“Mangia Prega Ama” di Elizabeth Gilbert

Ultimamente mi sono resa conto di avere casa piena di libri che non ho mai letto e nonostante questo le mie ultime due letture sono state delle repliche (Siddharta e Elianto). Per questo motivo mi ero promessa di non acquistare libri nuovi prima di non aver letto qualcuno dei titoli presenti nella mia libreria, quelli che mio fratello mi ha lasciato in eredità non potendoli trasportare nel suo piccolo appartamento di Hoboken.

Poi qualche settimana fa facevo una delle mie solite visite alla Fnac e gironzolavo tra i vari settori sfogliando i libri che più mi sembravano interessanti o limitandomi a sfiorare le copertine con le dita in attesa delle giusta vibrazione quando mi sono imbattuta nel libro da cui è stato tratto l’omonimo film “Mangia Prega Ama”.

In copertina c’è Julia Roberts con una coppetta gelato in mano e il cucchiaino in bocca, sul suo viso c’è un’espressione di felicità e goduria.

Non amo comprare libri che riportano in copertina immagini del film che hanno ispirato. Mi sembra una mortificazione per il libro costretto ad appellarsi alle immmagini di un film per attirare l’occhio del lettore.

Nonostante questo ho preso il tomo tra le mani e l’ho girato per leggerne il retro “L’unica eccezione al clichè holliwoodiano per cui tutto ciò che serve ad una donna per essere felice è un marito”

Il libro è venuto a casa con me ed ogni pagina letta è stata una nota d’amore.

Se invece di psicanalizzarmi dopo 5 minuti di telefonata volete sapere io come sono, leggete questo libro. Mi è stato impossibile non immedesimarmi nella protagonista e nel suo viaggio attraverso il mondo e se stessa alla ricerca della felicità.

Liz Gilbert è una scrittrice affermata, sposata e con una bella casa a New York che una notte si ritrova a piangere su pavimento del suo bagno rendendosi conto di non essere felice.

Affronta un divorzio, una storia d’amore turbolenta, ma soprattutto se stessa, finchè non capisce che essere single significa essere libere e di fronte questa nuova scoperta decide di fare tutto quella che la sua libertà le permette di fare.

Per un anno abbandona tutto e tutti e parte. Trascorre i primi 4 mesi in Italia, a Roma. Da italiana questa è stata la parte più divertente, mi piace sempre sapere come gli stranieri vedono l’Italia, ma molti di quelli con cui spesso ne parlo sono qui perchè sono stati costretti a venirci (militari), Liz invece ci viene di sua spontanea volontà, anzi, realizza uno dei suoi più grandi desideri.
Oltre ad imparare l’italiano, la protagonista si lascia coccolare dal cibo e entra in contatto con quello che è il concetto della “dolce vita” e il “dolce far niente”.

Dopo si sposta in India per altri 4 mesi. Qui vive presso un ashram seguendo la dottrina di una guida spirituale, impara l’arte della meditazione, impara ad ascoltare se stessa e ad essere in pace con i suoi sentimenti e si suoi pensieri. Impara il valore di passato, presente e futuro.

Ed in fine arriva a Bali dove inizia a seguire un santone del luogo e dove finalmente troverà…beh non ve lo dico!

Non vi è una vera e propria lezione da imparare nella lettura di questo libro. Elizabeth Gilbert parla del suo viaggio alla ricerca della felicità, ma ognuno può vivere tale ricerca in modo diverso. Forse l’unico insegnamento è quello che sta alla base di tutto il libro: cercate la felicità. Se nel vostro io percepite di non essere felici, ma temete che nel lasciare la via classica, quella che tutti considerano giusta, sarete giudicati, fregatevene.

Dovete essere felici, ad ogni costo.

“La Bhagavad Gita – l’antico testo indiano yogi – dice che è meglio vivere la propria vita in modo imperfetto piuttosto che vivere in modo perfetto l’imitazione della vita di un altro”

“Volevo le gioie del mondo e la trascendenza – il duplice splendore di una esistenza pienamente umana. Volevo quello che i Greci antichi chiamavano kalòs kai agathòs, l’equilibrio tra ciò che è buono e ciò che è bello.”

“Dio vive dentro di te essendo te stesso, esattamente come sei. A Dio non interessa guardarti mentre interpreti un ruolo”

 

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