Nell’arena della rete, schiavi di Facebook


Quando leggo di Facebook, o di Google, quasi dimentico che dietro questi grandi nomi ci sono degli uomini. Mi sembra invece di leggere di qualcosa in stile Matrix o Skynet, entità artificiali che a breve svilupperanno una coscienza con tanto di istinto di sopravvivenza che le porterà a sopraffare l’umanità a favore della loro esistenza.
Ma non è forse così? La tecnologia che gli studi moderni ci hanno messo a disposizione era un qualcosa che doveva rendere tutto più semplice, agevolarci nella vostra vita quotidiana, adattarsi e plasmarsi alle nostre esigenze. E invece sta accadendo il contrario, siamo noi a prendere la forma della tecnologia che ci viene proposta. Non c’è più una domanda e un’offerta, ma solo un’offerta e una ricezione che si adatta a quello che il mercato propone.
Steve Jobs diceva “La gente non sa di cosa ha bisogno finchè non glielo mostri”.
Tutto quello che  che la rete, gli smartphone e in genere le nuove tecnologie ci offrono, sono fondamentalmente superflue e non hanno migliorato la nostra vita, vivevamo benissimo già prima con il nostro 3310 che aveva segnale anche sotto i bunker, non ci sono stati miglioramenti, ma solo cambiamenti e i cambiamenti non sempre fanno rima con “evoluzione”.
I cellulari hanno migliorato la nostra vita, permettendoci di comunicare in qualsiasi punto del mondo in qualsiasi momento. Le email hanno migliorato il nostro lavoro, garantendoci una comunicazione immediata, lì dove bisognava affidarsi alle poste o al telefono. Ora non starò qui a parlarvi del romanticismo che abbiamo perso, delle storie d’amore chiuse con un sms o la nostalgia del profumo della carta da lettere, perchè i miglioramenti che questi mezzi ci hanno garantito sono stati come l’invenzione della ruota nei trasporti, ma il resto, tutto quello che ne è seguito, ci ha davvero migliorati?
Siamo schiavi della tecnologia, schiavi di servizi di cui potremmo fare tranquillamente a meno, ma che ci sono stati imposti come necessari cambiando tutte le nostre priorità. ma dato che non esiste nessuna coscienza artificiale, nessuna macchina indipendente, nessuno spirito robotico, è facile capire che chi controlla la tecnologia, gli uomini che ci sono dietro, controllano il mondo. E non solo dal punto di vista economico, loro controllano l’informazione e la comunicazione in una società nella quale la massa è sempre più amalgamata e il singolo pensatore è sempre più raro. Loro hanno i mezzi per controllare la massa e controllare non significa solo monitorare, ma anche gestire, indirizzare, influenzare.
E’ come una casa discografica che decide che uno dei suoi cantanti deve diventare famoso. La sua canzone passerà per radio ogni ora tanto che anche se non ci piace alla fine la riterremo orecchiabile, il suo viso sarà su giornali e trasmissioni televisive, inizierà collaborazioni con chi è già famoso e relazioni da gossip e anche le critiche saranno ben accette. Rifletto sempre sul come io conosca il nome e il viso di Justin Bieber, che dovrebbe essere un cantante, ma come non abbia mai sentito una sua canzone.
E’ possibile fare lo stesso con un’idea, una notizia. E’ possibile fare lo stesso con l’informazione. Non è necessario entrare nei sogni in stile Inception per rubare o impiantare idee nella mente di un essere umano. La combinazione Facebook-Google è più che sufficiente, soprattutto quando le menti a cui si punta sono deboli.
E’ sempre la stessa storia. Nell’antica Roma si organizzavano i giochi al Colosseo e si regalava il pane agli spettatori per distrarli da quella che era la loro vera condizione. Facebook da alla gente i mezzi per costruirsi una personalità virtuale laddove la realtà non offre nulla, o semplicemente sbirciare in quella degli altri, per distrarci da quello che in realtà fa: governarci.
Io uso assiduamente Facebook e spesso leggo link di denuncia del pessimo rapporto che c’è tra Facebook e la privacy, di come le nostre informazioni personali vengano violate e utilizzate per la pubblicità.
Ma ci sono due tipi di utenti a cui arrivano questi link: la maggioranza, che non se ne cura perchè il gioco vale la candela e forse non si rende nemmeno conto dell’importanza delle informazione che pubblica costantemente sul suo profilo, e la minoranza, che pure non se ne cura perchè ha una personalità “reale” forte a sufficienza per utilizzare Facebook, nel modo migliore, quello per cui probabilmente è stato creato, rimanere un semplice “utente” e non diventare una “vittima” del sistema.
E anche chi non ha un profilo Facebook, evita di registrarsi per non creare problemi con il suo partner e non per non comunicare i propri dati!
Il mondo dovrebbe diventare un’enorme centro di riabilitazione, tutti dovremmo capire di essere dei tossici, dipendenti di una droga che ci proietta in un mondo di illusioni usate per controllarci.
Non ci sono macchine che ci utilizzano come cibo, campi in cui si coltivano esseri umani, tubi e spinotti da staccare per tornare alla realtà, ma la strada verso la nostra piccola Matrix è già iniziata e le rinunce da fare per uscirne sono forse troppo grandi perchè si possa interrompere questo cammino.

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