“La mano sinistra di Dio” di Paul Hoffman

“Non lasciatevi ingannare. Si chiama Santuario dei Redentori, quello in cima a Shotover Scarp, ma è un luogo che non dà nessun rifugio e offre ben poca redenzione. Anzitutto è circondato, a perdita d’occhio, da un’arida boscaglia, è avvolto da una perenne coltre di fuliggine, ed è così grande che è facilissimo perdersi, proprio come ci si perderebbe in una landa desolata. Poi ci vivono più di diecimila ragazzi, tormentati dalla fame e dal gelo, costretti a pregare e a fare penitenza, stremati da punizioni brutali e da un addestramento sfibrante. E tutto perché i Redentori hanno un disperato bisogno di soldati da mandare in guerra contro gli Antagonisti, contro coloro che non credono in nessun Dio. Una guerra che dura ormai da due secoli.
Questa è stata la vita di Cale da quando, dieci anni prima, è stato strappato alla sua famiglia e condotto nel Santuario. Adesso Cale di anni ne ha quattordici: il suo passato è stato cancellato, il suo presente è un inferno e il suo futuro è la morte sul campo di battaglia. La stessa fine di tutti i suoi compagni.
Però Cale non è come gli altri. Non si lamenta, non rimpiange, non protesta. Il suo sguardo è freddo e spietato, il suo cuore è calmo e risoluto, la sua mente è lucida e determinata. Perché Cale ha un piano.
Deve fuggire. Ma non si può sfuggire al destino. Infatti, dopo aver abbandonato il Santuario, Cale si ritroverà in un mondo ancora più crudele e pericoloso. Un mondo in cui bisogna combattere con le armi e con l’astuzia. Un mondo che regala l’amore soltanto per strapparlo via. Un mondo in cui amici e namici hanno lo stesso volto. Un mondo che aspetta e teme colui che forse lo distruggerà: la mano sinistra di Dio…”

L’altro giorno sono andata (come negli ultimi 10 giorni) a trascorrere la mia pausa pranzo al bar della Feltrinelli. Finito “Mangia Prega Ama” ho cercato di mantenere la promessa che mi ero fatta di non comprare più libri e così ne ho preso uno dalla mensola. Avevo voglia di leggere un fantasy, qualcosa che si addicesse con i miei sentimenti estivi e ho preso “La Citta delle Bestie” di Elizabeth Allende. Leggendo leggendo, mi sono resa conto che non era la prima volta che provavo ad iniziarlo e mi sono resa conto che come la prima volta, il libro non mi prendeva. Così seduta a quel tavolino, circondata da millemila libri e con altre due ore di pausa sono nuovamente venuta meno alla mia promessa.

Non c’è cosa più difficile che scegliere un libro da zero. Sono stata davanti alla sezione Thriller/Fantasy penso per 30 minuti cercando la mia solita vibrazione, volevo qualcosa di dark, ma niente mi catturava. Allora ho cambiato sezione, sono arrivata a quella dei romanzi rosa dove ho trovato “Summer in the City” prequel di “Sex and the city” e ho pensato “mal che vada, almeno ho come passare questa altra oretta”, poi sono passata vicino alla sezione dove erano esposti alcuni dei titoli più venduti e c’era “Il Manuale del guerriero della luce” di Paulo Cohelo, l’ho sempre voluto leggere e ho preso anche quello. Ma si dai, abbondiamo.

Alla fine sono tornata al piano di sotto, sentivo che lì la mia ricerca non era finita e come un colpo di fulmine ho preso questo libro, non ricordo ne in quale sezione, ne da quale tavolo l’ho preso. “La mano sinistra di Dio” di Paul Hoffman. Ho letto il titolo e la piccola scritta sulla copertina “Il suo nome è Cale. E’ scritto che distruggerà il mondo. Forse lo farà….” L’immagine di copertina ritrae un guerriero di spalle con il cappuccio, di fronte una grande finestra in stile medievale. Non si deve giudicare un libro dalla sua copertina, ma per me funziona così, sarà la mia natura di grafica, ma non riesco a comprare un libro con una brutta copertina. E questa copertina mi piace. Mi piace così tanto che non leggo nemmeno il retro, come faccio di solito. Mi piace il titolo, mi piace la copertina e mi piace il suono del nome del protagonista, Cale. Ho elementi a sufficienza. Vado alla cassa, pago i tre libri e torno al bar. Inizio la mia lettura.

Cale è un ragazzo di 14 anni, vive nel Santuario dei Redentori, un posto, mi viene da dire, dimenticato da Dio, dove sin da piccoli, i ragazzi vengono addestrati stile “Sparta” a combattere, in nome di Dio per l’appunto, chi in lui non crede.

E’ un mondo di fantasia, anche se i riferimenti alla nostra realtà sono tanti, mi ha divertito il fatto che il simbolo di tale religione non è un uomo in croce, ma uno impiccato.

Comunque, in questo santuario i ragazzi sono costretti a vivere come animali, nel timore della punizione eterna e in quella più concreta e fisica che arriva dai Redentori, loro “maestri”.

Cale è diverso, è speciale, così speciale che prende più legnate di tutti gli altri 10.000 ragazzi. Rinchiuso lì dentro da 10 anni, è freddo, privo di qualsiasi sentimento, odia i redentori, ma non si ribella in attesa del momento giusto per scappare. Cale non prova pietà, non prova nulla, finchè il destino non lo pone davanti a delle situazioni che lo travolgeranno così tanto da riuscire in qualche modo ad intaccare la sua corazza e cambiare quello che 10 anni addestramento hanno creato. Ma è pur sempre un assassino e….

E porca puttana (perdonatemi) scopro che questo è il primo di una trilogia!!!

Ma non sarebbe il caso di scriverlo in copertina!!!!

Non solo, ma il terzo non è ancora uscito!!!

Quindi appena avrò finito di scrivere qui, pulirò casa e andrò a comprare il secondo capitolo!

Comunque il primo mi è piaciuto, probabilmente perchè, solo in base alla copertina, sono riuscita ad individuare esattamente il tipo di storia che volevo, quindi ero particolarmente predisposta ad un racconto di guerrieri, violenza e omicidi in un epoca simil medioevo in un mondo non così diverso dal nostro. E’ sicuramente un libro per ragazzi e anche da questo punto di vista era quello che volevo dopo diverse letture più “adulte”. Forse non è scritto in modo perfetto, ho notato la differenza con le prime 20 pagine che ho letto dell’Allende, ma ehi, stiamo parlando pur sempre di traduzioni e ehi, l’Allende l’ho abbandonata dopo 20 pagine e non perchè fosse pesante, ma perchè era in qualche modo, sempre dal mio misero punto di vista, scontato.

O forse semplicemente non sono predisposta.

Ora vado a comprare il secondo capitolo, “Le quattro cose ultime”, sperando che sto benedetto Paul Hoffman non mi faccia invecchiare in attesa del terzo.

p.s. “La mano sinistra di Dio” è anche il titolo del romanzo che sta alla base della serie TV “Dexter”. Penso che comprerò anche quello.

 

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