La vera storia di Halloween….forse…

halloweenInizia la guerra. Halloween si, Halloween no. E’ la festa di Satana o una semplice americanata? A quanto ne ho capito nessuna delle due. Quindi, facciamo un po’ di chiarezza, anche se è piuttosto difficile.

Torniamo ai tempi in cui l’Irlanda era dominata dai Celti. In quel periodo il capodanno (per i Celti) non cadeva il 31 Dicembre, ma il 31 Ottobre, quando si dichiarava chiusa la stagione estiva riportando a valle i greggi dopo i mesi tiepidi di preparazione al freddo inverno. Tale capodanno veniva chiamato Samhain, che potrebbe derivare da una parola celtica che significa per l’appunto “fine dell’Estate”. Quindi si riteneva che la notte tra il 31 Ottobre e il 1 Novembre fosse un periodo di transizione tra due momenti dell’anno d che non apparteneva ne al passato, ne al futuro, gli ordini delle cose crollavano e le anime che risiedevano nel Tir nan Oge (l’equivalente dei  Campi Elisi greci e romani o del Valhalla vichingo) potessero vagare sulla terra in mezzo ai vivi. Era usanza lasciare del cibo o del latte per gli spiriti che andavano a far visita ai loro familiari o mascherarsi con pelli di animali per spaventare gli spiriti indesiderati. Si facevano sacrifici animali, si accendeva un grande fuoco sacro i cui tizzoni venivano utilizzati per illuminare delle rape intagliate (le attuali zucche).
Continua…!

Anche le piante soffrono?

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E’ la frase che quelli che mangiano carne dicono a quelli che non mangiano carne: “anche le piante soffrono”.
Ma è davvero così?
Di istinto io direi di no. Ma io non sono nessuno e quindi sono andate a cercare.

Scientificamente no.
Sono prive di un sistema nervoso che possa permettere loro di provare dolore.
Nel corso dell’evoluzione hanno sviluppato dei sistemi di difesa per garantire la propria sopravvivenza e quella della propria specie.
C’è chi afferma che possano avere reazioni se esposte, ad esempio, alla musica classica.
Anche la mia piantina di prezzemolo ha reazioni alla musica, inizia a cucinarsi da sola in aglio e olio se metto Gigi D’Alessio.
La questione è che senza un sistema nervoso e un cervello pronto a ricevere i segnali da esso inviati, non ci può essere dolore fisico…o piacere.
La scienza dice questo.
Ma ciò non significa che allora non vanno rispettate.
Significa che mi mangia carne a volte spara cazzate.
Almeno da un punto di vista scientifico. Perché certo, anche le piante potrebbero avere un’anima e provare emozioni. In tal caso, parafrasando Schopenhauer, “Se Dio ha fatto questo mondo, io non vorrei essere Dio; l’estrema cazzimma nel dare un’anima a una cosa che non si può muovere, mi dilanierebbe il cuore”. Permettere ad una pianta di provare paura e non darle la possibilità di scappare di fronte ad una minaccia sarebbe davvero una grossa cattiveria.
Ma se proprio vogliamo, anche l’anima può avere un riscontro scientifico. E’ provato che molti animali, compreso l’uomo, abbiano sviluppato determinati sentimenti per favorire e garantire la sopravvivenza della specie, come ad esempio l’amore per i figli o la paura stessa, e di base, le piante non avrebbero alcuna motivazione per sviluppare tali capacità.

Vi invito, se avete 10 minuti, a leggere questo articolo, ma se di minuti ne avete 1 vi riporto giusto l’inizio e la fine…

Quando affronto il tema del dominio che gli umani esercitano sugli altri animali, e in particolar modo il tema della carne, molte persone si mettono immediatamente a parlare delle piante in una modalità aggressiva: secondo loro, le piante pensano, sono coscienti, gridano, soffrono o provano piacere. In genere, queste persone sono in perfetta mala fede e se fingono di interessarsi alla sorte delle piante lo fanno solo per poter meglio continuare a disprezzare quella degli animali;
[….]
ma per la quasi totalità della gente, ciò non cambia un bel niente nella relazione pratica che si può avere con la pianta o la pietra: esse verranno strappate o frantumate senza alcuna preoccupazione nei loro confronti e si continuerà a parlare anche più di prima di natura armoniosa e buona. Esse sono viste esclusivamente come recettori, concepite a notro uso, come polo relativo interamente subordinato all’unico polo che gli umani vogliono considerare infine come realmente esistente o importante: l’Umanità.

CakePops e CupCake di Pandoro, riciclo creativo

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Pare assurdo che il 31 Gennaio alzi gli occhi e vedi due Pandoro ancora imballati che ti guardano dall’alto della credenza. E’ una sorta di maledizione, sti cazzo di dolci natalizi non finiscono mai, spuntano da dietro gli angoli dei mobili esattamente il secondo giorno di dieta. Ma noi…noi siamo più forti. Noi il dolce lo mangiamo solo il week end, almeno è quello che succede in casa Di Maria (Di Maria è il cognome del mio ragazzo, non è che vivo a casa di Maria), e di questo passo sti due Pandoro ci durano fino a Natale 2015.
Quindi ricicliamo!
Il riciclo del Pandoro è stupendo. Si lavora con la chimica, è come se il dolce in oggetto implodesse su se stesso creando un buco nero di pandoro dall’inestimabile peso specifico e quello che è un dolce, non so, di venti centimetri, diventa un ciupachups.
Quindi, se anche voi avete ancora un pandoro o un panettone sullo stomaco, ecco come smaltirli.

