Torna a Pianura, Onda.


(Articolo scritto per il Corriere di Pianura)
Sono tanti anni che il mio istinto cerca, per una questione di sopravvivenza, di portarmi lontana dal mio quartiere di origine, Pianura, per gli amici “la piccola Ginevra”.
Ho iniziato a desiderare la fuga più o meno nel giorno in cui, terminata la terza media, ho deciso di proseguire i miei studi al liceo scegliendone uno raggiungibile attraverso un autobus e una metropolitana. Un viaggio di un’ora durante il quale di solito dimenticavo quale fosse la mia meta e mi aspettavo di scorgere all’orizzonte, le coste di Lampedusa.
Ma Bagnoli per me era un mondo nuovo. Dalla mia aula vedevo i grossi e bianchi edifici della base NATO e l’immenso viale Kennedy che mi facevano pensare a Pianura come un paesino di provincia dal quale partiva la corriera a vapore diretta verso nuovi orizzonti, nuove opportunità.
Infondo, cosa mi dava, cosa mi offriva Pianura?
Con il tempo ho scoperto che anche posti come Lago Patria (siete mai stati a Lago Patria?) potevano offrire più di Pianura, locali, pub, tramonti sul mare, e il sogno di una fuga si faceva sempre più insistente e presente.
Poi la “grande svolta”. Io e il mio ex decidiamo di andare a vivere insieme, nel suo bellissimo appartamento di Secondigliano. Ecco, se volete imparare ad apprezzare il luogo in cui vivete, vi consiglio un soggiorno di qualche mese da quelle parti.
E’ stato in quei mesi che ho capito come ci si sente ad avere mancanza del proprio quartiere, mancanza di Pianura. Così sono tornata a casa nella Piccola Ginevra. E quanto più provavo a scappare alla ricerca di un posto migliore, tanto più Pianura mi attirava a sé, come una maledizione!
Ho iniziato il servizio civile, ovviamente in una sede di Pianura. Mi stavo per iscrivere ad una palestra al Vomero, che fa molto chic, quando il maestro mi dice di essere stato contattato da una palestra a me più vicina, ovviamente a Pianura. Ed infine la possibilità di poter scrivere sul corriere di Pianura.
Ora la mattina, quando mi sveglio molto presto, infilo la tuta e vado a fare una passeggiata, salgo su per la Masseria Grande, proseguo fino a che la strada non è più asfaltata, ci sono alberi a destra e sinistra e si intravedono solo i palazzi più alti e se si sceglie la direzione giusta ad un certo punto si arriva in una campagna che affaccia direttamente su Agnano. Si vede la Tangenziale come fosse una pista di micromachines. Anche l’ippodromo è piccolo e lontano c’è il mare. Nonostante gli occhi colgano il caos di una città in miniatura, all’orecchio si presta solo la calma che quel mare napoletano trasmette e, dopo qualche minuto, la lieve voce del proprietario della campagna, che in antico gergo pianurese, ti invita a non calpestare il suo orto.
Ma ne vale la pena.
Esattamente come vale la pena uscire dalla palestra alle undici di sera, percorrere via San Donato che a quell’ora è praticamente deserta, camminare ancora, oltrepassare il ponte della cumana di Trencia e arrivare fino a quella che io chiamo Brokeback Mountain, Via Montagna Spaccata e le sue svariate rotonde.
“E tu cammini da sola per questa strada alle undici di sera?” mi dicono. In effetti ad un forestiero quella grossa strada a due corsie dove se ti rapiscono, ti fanno a pezzetti e ti buttano in un cassonetto, con i tempi che si prende l’A.s.i.a. per raccogliere la spazzatura, ti ritrovano dopo un paio di settimane, beh, dicevo, quella strada a quell’ora può far un po’ paura. Ma non a me. Io sono di Pianura, forgiata nella sua umidità, forte di centinaia di viaggi nell’R6 e so che alla fine, non vi è nulla da temere.

Ti spiego al volo cos’è la Superbike…

 

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