“Innocence of Muslim” il film blasfemo su Maometto


Non stavo più guardando il telegiornale la mattina perchè mi veniva lo sconforto a sentire di quanto siamo in crisi, di quanto sia cresciuto il tasso di disoccupazione e di come stiamo andando lentamente verso la fine.
Poi in questi giorni ho deciso che non posso vivere disinformata.
Tutti i telegiornali si sono aperti con la notizia degli scontri in medio oriente.
Preferivo le notizie sulla crisi economica.
Scontri in medio oriente contro l’occidente e in particolare gli Stati Uniti, causati da un film blasfemo contro Maometto.
Beh in realtà gli scontri sono contro gli Stati Uniti e poi si sono allargati in generale a tutto l’occidente.
Io di questione mediorientale non ne capisco nulla. Ovviamente una reazione simile è da condannare, ovviamente ci sono uomini per i quali ogni pretesto è buono per riprendere la loro lotta violenta contro l’occidente.
Ovviamente il fondamentalismo non ha giustificazioni.
Ma mi è sorta un’altra curiosità.
Poichè anche noi occidentali stiamo affermando che in effetti questo film è offensivo, di cosa diavolo si parla in questo film? Ed è possibile che gli Stati Uniti siano così stupidi da produrre un film offensivo contro Maometto?

Il titolo è “Innocence of Muslim”. E’ stato prodotto e diretto da un imprenditore-edile israelo-americano incentivato dal pastore Terry Jones, famoso per aver bruciato il Corano. Il film è costato 5 milioni di dollari che, secondo una prima notizia poi smentita, sarebbero stati donati da un centinaio di ebrei di cui non si voleva fare i nomi.
Sam Bacile, lo scrittore del film, ha dichiarato che il suo intento era di mostrare al mondo la sua visione sull’Islam a detta del quale rappresenterebbe “un cancro”. Ma in realtà la trama del film non è ancora chiara, ci sono solo alcuni spezzoni in rete, ed è facile trovare su YouTube il trailer di 13 minuti, causa di tutti gli scontri.
Liam Stack del New York Times ha tradotto alcune scene. In una un uomo dice riferendosi al suo asino: «questo è il primo animale musulmano». Poi chiede all’asino se «gli piacciono le donne» e visto che non risponde scoppia a ridere e afferma che «no, non gli piacciono le donne». In altre scene del film invece i musulmani, che hanno un forte accento newyorkese, sono ritratti come immorali e violenti, soprattutto nei confronti dei cristiani. Inoltre molte figure di riferimento dell’Islam, tra cui il profeta, sono accusati di essere omosessuali e pedofili.

Ora, è giusta una cosa simile? A prescindere dal fatto che la reazione sia stata esagerata, assurda e incomprensibile, ma è giusto sfruttare così la libertà di parola?
Khairat el-Shater, il vice capo dei “Fratelli musulmani” spiega in una lettera al New York Times: “Non riteniamo che il governo americano o il suo popolo siano responsabili degli atti commessi da poche persone che abusano delle leggi sulla libertà di espressione.”
Ora il regista afferma di voler mettere on line l’intero film mentre Google ha rifiutato la richiesta di bloccare i link di ricerca.
Ma in un caso del genere si può parlare di censura?
E dove la liberta di espressione cambia forma e diviene mancanza di rispetto?
Esiste ancora questo limite?

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