Per 8 cakepops
– Pandoro 200gr
– Panna fresca 50gr
– Nutella o marmellata APV (A Piacere Vostro)
– Gocce di cioccolato 25gr
– Cioccolato fondente 170gr
Per guarnire
– Cocco disidratato e/o zuccherini colorati
– 8 stuzzicadenti di media lunghezza

In una ciotola sbriciolate il pandoro con le mani (io ho eliminato la parte esterna più scura). Aggiungete la panna fresca e le gocce di cioccolato  e iniziate ad amalgamare. Otterrete un composto omogeneo e modellabile, quasi come la pasta per i biscotti.
Ottimo!
2015-01-30 19.01.28Ora prendete una manciata di impasto, allargatela un po’ e ponetevi in mezzo un cucchiaino di Nutella (o marmellata), poi prendete un altro po’ d’impasto e usatelo per coprire la crema. A questo punto iniziate a creare una pallina senza aver paura di sporcarvi le mani :D. Per la quantità d’impasto e, quindi, la grandezza della pallina, regolatevi voi. Di solito i cakepops sono piccolini e si mangiano in un boccone. I miei sono venuti un po’ più grassottelli, ma schifo non facevano. Siate invece attenti con la Nutella, se ne mettete troppa sarà più difficile dare forma alla pallina, ma soprattutto andrete incontro al diabete al primo morso.
Create le vostre palline e riponetele su di un vassoio. Infilzatele con gli stuzzicadenti e mettetele in frigo a riposare che se no si stancano.
Intanto sciogliete il cioccolato. Io l’ho fatto a bagnomaria, ma dicono che si possa fare anche al microonde. Io c’ho provato…non avete idea di come possa 2015-01-31 10.29.26puzzare il cioccolato bruciato.
Preparate in due scodelline il cocco e gli zuccherini.
Una volta sciolto, prendete le vostre palline e, tenendole per lo stuzzicadenti, immergetele nel cioccolato fuso in modo da ricoprire tutta la superficie e poi, con delicatezza, passateli nel cocco o negli zuccherini.
Sistemateli nei bicchieri equilibrando bene i pesi e lasciateli in frigo per un’oretta, dando il tempo al cioccolato di solidificarsi.

Non sono dolcini da gustare a “cuor leggero”, sono dolcini da gustare e basta!

 

Per 4 Cupcake
– Pandoro 200gr
– Panna fresca 50gr
– Nutella o marmellata APV (A Piacere Vostro)
– Gocce di cioccolato 25gr
Per guarnire
– 1 albume
– zucchero a velo 50gr
– burro 75gr
– Estratto di limone, 1/2 cucchiaino o buccia grattug. di un limone

In una ciotola sbriciolate il pandoro con le mani (io ho eliminato la parte esterna più scura). Aggiungete la panna fresca e le gocce di cioccolato  e iniziate ad amalgamare. Otterrete un composto omogeneo e modellabile, quasi come la pasta per i biscotti.
2015-01-30 18.20.46Sistemate i pirottini di carta in uno stampo per muffin. Prendete una manciata di impasto e utilizzatela per rivestire l’interno del pirottino. Lo strato non deve essere sottile, anzi.
Intanto preriscaldate il forno a 180°.
Ora riempite i dolcini con un cucchiaino di Nutella o marmellata.
Create delle palline con l’impasto e poi schiacciatele in modo da ottenere dei dischi che andranno a ricoprire la crema e quindi a chiudere il cupcake.
Mettete in forno per circa 10 minuti.
Intanto preparate il frosting.
Io ho preparato quello al burro per un motivo: la settimana scorsa ho miseramente fallito sostituendo la margarina al burro e sono caduta in una spirale di depressione perché non sapevo se il fallimento era dovuto a me o alla margarina. Così invece di fare la supereroina che sostituisce gli ingredienti in ricette che ha provato solo una volta, mi sono attenuta a quella originale per riprendermi dalla sconfitta precedente.
Vi ho raccontato della mia vita per arrivare ad un semplice punto: il dolcino in se’ è una bomba calorica e forse sarebbe meglio accostarlo ad un frosting più leggero.
Comunque proseguiamo.2015-01-31 10.04.18
Unite l’albume allo zucchero a velo in un recipiente e scaldateli a bagnomaria fin quando lo zucchero non è sciolto. A quel punto togliete il composto dal fuoco e sbattetelo per 5 minuti, l’albume si
monterà, quindi potete aggiungere il burro, un po’ per volta, sbattendo il tutto fino ad ottenere un composto sodo. Come ultimo step unite l’estratto di limone.
Tirate fuori le cupcake dal forno e lasciate raffreddare un po’.
Decorate con una sacca da pasticciere.
Lasciatele riposare per un’oretta prima di mangiare, anche loro, come le cakepops, si sono stancate.

 

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Le frasi che non avremmo mai detto senza Facebook

Stamattina pensavo a come le nuove tecnologia ci abbiano cambiato la vita, da tutti i punti di vista. Siamo rintracciabili, raggiungibili in qualsiasi punto del mondo, ma soprattutto abbiamo fatto nostro un gergo che fino a due o tre anni fa non avremmo mai immaginato. Prima con il “Mi mandi un sms”, poi il “Chattiamo”, ma la rivoluzione totale la abbiamo avuta solo tramite Facebook e tutti i social network che grazie a lui si sono fatti spazio nella nostra vita. Quindi pensavo a quelle frasi che mai e poi mai avremmo detto nella vita reale se non ci fosse stato Mark Zuckerberg.

“Mi tagghi?”
“Mi aggiungi?”
“Ho messo mi piace”
“Ti ho condiviso”
“Ho postato le foto di ieri”
“Ua, questa è proprio foto profilo”
“Ho condiviso un link”
“Ho linkato il video”
“Ho accettato la sua amicizia”
“L’ho cancellato”
“L’ho bloccato”
“L’ho commentato”
“Chi è quella stronza che ha messo mi piace alla tua foto in costume?”
“Ah, così metti mi piace alle foto in costume delle altre ragazze, stronzo!”
“Ma tu hai capito che quella cessa mi ha bloccata, ma chi si crede di essere?”
“Non permetterti a taggarmi in questa foto che sembro una sacchetta della spazzatura con le occhiaie”
“Non fa altro che scrivere status deprimenti, mi ha fatto scendere la uallera”
“Ho fatto un po’ di pulizia tra i miei contatti”
“Non accetto amicizie di gente che non conosco”
“Ci ha ucciso la salute lui e le foto di quei fottutissimi gatti”
“So esattamente cosa hai mangiato nelle ultime due settimane, quante volte sei andato in palestra e cosa hai bevuto ieri sera per ridurti nello stato in cui sei ora, hai postato tutto su tuo profilo”
“Twitter è una palla, non puoi farti i cazzi degli altri. Meglio Facebook”

Ma soprattutto grazie a Zuckeberg ora possiamo fare una cosa che in passato sarebbe stata impossibile. Contare i nostri amici.

