Da Starbucks…

Appena rientrata in Hoboken, è stata una giornata bellissima, calda quasi come fosse estate, ovviamente…ora piove. Ma di starmene in albergo non mi andava ed eccomi da Starbucks per la gioia di mia cugina Mary.

Ma questo posto è così..tosty and confortable, soprattutto questo ad Hoboken, musica jazz, ragazzi (carini) che studiano, caffè caldo, internet Aggratiss, poltrone e divanetti, bello, mi sento a casa nonostante quelli di fronte a me parlino inglese e ste tre ragazze di fianco spagnolo. E solo per questo non vorrei partire, non per la grande mela, non per la caotica fifth av. Ma per questo posticino

e credo che domani ci tornerò…e poi lo saluterò.

Questo week end ho avuto la possibilità di visitare Atlantic City, una specie di Las Vegas affacciata sull’altlantico, una sorta di Rimini targata Donald Trump che ha ben tre casino uno più assurdo dell’altro.

La patria del consumismo e del vizio, tutto è studiato per farti spendere anche se vinci, tutto è pensato per sfilarti soldi al portafogli, la Black Label è collegata direttamente alla tua carta di credito.

Pensavo che avrei ceduto, credevo che avrei voluto provare l’emozione di sedermi ad un tavolo di poker e perdere qualche dollaro cercando di ricordare la recente lezione on the road di Luca, e l’avrei anche fatto, se non ci fossero stati almeno centocinquanta tavoli di poker, da quello tahilandese al texas hold em a fatti loro.

Ma ho resistito e la cosa più emozionante della mia visita ad Atlanti City è stato l’Atlantico, l’oceano, spettacolare e scary,spaventoso.

Cazzo ho anche sognato in inglese, dopo una settimana qui a volte ho difficoltà a parlare con i miei genitori, a trovare le parole in italiano e sono più le volte in cui dico “ho capito ma non te lo so tradurre”. Melinda mi ha detto una cosa, mi ha detto “you belong to the City”, forse ha ragione, forse è perchè a Napoli non ho nulla se non un lungo passato da dimenticare. Sarebbe un nuovo inizio e in questo limbo in cui mi trovo non posso far altro che pensarci.

Tornerò a napoli e ci sarà la spazzatura per strada, Berlusconi al potere e nessun futuro per me, tornerò a Napoli e io sarò ancora seduta in questo bar perchè al blancafe il frappuccino al caramello non me lo fanno, e lì mi guardano strano se mi siedo a bere un the e scrivere, qui è tutto così normale, è tutto così comune. Sono seduta al tavolo con un ragazzo che non conosco, lui studia sul suo pc, io scrivo, beviamo caffè. Forse qualcuno mi guarda perchè houna fantastica felpa Ducati Corse, e contemporaneamente non so perchè tutti qui pensano che io sia spagnola.

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