I LOVE HOBOKEN

Eccomi qui, back in the states.

Il viaggio è durato più del previsto con relative turbolenze, vomitini, falsi atterraggi e aereoporti sbagliati, ma alla fine sono giunta, sana e salva.

Anche se estremamente stanca sveglia da quasi 24 ore.

Ma cosa importa quanto tempo hai dormito se, arrivando in albergo, ti rendi conto che la tua stanza ha un’enorme finestra con vista sulla City, illuminata e duplicata dal suo riflesso nel fiume.

Ho chiuso gli occhi in un morbido ed enorme letto a due piazze e non ho chiuso le tende, dopo poche ore li ho riaperti e con immensa sorpresa ho ammirato l’alba, il sole sorgere e specchiarsi in quegli spaventosi grattacieli, l’unico paesaggio non naturale che in qualche modo riesce ad attirare la mia attenzione e impressionare la mia immaginazione.

E’ stato uno dei risvegli più belli della mia vita, come aprire gli occhi e trovare l’uomo della tua vita che ti abbraccia mentre dorme.

Hanno ragione, New York è il posto perfetto per i single, New York è il tuo partner, New York ti fa innamorare.

E ora sono sola nel bar dell’albergo a scrivere. Sono uscita dalla camera e ho chiamato l’ascensore, quando si è aperto quattro ragazzi, già semi ubriachi, parevano stessero aspettando me. Metto piede in ascensore e già mi hanno chiesto le notizie fondamentali: come ti chiami, di dove sei e perchè sei qui. Mi invitano ad andare con loro, ma io mi sto fittiando questo bar e il suo divanetto da quando sono arrivata. E ho bisogno di un break, tutto il giorno a sforzarsi di parlare una lingua che non mi appartiene, è come se improvvisamente mi dicessero che cammino nel modo sbagliato e devo imparare di nuovo a stare in piedi, però magari sulle mani, e allora anche la cosa più semplice e scontata diventa complessa e impegnativa. Il mio cervello è stanco, il jetlag non si stacca di dosso, ma io non voglio ritrovarmi alle nove di sera sotto le coperte, nonostante la vista dal mio letto sia mozzafiato e la luna alta sullo skyline è piena.

Il primo giorno è stato tranquillo, in giro per Hoboken, mi sembra di non essermene mai andata. Il cibo, i negozi, gli odori, son sempre quelli.

Fino a prima di arrivare sognavo di non tornare più a casa, ora però il mio desiderio è cambiato e non so perchè. Ora sogno di trovare un lavoro che mi permetta di venire qui ogni qual volta mi venga il desiderio, forse perchè nonostante tutto sono italiana, forse perchè anche se in italia non ho legami per il futuro, ho paura che qui non avrei nulla se non mio fratello, forse perchè questo posto deve continuare ad essere un sogno, unqualcosa da vivere una o due volte l’anno, qualcosa che mi serva a staccare dalla realtà. Immagina a dover dire “vado a napoli così stacco un pò”…forse perchè, come ho detto ai quattro tipi in ascensore “i’m on vacation” e qui così dev’essere.

Oddio, quelli che stanno nell’area residenti dell’albergo sono tutti molto fighi, li vedo scendere a portare i loro superpedegrati dogs a fare la pipì al Sinatra Park, anche io sarei molto figa uscendo da quella porta, uscire da quella porta da un messaggio molto semplice e diretto “ho sufficienti soldi per permettermi di pagare il fitto in questo posto strafighissimo e sono single” perchè a qaunto ho capito, avere il cane ad Hoboken significa essere single e Hoboken è pieno di cani!!

I love Hoboken! 😛

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