I 18 modi + (5-1) per capire se un uomo è interessato a voi

Accade sempre più spesso che studiosi ed esperti di vari settori come antropologi, psicologi, neurologi e shampiste dedichino anni e anni e mettano ad invecchiare la loro laurea per effettuare degli studi che rasentano l’ovvio per sfociare nel “o cazzo, se non me lo dicevi tu!”. Ora, posso capire che ci siano alcuni esseri umani che non sono portati per le relazioni, che per timidezza, insicurezza o perché hanno altro a cui pensare, non sanno interpretare i comportamenti degli altri, ma per questi soggetti è sufficiente acquistare una copia di Elle, anche Cosmopolitan va bene, non c’è bisogno nemmeno di fare l’abbonamento, come non è necessario impiegare soldi probabilmente pubblici, per studi del cazzo sul comportamento umano.
Questa volta tocca a Tracey Cox, esperta nello studio del linguaggio del corpo, che nel suo “Superflirt” ha individuato, sentite un po’ qui, ben 18 e dico 18, segnali per capire se un uomo ha interesse nei vostri confronti. Non 17, non 19, ma 18! Perdonatemi, a me fanno impazzire questi articoli che si rifanno un po’ alla cabala e un po’ alla tombola e che non sono altro che un modo veloce per segnare un elenco di informazioni quando ci si scoccia di scrivere e si ha la necessità di pubblicare velocemente.

Vediamoli insieme:
1) Lancia un’occhiata. Dura poco, quel classico momento in cui gli sguardi si incrociano e due sono le cose, o lui vi trova interessante o avete una caccola enorme che vi pende dal naso.
2) Schiude le labbra. Pare sia un movimento istintivo che avviene quando lui vi guarda. magari gli manca l’aria per quanto siete belle, o sta trattenendo degli istintivi conati di vomito. Fate voi.
3) Le narici si allargano e il viso si illumina. Ha raggiunto il Nirvana. L’espressione “il viso si illumina” credo sia traducibile con un “vi sorride”, ma magari vuole solo ridere per la caccola che vi pende dal naso.
4) Cerca di attirare la vostra attenzione. Tracy dice che lo può fare con gesti esagerati o mettendosi in disparte nel gruppo aspettando che voi andiate a consolarlo nel suo momento di solitudine. Questa tecnica non va molto bene se a voi lui non interessa, il poveretto rischia di starsene da solo per tutta la sera.
5) Tocca la sua cravatta o si aggiusta il bavero della giacca. Se indossa una t-shirt so cazzi!.
6) Sistema o scompiglia i suoi capelli. Vuole rendersi più affascinante. Gli uomini calvi non riusciranno mai a farvi capire che gli interessate.
7) Le sue sopracciglia restano leggermente alzate quando stai parlando. In pratica mentre voi parlate lui mantiene quest’espressione di costante sorpresa, come se fosse in overdose di botox o come se la caccola che esce dal naso avesse iniziato a dondolare a destra e sinistra in un moto perpetuo e indipendente.
8) Giocherella con le sue calze e le tira su. Sul serio? Cosa fa? Si alza le autoreggenti? No davvero, posso capire le altre, ma questa mi è nuova!
9) Posizione eretta, muscoli rigidi e il busto proteso verso di te. Stile “mazza di scopa a culo”
10) Ti permette di guardarlo mentre il suo sguardo si posa sul tuo corpo. Questa forse è espressa male, forse voleva dire che guarda il tuo corpo mentre tu guardi lui. Vorrei assistere ad una scena del tipo “Scusa cara, puoi un attimo chiudere gli occhi, vorrei guardarti le tette senza che te ne accorgi. Grazie mille”.
11) Distende le gambe quando è seduto di fronte a te. Vuole farti vedere quello che ha da offrirti. Povero Brunetta!
12) Sta con le mani sui fianchi. Attente, siete uscite con Superman!
13) Gioca con i bottoni della sua giacca, li sbottona e riabbottona. L’esperta dice che lo fa perché è nervoso o, addirittura, per comunicarci il suo desiderio di essere spogliato. Poi se si leva la giacca significa che è nostro! Vi consiglio però di fare parecchia attenzione, se ha le ascelle pezzate forse ha semplicemente caldo…o sta sudando perché vi desidera? Oddio, che confusione, sarà perché ti amo!
14) Tocca la sua faccia mentre ti guarda. E’ espressione di eccitamento nervoso. Se si schiatta i brufoli mentre voi parlate sarebbe il caso di chiedere il conto.
15) Inizia a stringere il suo bicchiere o lo fa girare tra le mani. Tracy dice che quando un uomo è eccitato da una donna gioca con oggetti circolari perché gli ricordano la forma del seno. Cercate di sedervi ad un tavolino rettangolare, non si sa mai.
16) Si siede al limite della sua sedia. Per stare vicinivicini.
17) Vi porta a braccetto o vi mette il braccio in fondo alla schiena. Oh grazie a Dio, proprio non riuscivo a capire perché un uomo mi tenesse un braccio attorno ad un fianco anche quando sono sobria e riesco a camminare da sola!
18) Ti presta la sua giacca o la sua felpa. Se avete notato tutti gli altri 17 punti, ma non vi presta la giacca e vi lascia morire di freddo, tornatevene a casa, è uno stronzo. Non scherzo!

Dopo avervi mostrato i 18 punti individuati da Tracey, vi dirò quali credo siano i segnali che un uomo vi lancia per farvi capire che gli interessate, sono segnali che di solito possono presentarsi anche singolarmente, ma vi faccio una lista: ecco i 5 modi per capire se un uomo è interessato a voi secondo Ondina, esperta in Stocazzologia.
1) Vi chiede il numero di telefono. In tal caso, citando Siani, sicuramente non lo fa perché vuole pagarvi la bolletta.
2) Vi dice “mi piaci”. Ora vi sto per rivelare un segreto che ho scoperto frequentando l’Opus Dei, quando un uomo vi dice “mi piaci” significa che è interessato a voi. Oh si lo so, non è molto frequente che questi esseri mistici come le sfingi e complicati come un’equazione vi dicano una cosa così forte, ma può capitare, quindi tenete alte le vostre antenne da donne, quelle che captano i segnali cifrati del sesto senso.
3) Vi chiede di uscire. Lasciate stare i tarocchi e i fondi del caffè, se lui vi chiede di uscire non lo fa perché ha dei biglietti omaggio del cinema che gli scadono quella sera, ma probabilmente lo fa perché è interessato a voi.
4 )Vi rivolge la parola. Io quando esco in comitiva o vado a ballare con le amiche amo trascorrere la serata parlando con uomini che non mi piacciono, voi no?
Mi fermo a 4, non sono così esperta da riuscire ad arrivare a 5.

