“Elianto” di Stefano Benni

Non amo molto la letteratura italiana, ma il mio autore preferito è nato a Bologna e il suo nome è Stefano Benni. Credo di aver letto tutti i suoi libri, ma ogni estate, quando le sere diventano magiche, apro la prima pagina di “Elianto” e lo divoro fino all’ultima frase. Non so quante volte l’ho letto.

Come tutti i libri di Benni, “Elianto” è ambientato in un mondo a metà tra reale e fantastico, nel quale tutte le bugie della nostra “Italialand” si mescolano alle verità della fantasia senza limiti dell’autore.

Le elezioni sono alle porte, i 20 candidati si sfidano a suon di attentati e stragi. Chi sopravviverà sarà il nuovo presidente. L’indipendenza delle contee dal corrotto governo centrale si decide con dei giochi e il tutto è controllato dal Zentrum, il computer centrale posto all’ultimo piano del più grande grattasmog mai costruito, il Chiodo.

Ad Elianto spetta l’arduo compito di gareggiare contro Baby Esatto in un quiz televisivo per l’indipendenza della sua contea.

Ma Elianto è malato, costretto in un letto dal Morbo Dolce che lentamente lo consuma, e in attesa del suo ultimo giorno, viaggia con la fantasia lungo le vie di una mappa nootica che ogni notte si proietta sul soffitto della sua stanza attraverso le ombre dei rami di una grande castagno. La mappa mostra le vie d’accesso ai 7 mondi alterei e sarà proprio attraverso questi mondi che Boccadimiele, Iri e Rangio, i migliori amici di Elianto, partiranno alla ricerca di una cura per il compagno che gli permetta di alzarsi e partecipare al quiz.

Parallelamente a loro, per ordine del Gran Malvagio in persona, i tre diavoli Ebenezer, Brot e Carmilla seguiranno la stessa via alla ricerca del magico Kofs, mentre il guerrero Fuku occhio di tigre e i due mini-yogi Pat e Visa scaveranno negli angoli più remoti dei 7 mondi per trovare il più forte guerriero di tutti i tempi, Tigre Triste.

Elencare tutti i personaggi o semplicemente descrivere i mondi creati di Benni è praticamente impossibile in poche righe, ma per quanto possano essere creature di fantasia o luighi immaginari, è molto semplice rivedere in essi se stessi o una parte della nostra società, ed è per questo che lo adoro, perchè intreccia quanto c’è di più triste nella nostra società viziata, falsa e corrotta, con la bellezza di una fantasia senza limiti nella quale dietro una semplice ombra può nascondersi l’accesso alla libertà.

Quindi è un libro che consiglio a tutti, a quelli che sognano e a quelli che vivono con i piedi a terra. Mentre io aspetto la prossima estate per leggerlo di nuovo.

King Misclot il lunedì preparò con ingredienti segreti un cocktail d’amore così porneroticosexappillico che quella sera stessa i sexmografi segnalarono un terromoto di sesto grado e invece erano un milione di molle di letto che cigolavano.

King Misclot il martedì venne sfidato da un cliente ubriaco che gli disse: scommetto un milione di svanzike che non riesci a fare un cocktail che mi butti a terra. King Misclot mescolò gin, angostura, grappa di pera, merlot, pinot, sbargiullo, pallini da caccia, solfuro d’ammonio e due gocce di mercurio protoplastico, chiuse tutto in una damigiana e spaccò la damigiana in testa al cliente, che perse la scommessa.

King Misclot ll mercoledì fece un cocktail così leggero che tutto il party si svolse sul soffitto.

…….”

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