“Il lupo della steppa” di Herman Hesse

Ho avuto il blocco dello scrittore, ma non sapevo che esistesse anche quello del lettore. Ora, grazie ad Herman Hesse so che c’è anche quello. Io e il suo “Lupo della steppa” abbiamo avuto una lunga relazione di circa due mesi durante la quale non ho frequentato altri libri nonostante il mio interesse fosse rivolto anche ad altri titoli. Ma una promessa è una promessa: mai lasciare un libro a metà. E’ come iniziare ad uscire con un ragazzo e poi smettere di vederlo a) senza dargli una spiegazione b) senza sapere effettivamente se ne valeva la pena o no.
Comunque. Sono partita a razzo, “Siddharta” l’ho divorato in due giorni e da quel che sapevo tale “Lupo della steppa” doveva essere di base sulla stessa corrente siddhartiana.
E’ bello ed in realtà, ripensandoci, non è nemmeno lento.
Harry Haller è un uomo che agli occhi di tutti potrebbe sembrare triste e solo. Forse lo è. Lui ama definirsi “lupo della steppa”, solitario, schivo, rabbioso, perso nei suoi libri e nella sua musica classica, va avanti nel tormento della sua vita tenendo sempre a vista l’uscita d’emergenza: la morte. E’ così che vive tranquillo, sapendo che se le cose dovessero andare peggio, un cumulo di pillole, una corda o un rasoio sarebbero la soluzione a tutto.
Poi un giorno incontra una donna, diversa dalle altre. Diversa da lui, eppure simile. Lei gli promette di farlo innamorare, di far assopire il lupo e la sofferenza che quell’animale solitario si porta dentro. In cambio gli chiede la morte.
Harry entra in una realtà che non gli appartiene, l’assapora, la mastica e la inghiottisce rendendola sua, scoprendo che nessuno ha una sola anima, ma che non bisogna avere paletti o fare discriminazioni se si vuole davvero imparare a conoscersi. Harry si ritroverà come drogato in un teatro magico dove guarderà se stesso riflesso in uno specchio, come il vecchio e triste uomo solo, e come lupo famelico dagli occhi rossi e scoprirà qual’è la realtà, qual’è l’importanza del ridere anche attraversando “l’inferno del proprio cuore”.
Come Siddharta scopre che per giungere all’illuminazione bisogna camminare lungo tutti i sentieri della vita, Harry capisce che vivere significa mettere da parte l’idea di essere “uno” e aprire tutte le porte, anche quelle nelle quali non entreremmo mai.

“Quando sono stato per un pò senza piaceri e senza dolori e ho respirato l’insipida sopportabilità delle così dette buone giornate, la mia anima infantile è talmente agitata dal vento della miseria che prendo la lira arrugginita della gratitudine e la scaglio in faccia al sonnacchioso e soddisfatto Dio della contentezza e preferisco sentirmi ardere da un dolore diabolico piuttosto che vivere in questa temperatura sana”

“La solitudine è indipendenza: l’avevo desiderata e me l’ero conquistata in tanti anni. Era fredda, questo si, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri”

“E questi uomini la cui vita è molto irrequieta hanno talvolta nei rari momenti di felicità sentimenti così profondi e indicibilmente belli, la schiuma della beatitudine momentanea spruzza così alta e abbagliante sopra il mare del loro dolore, che quel breve baleno di felicità s’irradia anche sugli altri e li affascina”

“In realtà nessun io, nemmeno il più ingenuo è un’unità, bensì un mondo molto vario, un piccolo cielo stellato, un caos di forme, di gradi e situazioni, di eredità e possibilità”

“L’uomo non è una forma fissa e permanente, ma è invece un tentativo, una transizione, un ponte stretto e pericoloso tra natura e spirito”

“Ma nell’eternità, vedi, il tempo non esiste; l’eternità è solo un attimo, quanto basta per uno scherzo”

“Fosse profonda saggezza o schietta ingenuità, chi sapeva vivere così nell’attimo fuggevole, chi abbracciava così il presente e sapeva apprezzare con amore fraterno ogni piccolo fiore al margine della via, ogni piccolo valore dell’istante che fugge, doveva certo dominare la vita”

“Come la pazzia, in un certo senso elevato, è l’inizio di ogni sapienza, così la schizofrenia è l’inizio di tutte le arti, di ogni fantasia”

 

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