L’uomo zerbino, questo sconociuto

A tutte, una volta nella vita, è capitato l’uomo zerbino.
Alcune donne sono delle vere femme fatale e sono in grado di trasformare  ogni uomo in uno scendiletto. Altre invece hanno semplicemente la sfortuna di incontrarne uno.

L‘uomo zerbino, nel primo periodo di conoscenza, si distingue difficilmente dall‘uomo seriamente innamorato ed è sicuramente diverso dall’uomo ammutandato.
In quanto l’uomo seriamente innamorato, a differenza dell’uomo zerbino, riesce, anche nella fase di amore acuto, a mantenere una propria dignità e una propria personalità. Mentre l’uomo ammutandato di solito, ha già provato il frutto dell’amore a cui non vuole più rinunciare, al contrario dell‘uomo zerbino che invece di solito non riceve nulla se non un reclamo dalla sua banca.

In breve l’uomo zerbino è quel personaggio che fa di tutto pur di conquistarvi e, di conseguenza portarvi a letto. Perché sono così sicura che il sesso sia il suo unico scopo? Perché riesce a passare dalla fase “non posso vivere senza di te” alla fase “scusa, chi sei?” nell’arco di dodici ore, cioè il tempo di cui ha bisogno per rendersi conto che è stato scaricato.
Ma nel frattempo è in grado di fare qualsiasi cosa, venirvi a prendere, riaccompagnarvi a casa, prestarvi soldi, prestarvi l’auto a tempo indeterminato (giuro, l’ho visto con i miei occhi), offrirvi pranzi e cene anche in comitiva, farvi regali e, ovviamente, dire di si ad ogni vostra proposta, difendervi apertamente in pubblico anche se siete nel torto marcio, esplodere di meraviglia per ogni vostra creazione,  dire che siete bellissime anche mentre vomitate l’anima nel cesso di un club e parlare di voi come se fosse la sua ragazza anche se in realtà non ve lo filate di striscio. E’ quello che vi manda messaggi di buongiorno e buonanotte anche se sono due settimane che non gli rispondete o che ci tiene a farvi sapere com’è andata la sua giornata lavorativa anche se voi siete con un altro. E ovviamente se avete la passione per i film di Renato Pozzetto ce l’ha anche lui, e se il vostro animale preferito è il muflone muschiato è anche il suo. L‘uomo zerbino è in grado anche di dire che Gigi D’Alessio è il suo cantante preferito se questo vi rende felici.
L’uomo zerbino raramente è attratto da donne zerbino, di solito investe il suo tempo e il suo danaro per conquistare femmine che forse non sono alla sua portata o che lui ritiene non lo siano, oppure semplicemente è uno che pensa che tutto possa essere acquistato, anche le donne. Quindi di solito può avere a che fare con ragazze intelligenti ma stronze, che gliela faranno odorare solo per continuare ad ubriacarsi a spese sue finché non ne trovano uno migliore, oppure donne intelligenti e con una coscienza, che faranno di tutto per fargli capire che loro non sono interessate. In tal caso l’uomo zerbino insiste finché non compie l’errore più grande, offenderle. Come si offende una donna intelligente e con una coscienza? Facendole un regalo di troppo, quel regalo che è l’ultima spiaggia, quel regalo che, secondo lo zerbino servirà ad attirare la sua attenzione, quel regalo che dice “io so che tu sei donna e che quindi con un regalo posso averti”. Regali che di solito esistono solo verbalmente.
Esempio 1: non lo volete più vederlo, siete diventate cattive per quanto gli avete detto che la cosa è chiusa, ma lui vi dice “ti ho comprato un regalo, posso portartelo?”. Tale frase implica che voi sarete incuriosite dal regalo e accetterete di vederlo solo per per scartare il pacco, che non sarà comunque il pacco che lui spera scarterete.
Esempio 2: gli avete fatto stampare un poster 100×150 in cui c’è un fumetto elementare in cui si spiega che voi, donna, non siete interessate a lui, uomo. Ma la cosa ancora non gli è chiara e allora lui cerca di incuriosirvi chiedendovi dove è possibile acquistare i biglietti per quell’evento costoso a cui volete tanto andare. Ma voi non solo avete già i Vip Pass per quell’evento, ma dovete fargli affiggere di fronte casa un cartellone pubblicitario in cui gli spiegate che comunque non ci sareste mai andate con lui.

L‘uomo zerbino si prenderà cura del vostro ego per due motivi, o perché lui non ne ha uno proprio, o perché il suo è così grande che implica che anche quello della donna che pretende di avere vicino lo sia.
Lasciateli perdere, portano solo casini. Vi ritroverete a non poterne far a meno perché poi non avrete più chi vi porta a fare il giro in Porche, chi vi dice che siete belle ed intelligenti. Ma quanto può essere soddisfacente stare con un uomo che vi dà sempre ragione? Mhhhh, si ok, ho detto una cazzata, però forza, lo sapete che ho ragione!

La truffa delle escort online

 

