Il privilegio del lavoro

 

Lavoro, disoccupazione. Disoccupazione e lavoro. Ecco di cosa si parla principalmente nell’ultimi periodi, diciamo da qui a un paio d’anni andando a ritroso. Crisi, lavoro, disoccupazione. La crisi che elimina il lavoro che quindi crea disoccupazione.
Eppure io questa scena la vivo da un bel po’ di anni, da un bel po’ prima che si parlasse di crisi e l’ho vissuta in una maniera così completa che l’ultima volta che ho parlato con una sindacalista non credeva che davvero mi fossi trovata in tutte quelle situazioni. E io vorrei parlarvene, un po’ per sfogo e un po’ perché ormai non riguarda solo l’emarginato sud, la disastrata Napoli, è così ovunque, e quasi mi sento avvantaggiata ad avere già tutta questa conoscenza nel settore e ritengo sia giusto condividerne un po’.
Non vi racconterò tutto, perché in dieci anni ho lavorato davvero tanto, ricoperto ruoli completamente diversi tra loro. Dalla commessa alla segretaria, alla cameriera. Ho lavorato in un’agenzia che organizzava concerti, in una videoteca, in un pub. Ho addirittura fatto una prova in un’agenzia di investigazioni private. Ho fatto la hostess in un supermercato e venduto abbonamenti porta a porta. In dieci anni ho fatto così tanto che ho dovuto iniziare a omettere i vecchi impieghi dal curriculum, divenuto una sorta di Divina Commedia del lavoro.
E’ per questo che a volte rido quando per consolarmi mi viene detto “dai, fa curriculum!”….

continua su: http://www.fanpage.it/la-crisi-prima-della-crisi/#ixzz31gc6bopg

La dura vita del design-er in Italia

Un paese, agli occhi del mondo, è rappresentato da ciò che in quel mondo riesce ad esportare.

Ultimamente l’Italia, grazie alla politica e a molti dei suoi imprenditori, è riuscita ad esportare solo brutte figure interpretate come azioni di un paese corrotto e superficiale.

Ma c’è ancora qualcosa che riesce a tenere alto il nome della nostra nazione. La sua storia, la sua cultura e la sua arte che nel tempo si è evoluta in un idea oggettiva di eleganza. L’Italia, tutt’oggi, è ancora sinonimo di design e sebbene i nomi più grandi che lo rappresentano, dalla moda ai motori, siano economicamente dipendenti da aziende con sedi amministrative all’estero ciò che ancora dà loro prestigio è il poter ricondurre la nascita dei loro design a mani italiane.

Ma stiamo parlando di grandi aziende, quelle affermate, conosciute e invidiate in tutto il mondo, quelle che sono sopravvissute ai danni della crisi economica e culturale italiana.

Ma che aspettative può avere oggi, qui, un giovane designer che vuole portare al mondo le sue idee?

L’Italia può vivere di rendita senza dare spazio a nomi nuovi?

continua su: http://www.fanpage.it/la-dura-vita-del-design-er-in-iitalia/#ixzz2lwbsVWaW

 

A cosa serve una giornata contro la violenza sulle donne?

Oggi è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Ogni giorno, volenti o nolenti, abbiamo a che fare con le parole femminicidio, stupro, stalking.
Ma la violenza sulle donne sta anche altrove e non bisogna arrivare al sangue o ai lividi.
La violenza sulle donne sta nel tipo che ti si struscia addosso nella bolgia infernale di una metro strapiena, o in quello che ti fissa come se non avesse visto mai una donna, o magari nel tizio che si ferma mentre sei alla fermata dell’autobus.
La violenza una donna la subisce anche se nessuno l’ha mai toccata. E’ la violenza che sta nella paura e la paura è una prigione, una catena che ti impone degli orari, ti costringe a fare una strada più lunga perché attraversare il parco a quell’ora è pericoloso, o a camminare con l’ansia di girare l’angolo e imbatterti in qualcuno di sbagliato.
E allora pesavo. A cosa serve una giornata contro la violenza sulle donne? A sensibilizzare. Sensibilizzare chi?
Il violentatore? Il pazzo maniaco? Il violento? L’ossessionato?

continua su: http://www.fanpage.it/a-cosa-serve-una-giornata-contro-la-violenza-sulle-donne/#ixzz2lfw5OlQk

Brunetta, lei quanto guadagna?

