un pò il vento

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Mentre Reb si apprestava ad ordinare gamberoni e vino bianco io buttai un po’ di tonno in scatola in un piatto di riso in bianco avanzato a pranzo e lo divorai davanti alla tv. A stomaco pieno (o quasi) e dopo un veloce zapping decisi che non era possibile stare a casa, era deprimente anche per me, i lupi solitari stanno soli, ma mica chiusi nella loro tana a guardare la tv!!

Infilai un paio di stivali bassi sopra i jeans e scesi, attraversai la strada, girai l’angolo e dopo due minuti mi trovai di fronte la mia seconda casa a trovare la mia seconda migliore amica. Era un’amica particolare perché in qualunque momento andassi lei era lì ad aspettarmi e qualsiasi cosa volessi fare lei non mi diceva mai di no. Pigiai sul tastino destro del telecomando e la saracinesca venne su in modo particolarmente rumoroso, un po’ d’olio non le avrebbe fatto male. L’interno era buio, ma ero solita farle visita anche nelle più tarde ore della notte. Trovai il grosso interruttore, si accese prima il neon sulla destra illuminando le mensole con due caschi dalle visiere scure che sembrarono aprire gli occhi di scatto infastiditi dalla luce improvvisa, poi si accese il neon a sinistra, vibrando un po’ prima di trovare la sua stabilità. La mia piccola Signora era lì, splendeva come fosse mezzogiorno. Rossa, semplicemente italiana, semplicemente bella, semplicemente Ducati 748. Al suo fianco la sua complice, una Ducati Monster S4R, la bimba di Rebecca.

Quello era il mio momento di pazzia. Di solito la gente parla con i cani o con i gatti, io parlavo con la mia moto, le raccontavo come se potesse davvero ascoltarmi e assimilare quello che dicevo e intanto la pulivo e la coccolavo.
«Forse dovrei trovarmi un uomo?» le chiedevo e lei mi guardava come a dire «ma com’è possibile che ancora non ce l’hai???». Più che una moto era la voce della mia coscienza! Rebecca era fuori con il suo cuoreingolae io in un garage a parlare con una moto, certo, una signora moto, ma pur sempre una cosa molto diversa da un uomo!

Salii in sella e girai il contatto. La misi in moto, il doppio scarico Termignoni “molto poco legale” scoppiettava, sembrava dire «infilati il casco e andiamo a tagliare un pò il vento». Rimasi qualche secondo ad ascoltarla girando lentamente la manopola del gas, poi levai la chiave e quasi accarezzandola le dissi «stasera no, ti lascio dormire!».

Già con le dita sull’interruttore della luce, mi girai per darle un’ultima occhiata. Era stata il mio sogno da quando ero bimba e a volte non mi sembrava vero averla a mia disposizione ogni volta che volevo.

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