Questa è la storia di una truffa moderna, una truffa on line e di come, di fronte la legge italiana il lupo perda il pelo, ma non il vizio.
In ogni truffa c’è il truffatore, il truffato e una merce.
La merce della mia truffa on line è la merce più antica del mondo.
Il sesso.
I superstiziosi continueranno per sempre a rivolgersi ai cartomanti, in ogni loro forma. Gli uomini continueranno a cercare sesso a pagamento, con ogni mezzo. Ma se nella prima la truffa è garantita, come si fa a spillare soldi a chi vuol fare sesso?
On line le prostitute si fanno chiamare escort, termine che il nostro ex Presidente del Consiglio ha introdotto nel nostro vocabolario quotidiano. Ma in questo caso, l’unica differenza tra le due è che le prime aspettano i clienti per strada, le altre su internet e, a volte, non esistono nemmeno.
Su internet le truffe sono all’ordine del giorno, poi certa merce non la puoi mettere su Ebay, non la puoi pagare con Paypal, non hai nessuna garanzia. L’unica garanzia che hai è la tua intelligenza. Ma, hei, senza offendere nessuno, chi cerca prostitute on line deve avere qualche pecca da quel punto di vista.
Me ne stavo lì da sola in un appartamento di Milano a cercare un dannato indirizzo per un dannato numero di telefono quando mi sono imbattuta in un sito abbastanza particolare.
Il sito è www.chi-chiama.it e non è altro che un elenco di tutti i numeri di telefono esistenti e se qualcuno sa qualcosa di un numero in particolare può scriverlo in un commento. E’ utile per evitare truffe e per condividere le proprie esperienze, ma anche per scrivere stupidaggini.
Nella home page c’è la lista dei numeri più commentati e io, per curiosità, ho cliccato su un numero di cellulare la cui attività era notevole.
E ho iniziato a divertirmi.
Perché per una ragazza è divertente leggere i commenti di un gran numero di uomini che senza timore ammettevano non solo di essere andati alla ricerca di sesso on line, ma di essere anche stati fregati.
Il primo commento risale al Maggio del 2011 quando questa tale Adelaide ha iniziato ad adescare le sue vittime tramite annunci e il suo sito adelaidesexy.oneminutesite.it .
La tecnica è più o meno questa. Il ragno attira le mosche nella sua tela, cioè il suo sito pieno di foto e descrizioni in stile film porno. Dopo aver fatto venire l’acquolina in bocca alle sue vittime riporta una sorta di listino prezzi delle sue prestazioni sottolineando che a causa di alcune brutte esperienze accetta solo su appuntamento e solo previo pagamento di un acconto su carta Postepay.
Ho impiegato circa trenta minuti a leggere tutti i commenti.
Il 27 Giugno 2011 Adelaide è a Bologna. Il 9 Settembre 2011 si sposta a Frosinone. Il 13 Giugno 2013 è a Firenze.
Le segnalazioni sono tante, molti, quelli che ci sono cascati, riportano numeri di telefono e numeri di carte Postepay sulle quali hanno ricaricato un minimo di 150 euro senza, ovviamente, ricevere nulla. Una volta ricevuti i soldi, la cara Adelaide sparisce. Un classico. In totale conto quattro numeri diversi di cellulare e due numeri di carta Postepay, ma sempre lo stesso codice fiscale.
I dati si confondono, alcuni hanno lo stesso numero di telefono, ma diverse carte, altri hanno numeri diversi, ma stessa email. Insomma, la cosa si fa divertente, così vado a ficcanasare sul sito di questa simpatica Adelaide.
Il sito è creato con oneminutesite, una piattaforma opensource (gratis) che ti permette di creare in pochi minuti un sito di poche pagine. In base al suo listino la ragazza è cara, ma non ci tiene a investire sulla sua immagine con un website professionale. Nelle foto è possibile notare che le prese elettriche sulle pareti non sono italiane. Insomma, ci mancava solo una bella scritta “ti sto rubando i soldi”, ma si sa che tira più un pelo di …. che un carro di buoi. E davanti a una ragazza in pose succinte l’ormone maschile oscura tutti gli altri sensi.
Nel mio caldo pomeriggio Milanese, decido di divertirmi.
Apro Google e creo una mail di un probabile cliente. Tale Stefano Lotti. Invio una mail alla bella Adelaide. Mi calo nella parte, ma per buon gusto vi fornisco le mail parzialmente “censurate”, sono pur sempre una signora!

Stefanolotti82 to Adelaidesexy 11Jun
Voglio vederti, hai attirato la mia attenzione con la tua bella descrizione nella prima pagina e ora voglio guardare meglio quel bel culetto ******* a 13 anni. Zona stazione dove? Sono disposto a pagarti anche il doppio, ma devo avere garanzie che sei reale.

Adelaidesexy to Stefanolotti82 11Jun
Inanzitutto sono su un sito di escort certificate http://escortgirls.oneminutesite.it/
non faccio eccezioni alle mie regole se vuoi per rassicurarti possiamo sentirci al tel ma non incontro senza anticipo vedi te ma non darmi cel se non sei d’accordo bacio

Stefanolotti82 to Adelaidesexy 11Jun
ti do il mio cell, ma solo se puoi scattarti una foto e mandarmela, giusto per capire che sei vera. Sono a lavoro e dopo sarò con mia moglie, non voglio telefonate. E non mi hai detto dove sei. se va bene mandami già i dati per l’anticipo

Ovviamente devo darle io il mio numero di cellulare. Mentre aspetto la sua risposta vado a dare un’occhiata al sito di “escort certificate” sul quale dice di comparire.
Ovviamente si capisce che è un fake già solo dall’indirizzo. Un altro sito creato con oneminutesite. Ha una homepage, una sezione con l’elenco delle escort e una pagina di false recensioni.
L’elenco delle escort è bellissimo, saranno una quindicina, ognuna ha un nome dalla fantasia discutibile, apro le loro pagine, in realtà ognuna ha un minisito, tutti creati principalmente con oneminutesite, le foto sono di donne bellissime che su un sito così piccolo sono un po’ sprecate, ma il bello è che ognuna di loro è un clichè, una fantasia erotica, la bella mora siciliana, la bionda milanese, la cinese, quella più in carne, la casalinga che tradisce il marito, quella a cui piace il sadomaso, ce n’è per tutti i gusti, come quando devi scegliere un personaggio in un videogioco di lotta. Tutte hanno un indirizzo g-mail e la stessa dicitura sull’anticipo tramite postepay. La truffa era così evidente che mi chiedo com’è che quei siti siano ancora lì. Forse è per questo che mi ci sono impuntata. Creo un’altra mail fittizia su g-mail, Andrea Luttazzi e contatto una delle ragazze presenti sul sito, una certa Elisa Fiore.

Andrea Luttazzi to fiorellisa Jun 11
a Firenze ci vieni in albergo?

Il giorno dopo la mia Adelaide non mi risponde, così la stuzzico un po’

Stefanolotti82 to Adelaidesexy 12Jun
allora?
Stefanolotti82 to Adelaidesexy 12Jun
se non mi rispondi chiamo un’altra di quelle troie su quel sito

Invece Elisa è più educata

Elisa Fiore to Andrea Luttazzi 12Jun
Ciao cucciolotto mi chiamo Lisa Fiorellino , sono una toscana 26 enne molto biricchina e vogliosa di donare il mio culetto vieni a vedermi http://fiorellinolisa.beepworld.it/ leggi bene tutto e sei interessato alle mie coccole scrivimi per un incontro baci
Andrea Luttazzi to Elisa Fiore 12Jun
mi va bene tutto basta che ti fai *******
martedì prossimo per le 19?
in albergo non ci vieni?
devo dirti ora cosa voglio?

Mi rispondono entrambe il giorno dopo a circa 4 minuti l’una dall’altra…chissà perché…saranno forse, ma dico forse, la stessa persona? La risposta di Adelaide mi ha fatto ridere per circa quindici minuti.