Mi hanno sempre dato fastidio quelli che, dopo aver appreso che professione fai, non esitano a chiederti quanto guadagni, un po’ per capire se il tuo conto in banca è maggiore del loro o per spiegarsi come puoi permetterti il Mac e il televisore da 50 pollici.

Evidentemente Brunetta dev’essere uno di quelli.

Prima di chiedere a Fazio il suo compenso in Rai, aveva difatti già posto la domanda a Santoro, su LA7. Ora, con Fazio gli è andata bene perché la Rai è pubblica e quindi si sono messi in mezzi gli indignati che continuano a pagare il canone anche se Fazio gli sta sulle palle, ma con Santoro gli andò male e ci fece pure una figura non proprio delle migliori. Perché pare che per il mancato premio No-bel all’economia, tutte le aziende in Italia siano in perdita.

continua su: http://www.fanpage.it/ma-lei-quanto-guadagna/#ixzz2i5ZQZcG1
http://www.fanpage.it

– Jobmeeting, la fiera dell’angoscia
– Non è un paese per eroi…forse
– Bentornati nel Medioevo
– Il business della morte in diretta

 

Jobmeeting, la fiera dell’angoscia

 

Così sono andata ad uno di questi famosi Jobmeeting, con nessuna aspettativa quindi non posso dire di essere rimasta delusa. Più che altro mi sono spaventata.

Arrivo lì e devo iscrivermi, sul modulo che la signorina sorridente mi consegna vengono richiesti i dati personali, ma non c’è spazio per inserire alcun titolo di studio se non la laurea. Stavo già per andare via, mi sono sentita discriminata, mi sono sentita senza speranza. Improvvisamente i miei 10 anni di esperienza nel mondo del lavoro mi sono sembrati inutili.

Ma mi sono fatta coraggio e sono andata avanti.

C’era una decina di stand di aziende che offrivano lavoro, Trenitalia, Pirelli, BNP, insomma, grossi nomi, ma pochi.  Pochi se messi a confronto con il numero di ragazzi in fila ad ogni stand.

Giovani laureti, e io? Cosa ci facevo lì?

 

continua su: http://www.fanpage.it/di-una-laurea-presa-con-un-voto-inferiore-a-100-non-ce-ne-facciamo-niente/#ixzz2h3Bvu13Q

 

 

Non è un paese per eroi…forse

 

Ragioniamo per assurdo. Si, diciamo che Berlusconi è innocente, che la magistratura sinistroide lo ha preso di mira per eliminarlo dalla politica perché…perché è un grande statista dall’immenso carisma pronto a sventare tutti i piani malefici per la conquista del mondo messi in atto dalle forze politiche a lui opposte. Diciamo che è puro, non ha mai corrotto nessuno, non ha mai evaso le tasse, va a messa tutte le sante domeniche ed è pure vergine, perché la ex moglie è una poco di buono e ha avuto i suoi figli da qualche comunista ubriaco e lui comunque li ha accettati come fossero suoi.

Quindi diciamo che ha un destino da santo martire e che probabilmente Papa Francesco ha già dato il via al processo di beatificazione.

Nonostante questo sarebbe impensabile mettere la sua evidente innocenza dinnanzi ad un intero paese sull’orlo del baratro.

Figuriamoci se poi questa innocenza non è proprio evidente.

continua su: http://www.fanpage.it/non-e-un-paese-per-eroi-forse/#ixzz2gSun3JMU

 

Oh No! Il cellulare non ha più linea!

Mettiamo caso che per uno strano allineamento dei pianeti in concomitanza di qualche strana tempesta solare provocata dal passaggio della stella cometa dei Re Magi,

improvvisamente, tutti i cellulari del mondo perdessero il segnale. Niente più rete, niente più internet.

