A cosa serve l’amore?

A cosa serve l’amore? Ci avete mai pensato?

Tra un San Valentino e una litigata con annessa scaricata di vaffanculi, vi siete mai fermati a chiedervi ” a che pro?”

Non basterebbe incontrare una persona con cui si sta bene, come un amico, e procreare? Non sarebbe anche più semplice? Niente gelosie, niente “ti lascio perchè ti amo troppo” e basta con quei “non ti amo più” o gli ancora più devastanti “non ti ho mai amato”. Come sarebbe un mondo senza amore?

Sarebbe un mondo “medio”. Un mondo senza estremi, senza follie da innamorati, probabilmente, sarebbe un mondo senza odio, CSI non avrebbe gli omicidi passionali, gli avvocati divorzisti sarebbero poveri e Fabio Volo lavorerebbe alle Poste.

Ma sarebbe anche un mondo senza poesia, senza leggende, senza fiabe, senza Romeo e senza Giulietta, un mondo senza fuoco e, soprattutto, senza regali costosi.

E allora è a questo che serve l’amore? A farci vibrare leggendo Shakespeare? A renderci serial killer di rose e divoratori di cioccolattini?

In un mondo in cui tutto sembra dover aver un senso, l’amore cosa diavolo ci sta a fare?

Non ce lo siamo mai chiesti, almeno io non me l’ero mai chiesto. Ho sempre pensato che l’amore è un viaggio la cui meta non è importante, ma il tragitto è fondamentale.

Oggi giorno sarebbe meglio dire che l’amore è come un iPhone, tutti lo vogliono, ma in pochi sanno a cosa serve.

Comunque, mentre noi siamo qui a scaricare dal Love Store, tutte le applicazioni più inutili e insensate stile “Angry lovers” o “Jelous ninja”, qualcuno si è chiesto perchè ci innamoriamo, e ci ha fornito anche una bella risposta, fredda, cinica, priva d’amore. In altre parole, scientifica.

Cosa centra l’amore con la scienza? Parecchio.

Io non sono una scienziata e la mia professoressa di biologia del liceo può confermare, quindi cercherò a modo mio di spiegarvi cosa dicono i cervelloni riguardo l’amore.

Partiamo dal cervello, siete pronti?

SUPERQUARK MODE ON

Diciamo che sommariamente il cervello è composto da tre grandi settori. Il primo è quello più profondo, quello che il prof. Paul D. Maclean definisce “rettile”, da dove partono gli impulsi di base per la sopravvivenza, dove in pratica c’è l’istinto. Poi c’è la parte centrale che invece controlla le emozioni e infine la corteccia esterna, sottile che avvolge il cervello (da qui il detto scientifico “a cervell è na sfoglia e cipoll”) e dove si controllano le attività superiori, tipo il linguaggio, il pensiero, la musica etc etc.

SUPERQUARK MODE OFF

Ora, ognuno di noi si presume che abbia un cervello. Quando ci siamo accertati di questa cosa è anche chiaro che ogni cervello ha la suddivisione riportata qui sopra, ma non è che tutti siamo uguali, in alcuni sono più sviluppate alcune zone, in altri di meno. Queste zone, sottoposte a degli stimoli esterni, producono delle sostanze che ci provocano delle reazioni fisiche. Ad esempio quando abbiamo paura una zona del cervello produce l’adrenalina che aumenta il battito cardiaco e la resistenza muscolare e ci aiuta, ad esempio, a scappare. La stessa cosa succede quando ci innamoriamo. No, non produciamo adrenalina, anche se, nel caso dell’innamoramento, sarebbe utile avere un aiuto per la fuga. Quando ci innamoriamo (ci sono esperimenti a dimostrarlo) il nostro cervello produce dopamina. La dopamina a sua volta è causa di iperattività, perdita del sonno, perdita dell’appetito, tremori e batticuore.

Vi risultano familiari queste reazioni?

No?

Dio santo, da quanto tempo non vi innamorate?

Comunque, se quando abbiamo paura il cervello produce adrenalina per preparare il nostro corpo ad una fuga o ad una reazione più forte e veloce, perchè diavolo di fronte alla persona che ci piace iniziamo a sfornare dopamina in quantità industriale? A cosa ci serve?

Secondo gli scienziati questa produzione di dopamina e quindi l’innamoramento, non sarebbe altro che un sistema primario di sopravvivenza, sviluppato in anni di evoluzione affinchè un uomo e una donna si uniscano in una coppia stabile finalizzata alla riproduzione.

Riproduzione. Non basterebbe fare un pò di bunga bunga per mettere al mondo dei marmocchi e preservare la specie?

No!

Brutti porci che non siete altro!

La verità è che preservare la specie non dipende dalla semplice riproduzione, come si pensa di solito, ma dalla sopravvivenza dei cuccioli che debbono, a loro volta, riprodursi.

Per far si che i cuccioli sopravvivano la natura ha due escamotage: 1) fai un sacco di figli e li abbandoni (e se sei maschio vai ad ingravidare un’altra femmina), su 10 marmocchi almeno 2 camperanno; 2) fai pochi figli e te ne prendi cura.

Il genere umano, evolvendosi evolvendosi, ha scelto il secondo sistema. Per prendersi cura dei cuccioli e fare in modo che campino fino a che non diventano indipendenti, c’è bisogno che padre e madre siano uniti (in teoria, mentre la madre allatta, il padre difende il territorio). Per far si che padre e madre siano uniti è buono che siano innamorati.

Gli scienziati dicono che  la vita di una coppia di esseri umani si divide in tre fasi: innamoramento, sessualità e attaccamento, ma le ultime due dipendono dalla prima.

Quindi l’innamoramento non sarebbe altro che una sorta di cavallo di Troia della natura per farci stare insieme, riprodurci e assicurarci che i nostri figli possano fare lo stesso.

E ora che lo sapete, andate, innamoratevi e riproducetevi!

 

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