Adelaidesexy to Stefanolotti82 13Jun
chiama la troia di tua madre , che magari si è dimenticata di insegnarti l’educazione pezzo di merda, spero che un giorno tua moglie scopra quanto fai schifo!!
Stefanolotti82 to Adelaidesexy 13Jun
è il mestiere che ti sei scelta, non puoi offenderti se ti chiamo così…forza forza, un po’ di coerenza!

Elisa invece non si fa pregare (io i dati li ho “nascosti”, ma in realtà si trovano facilmente on line)

Elisa Fiore to Andrea Luttazzi 12Jun
x martedi sono ancora libera se vuoi vengo anche in albergo per confermare il nostro incontro mi invii il 50% di quello che chiedo sul mio sito sulla postepay n 4023 6005 6*** ***7 ,
operazione che puoi effettuare in qualsiasi tabacchino sisal (dove giochi il superenalotto , se ti chiedono il codice fiscale relativo alla carta è il seguente S*V **C **M 6** ***D ) oppure al bancomat delle poste con tuo bancomat o carta di credito dopodichè mi invii un sms il mio cel 34857****9 con l’ora esatta della ricarica e con scritto versamento effettuato per lisa in modo che io possa controllare che sia tu un bacio e una leccata… ti aspetto

Ho quello che volevo, numero di carta postepay, codice fiscale e numero di cellulare. Il codice fiscale è uguale a quello segnalato sul sito chi-chiama.it, quindi so che le carte postepay sono intestate ad una donna nata nell’Agosto del 1981 a Torino. La donna che continua a riempire i miei caldi pomeriggi milanesi.
Purtroppo non ho altri dati utili. Gli indirizzi IP delle mail che ho ricevuto non mi servono, idem gli indirizzi IP dei siti che riportano, ovviamente, tutti a oneminutesite.it. Stessa utilità hanno i numeri di cellulare.
Torno a Napoli e dopo qualche giorno torno a “Investigare”. Non ho a portata di mano l’indirizzo del sito di “escort certificate” (notate una vena di sarcasmo mentre lo scrivo?), così cerco su Google, e facile facile, trovo un altro sito, realizzato sempre alla stessa maniera, con un’altra decina di escort, stessa tipologia, stessa richiesta di anticipo su carta Postepay e, alcune stesse (copia e incolla) descrizioni succinte di quelle del primo sito a cui mi sono così affezionata.
Altre invece della mail hanno un numero di telefono che se ricercato su Google conduce ad altri siti indipendenti, di altre ragazze, realizzati sempre con oneminutesite. Praticamente ci sono almeno una quarantina di indirizzi di queste finte escort.
Oneminutesite funziona come g-mail, basta registrarsi con un nome inventato e metter su il proprio sito, nessuno sa esattamente chi c’è dietro quella pagina, dietro quelle mail.
Non faccio altro che scoprire altri contatti, nuovi numeri, nuove pagine web, ho quasi la nausea quando faccio l’ultimo tentativo. I numeri di cellulare e il codice fiscale sono gli unici dati certi che ho, chiunque sia a ricevere i soldi sulla carta Postepay, la tipa di Torino, è una che ci sta dentro.
Mi gioco l’ultima carta, la più semplice e scontata, che se l’avessi fatto subito non mi sarei distrutta il cervello tra indirizzi IP e false email, ma non avrei nemmeno capito quant’è facile creare una truffa sulla rete.
Pochi secondi e il mio contatto, la mia gola profonda, mi da nome e cognome di chi c’è dietro quel codice fiscale e quella carta Postepay.  Per motivi di privacy chiameremo tale signora “Voldemort”, anche se, come si evince dal resto dell’articolo, è stato molto facile trovare i suoi dati online.
Inserisco il nome su Google e zero risultati. Aggiungo nel modulo di ricerca “Torino” ed ecco il primo link interessante. M******* T********y di Signora Voldemort, Torino. E’ lei, me lo sento. Truffe on line e un’azienda che ha che fare con la tecnologie, non può essere una coincidenza. Ma l’azienda non ha un sito, non ci sono informazioni, nulla. Su un motore di ricerca per aziende risulta come commercio all’ingrosso di materiale d’ufficio  di componenti elettronici e materiale hardware.
Un’azienda che sta nel commercio, in teoria di materiale tecnologico e della quale non è possibile trovare nulla on line? Mi suona strano. Ma in realtà su internet è possibile trovare, in modo legale, tutte le informazioni che occorrono. Basta iscriversi ad un sito per avere a pagamento la visura completa di un’azienda, ma gratis si possono ottenere le informazioni base, quelle che servono a me, quelle che mi daranno conferma che la M******* T********y è le finte escort sono la stessa cosa. E infatti, dopo un’iscrizione al volo ho finalmente davanti agli occhi i dati dell’azienda. Il codice fiscale coincide. E’ lei!
Ma non è finita qui. Google non dimentica nulla ed è per questo che inserendo il nome di tale Signora Voldemort si arriva a un forum e un blog, con dei post inseriti nel lontano 2007 dove si parla di una puntata di “Mi manda Rai3” nella quale la cara Voldemort veniva accusata di gestire un sito, webanimator.net, dai loschi traffici, vi riporto una parte di un post prelevata da uno dei siti che parlano di lei (mi sembra un po’ ridicolo censurare il suo nome anche in questo post che è facilmente reperibile su Google, ma vabbè…)

venerdì 5 ottobre 2007
Mi manda raitre e Webanimator
Scritto da **** alle 23:19

…abbiamo seguito Mi Manda Raitre, che nonostante l’odio che imprime nell’intelletto delle persone a guardare quali paurose porcherie succedano in Italia, ha trattato come ultimo argomento il caso di alcune ragazze che cercavano lavoro ed avevano trovato un sito che proponeva loro di fare le Web Animator (ossia tendenzialmente di andare a fare le “educatrici” di persone che frequentano le chat), salvo poi scoprire che invece dovevano semplicemente attirare persone a chiamare un numero unico 178 per guadagnare qualcosa (circa 7 centesimi/minuto per chiamata ricevuta direttamente a casa), salvo dover sostenere una penale di 120 euro per lasciare il contratto.