 

Cosa succederebbe?

Prima di tutto, mia madre se la prenderebbe con me dicendo che, anche se il suo cellulare non prende, la colpa è mia che non rispondo al telefono.
continua su: http://www.fanpage.it/oh-no-il-cellulare-non-ha-piu-linea/#ixzz2g5FSqjIO

 

Nel bene o nel male, l’importante è che si parli di te

Nel bene o nel male, l’importante è che si parli di te. E’ questa ormai la golden rule del marketing moderno, regola che non vale tanto per i prodotti quanto per i ViAiPi.

Nella mia personale esperienza, l’esempio più lampante è quello di Justin Bieber, di cui conosco nome e fattezze, ma non una canzone, ed essendo un cantante la cosa dovrebbe essere preoccupante. Per lui intendo, io campo molto meglio nella mia Bierberica ignoranza. Ma potrei riportare decine di esempi nostrani, come i cari tronisti di Maria De Filippi, conosciuti grazie al Claudiano di Zelig, o, tornando oltre oceano, la poco talentuosa Paris Hilton, che ho conosciuto grazie alla sua dritta su come risparmiare evitando l’acquisto di biancheria intima. Tutti conoscono i loro nomi, anche chi non segue Entertainment Television e  non legge Chi.

E da qualche giorno è arrivata agli occhi di tutti anche Miley Cyrus e in non pochi, qui in Italia, si sono chiesti “E mo chi c***o è questa?”.

continua su: http://www.fanpage.it/nel-bene-o-nel-male-l-importante-e-che-se-ne-parli/#ixzz2dLaLtZ00
http://www.fanpage.it

 

Bentornati nel Medioevo

E’ bello svegliarsi la mattina, accendere il mio bel televisore da millemila pollici, schermo piatto ultra tecnologico, sintonizzarlo su uno dei 27 canali di informazione e sorseggiare il mio caffè americano guardando le news.

Le news del giorno riguardano il Papa che è arrivato in Brasile, e il Royal Baby che finalmente è nato, così la regina può andare in vacanza. Ho chiuso gli occhi e ho immaginato il tizio in tv vestito da banditore con scarpe a punta, pantaloni sbuffosi e uno strano cappello in testa che leggeva le notizie da una pergamena fresca fresca di inchiostro. Che poi insomma, dove vivo io è facile immedesimarsi, ci manca solo il tizio che butta il piscio dalla finestra e siamo apposto. Bene bene, Papa e famiglie reali, Dante si rallegrerebbe a seguire le liete novelle sul suo Galaxy. Ma questo è solo gossip, quelle notiziuole ricche di particolari inutili che piacciono tanto alla gente, perché nel Medioevo nessuno si interessava al modello della macchina con cui viaggiava  il Papa, e nessuno vendeva gadgets fuori l’ospedale dove nasceva il Royal Baby di turno.

Non sei nel Medioevo, cara Onda, sei solo in un giorno di Luglio in cui non succede una beneamata mazza e quindi i 27 canali di news non hanno altro di cui parlare.

Quindi mi stavo mentalmente ri-proiettando ai giorni odierni quando eccola lì, la mano che mi ha tenuta ancorata nell’era buia della civiltà umana…

continua su: http://www.fanpage.it/bentornati-nel-medioevo/#ixzz2ZsjoAmAP

 

Il business della morte in diretta

Il motociclismo non è una passione qualunque, non è uno sport come quelli a cui l’Italia è stata sempre abituata. Per salire in sella serve qualcosa che vada oltre il piacere, oltre il sogno di diventare l’idolo delle folle ricoperto di soldi e ricercato dagli sponsor. Se dedichi la vita  al calcio, o al tennis, se sei bravo, se puoi puntare al massimo, sai che loro in cambio possono darti tutto, appagamento, soldi, donne, fama. In cambio, se ti va male, possono prendersi un legamento, un ginocchio, un gomito, una caviglia. Se ti va male.

continua su: http://www.fanpage.it/il-business-della-morte-in-diretta/#ixzz2ZmVtYtkz