La signora in oggetto (ossia la titolare di codesta azienda) si e’ limitata a mandare un fax nel quale diffidava la trasmissione dal parlare dell’argomento (ma guarda tu che brava e simpatica titolare d’azienda); subito dopo la trasmissione, incuriositi, siamo andati a visitare il sito, il quale risulta sul dominio webanimator.com come parcheggiato.
Girettando sui vari domini, risulta attivo il .net e – dato che sono stati fatti nome e cognome della signora in diretta tv (tale Signora Voldemort) – proviamo a fare un whois e… sorpresina!!
Domain name: WEBANIMATOR.NET
Created on: 2007-01-09
Updated on: 2007-01-09
Expires on: 2008-01-09
Registrant Name: Signora Voldemort
Contact: Signora Voldemort
Registrant Address: Via ***** 2
Registrant City: Torino
Registrant Postal Code: 10139
Registrant Country: IT
Administrative Contact Organization: Signora Voldemort
Administrative Contact Name: Signora Voldemort
Administrative Contact Address: Via ***** 2

La mia, le mie finte escort, che chiedono anticipi di almeno 150 euro per poi sparire non sono altro che l’opera fantasiosa di una vecchia (che tanto vecchia non è) volpe della rete, una che sei anni fa era stata già nominata in diretta TV per una frode e che continua, senza nessun problema, a dare sfogo alla sua immaginazione “criminale” che le indica i modi più semplici e meno rischiosi per fregare la gente.
State certi che tutto questo non l’ho fatto per difendere quei poveri ometti che cercano delle prostitute su internet che forse sono anche peggio di quelli che le cercano per strada, ma solo per mostrare a chi sulla rete ci va per puro svago come sia facile cadere in un tranello.
E come sia facile crearne uno. La cara Signora Voldemort ha avuto zero costi per la gestione dei suoi siti e non era rintracciabile, almeno non dai comuni utenti. I suoi costi sono stati solo quelli per le attivazioni delle carte Postepay e le schede telefoniche. Eppure non ha avuto timore di comunicare il suo codice fiscale, certa che, anche se qualcuno fosse arrivata a lei, nulla le sarebbe accaduto. Ma chissà se la legge italiana prevede effettivamente qualche pena per chi mette su una truffa del genere.

 

aggiornamento del 6 Luglio 2013

 

Purtroppo ho dovuto “censurare” alcuni dati presenti nel mio articolo “la truffa delle escort on line” per aver violato la privacy dell’intestataria delle carte Postepay tramite le quali vengono messe in atto le truffe delle finte escort . In effetti devo porgere le mie scuse a tale donna che mi ha scritto di aver denunciato l’esistenza di queste due carte ricaricabili ben QUATTRO anni fa, ma a quanto pare le Poste sono lente anche nel bloccare due carte pre-pagate.

Non ho nessuna prova che le carte postepay siano legate direttamente a lei, cioè che sia lei ad utilizzarle. Ma come le ho scritto lascio a sua disposizione il mio blog per avvisare le probabili vittime di questa ignobile truffa e quindi invitare a non effettuare pagamenti su carte Postepay registrate a suo nome. Ma, purtroppo, per privacy, non vuole che il suo nome e il suo codice fiscale vengano riportati.

Se dovesse cambiare idea resto a sua disposizione, e , come mi ha fatto giustamente notare, ho inviato la segnalazione alla Polizia Postale, l’organo che deve occuparsi di queste indagini.

Riporto di seguito il suo messaggio che è stato anche da lei pubblicato sulla mia pagina Facebook e la mia risposta.

 

Buonasera mia cara” scrittrice” , tramite un “amico” ho trovato l’articolo che ha scritto sul mio conto , inanzitutto le premetto che ad effettuare indagini ci pensa la polizia postale e non di certo una pseudo scrittrice come lei , tra l’altro ha inserito i miei dati personali assieme alle sue iillazzioni e potrei denunciarla per questo , credo proprio che lo farò , ho già parlato con il mio avvocato in quanto non ci sono prove su ciò che scrive e non ci sono prove che la persona ad operare in questo modo sia io o altra persona ,dato che ho denunciato 2 carte postepay circa 4 anni fa ,mi chiedo come si permette di giudicare o fare illazzioni senza prove di ciò che asserisce le ricordo che la menzogna o la diffamazione sono un reato abbastanza grave , per cui le intimo di togliere i mie dati personali quali , nome e cognome , codice fiscale e indirizzo dal suo blog in quanto violano la mia privacy e non mi risponda che google dà queste informazioni, in quanto anche il signore che ha scritto l’articolo su il mio percorso di mi MANDA RAI TRE è gia stato denunciato per uso illecito di dati sensibili , e mi ha risarcito a livello monetario ,in quanto mi aveva creato danni morali non indifferenti ,come vede sono stufa di persone come lei che credono a tutto ciò che leggono , senza pensare che da delle supposizioni si accusano persone che non hanno a che fare con i fatti reali e disturbano elle stesse , fino qui sono stata gentile in seguito non lo sarò. buonaserata”
“Gentile signora *****, mi dispiace che lei non gradisca il mio stile e mi rendo conto che forse il mio è solo un misero blog, ma purtroppo pare che in questo periodo Marco Travaglio sia parecchio impegnato, altrimenti avrebbe di sicuro preso a cuore tale questione.
Come può appurare ho avuto cura di sostituire i suoi dati come da lei richiesto, anche se, prestando più attenzione nella lettura, si sarebbe accorta che il codice fiscale era già riportato incompleto.
Se il suo avvocato ha parecchio tempo da perdere gli consiglio di fare un giro in rete e minacciare di denuncia tutti quelli che dicono di essere stati vittime di truffa tramite carte postepay intestate a lei. A tal proposito, seppur solo una pseudo scrittrice, le metto a disposizione il mio blog per mandare un messaggio a chi rischia di cadere vittima di chi evidentemente sta truffando anche lei. Se ha denunciato le carte postepay 4 anni fa sarebbe anche il caso di fare un passaggio alle Poste, magari insieme al suo avvocato, perché di solito in seguito ad una segnalazione simile le carte vengono bloccate anche istantaneamente.
Mi permetto anche di dirle che se il suo nome è stato utilizzato così spesso in azioni poco chiare e legali è il caso di prendere provvedimenti.
Spero che la polizia postale potrà esserle d’aiuto.
Buonagiornata.”

Jamba, vita morte e fregature di un’offesa all’intelligenza umana

 

Investire in un’idea non significa tanto produrla quanto promuoverla. Per alcuni prodotti l’idea più grande sta nella pubblicità e non negli articoli che questa cerca di vendere.

Alcuni marchi sono ormai talmente affermati e la loro qualità è così conosciuta che potrebbero tranquillamente far a meno della pubblicità, tipo la Nutella o la CocaCola. Altri vivono di promozione e capita che i loro spot siano più famosi di loro stessi ed è per questo che la gente li compra. Come il Mulino Bianco. Non è che le merendine del Mulino Bianco siano più buone di altre e il loro prezzo non è direttamente proporzionale alla qualità degli ingredienti utilizzati. Se un pacco di cornetti Mulino Bianco costa di più di quelli di Cicciopasticcio è perché all’interno del prezzo dei primi c’è anche il costo dell’ingaggio di Antonio Banderas. Quindi pubblicità non equivale a qualità, ma se questa è costante nel tempo è sicuramente sinonimo di un buon riscontro da parte degli acquirenti. Nessuna azienda continua a pubblicizzare un prodotto che non vende.

E’ questo il ragionamento che ha attraversato la mia mente ogni qualvolta MTV passava uno spot marchiato Jamba. E vi assicuro che su MTV Jamba scartavetra i coglioni più che il pinguino che telefona illimitatamente.

Cos’è Jamba? Jamba è quella cosa che cerca di venderti applicazioni per il cellulare tipo “Scopri se è vero amore mandando -il tuo nome- spazio – il suo nome – al 48118”. Oppure “Scopri se sei una brava baciatrice mandando -bacio- al 48118”.

 

continua su: http://www.fanpage.it/jamba-vita-morte-e-fregature-di-un-offesa-all-intelligenza-umana/#ixzz2aQjY4KDe

 

La differenza tra Outing e Coming Out

Questa è un’illuminazione che mi è arrivata da uno dei miei guru spirituali, San Pensi, il santo protettore dei bevitori di CocaCola.

Quando Ricky Martin ha annunciato al mondo di essere omosessuale, tutti dicevano “ha fatto outing, ha fatto outing“.

Ma è sbagliato!

La parola outing deriva dall’avverbio out e viene usato come verbo transitivo la cui traduzione italiana è più o meno “buttar fuori“. Quindi,  fare outing non significa parlare di se stessi, ma di qualcun altro, ed è per questo che in italiano, la traduzione che più gli si addice è “sputtanare”.

Quando qualcuno parla di se stesso, come fece Tiziano Ferro, l’espressione giusta da utilizzare è coming out, venir fuori, rivelarsi, volontariamente.

Tali termini possono essere utilizzati anche in campo religioso e politico.

Quindi, il coming out è quando io rivelo qualcosa di me, l‘outing è quando lo faccio di qualcun altro.

 

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Le sigarette elettroniche fanno male?

La sigaretta elettronica è un dispositivo formato da tre parti: un filtro che contiene la cartuccia, un vaporizzatore e una batteria. La batteria si può attivare manualmente con un tasto o in automatico semplicemente aspirando. Una volta attivata, dà energia ad un atomizzatore che riscalda il liquido presente nella cartuccia, lo trasforma in vapore il quale passa attraverso il filtro fino alle nostre labbra e poi giù fino ai polmoni.
Il liquido utilizzato nelle e-Cig è “personalizzabile”. Lo si può scegliere con o senza nicotina e stabilire comunque la quantità da miscelare, insieme ai vari aromi.
La sigaretta elettronica nasce in Cina la quale è attualmente il maggior produttore ed esportatore, nonostante la vendita di tale prodotto ai cinesi sia vietata. La maggior parte dei franchising funzionano così, acquistando i prodotti con gli occhi a mandorla a basso prezzo, per poi rivenderli qui a prezzi “gonfiati”. Tali prezzi possono andare dai 20 ai 100 euro a seconda del modello.
Ma è un prezzo che ogni fumatore pagherebbe viste le promesse del prodotto. Da un punto di vista economico è stato calcolato infatti, che chi è abituato a fumare un pacchetto di sigarette al giorno, con la e-Cig risparmierebbe circa 1350euro annui. E poi ovviamente ci sono le promesse dal punto di vista salutale. La e-Cig nasce infatti come metodo per chi vuole smettere di fumare, permettendo a questi di scegliere la dose di nicotina e diminuirla mano a mano, senza però perdere la gestualità e l’abitudine della sigaretta. Nessuno avrebbe mai pensato che potesse sostituirla del tutto. Niente catrame, niente sostanze cancerogene e , volendo, niente nicotina. Eppure il ministero della Salute ha spiegato che non possono escludersi effetti nocivi alla salute umana così come la Food and Drug Administration, l’ente federale che negli Stati Uniti regola la vendita delle e-Cig, considerate di fatto prodotto farmaceutico, afferma che non sono stati condotti studi sufficienti per dare il suo sigillo di garanzia su tale prodotto.
Sarà per questo che le e-Cig sono vietate in Australia, Canada, Norvegia, Brasile Thailandia, Uruguay, Singapore, Turchia e, come abbiamo detto, in Cina.
Attualmente in Italia non c’è nessuna regola a gestirle, a parte la vendita vietata ai minori di 18 anni e l’utilizzo su treni e aerei. Evidentemente perché lo Stato non si è ancora reso conto della sua potenzialità e delle perdite che potrebbe portare nell’entrate provenienti dal tabacco vecchio stile.
Infatti è lo Stato l’unico che potrebbe avere problemi. Le grandi produttrici di sigarette “classiche” non se ne sono fatte un problema, molte di loro, come la Raynolds American Inc., seconda nella classifica della categoria, ha iniziato infatti ha produrre una sua e-Cig per la quale può addirittura fare pubblicità, cosa che invece è assolutamente vietata per le sigarette normali.
A le lobby del tabacco non interessa cosa facciamo entrare nei nostri polmoni, l’importante è che porti il loro marchio.
Quindi perché mai vietare sul mercato un prodotto che contiene la stessa dose di nicotina dei più classici cerotti antifumo?
Che facciano male è logico, i nostri polmoni sono stati creati per l’ossigeno, non per il fumo, non per il vapore, quanto è logico che tra qualche anno qualcuno verrà a dirci che gli aromi sono creati con sostanze cancerogene e distruttive. Ma per il momento pare che facciano meno male delle sigarette normali, che creino meno puzza e meno fumo, non ingialliscano i denti e aiutino a giostrare la quantità di nicotina introdotta nell’organismo.
A questo punto, per quanto io speri che il termine non entri mai nel nostro vocabolario quotidiano, che ben vengano quelli che “svapano”, risparmiano loro che lo fanno e noi che li subiamo. I vestiti non puzzeranno, le case non puzzeranno, i capelli non puzzeranno, ci sarà tanto vapore e salirà il tasso di umidità, ma almeno saremo tutti più profumati.

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