Le origini del Carnevale

Lo scorso Halloween, come ogni anno, si sono scatenate le proteste di chi vive la celebrazione di tale festività come un’esaltazione del demonio legata alle sue origini pagane. Ho letto di mamme che ritenevano opportuno evitare che i figli partecipassero a quei festeggiamenti e che l’unico momento in cui ci si dovrebbe travestire sia il Carnevale, non solo perché festa di origine italiana (gli irlandesi festeggiamoli a casa loro), ma perché comunque legata alla tradizione della Chiesa cattolica. Effettivamente il Carnevale si presenta con una nota più allegra rispetto ad Halloween, ma mi sono posta una domanda: perché ci si traveste? Cosa c’è di cattolico in “A Carnevale ogni scherzo vale”?. Assolutamente nulla, anzi. Ma andiamo per gradi.
Oggi il Carnevale è considerato come una festa per bambini, ricco di colori, musica e scherzi, ma le sue origini sono ben più cupe e profonde.

(Alberto Angela mode on)

Il termine “Carnevale” fa le sue prime apparizioni in forma scritta verso il 1400 e pare che tragga le sue origini dal latino “carnem levare” e che quindi faccia riferimento all’obbligo di non mangiare carne per tutto il periodo della quaresima. In realtà il Carnevale ha origini ben più antiche. I Saturnalia e i Lupercalia latini e anche la festa della Navigium Isidis, romana, ma di origine egizia nella quale si vedevano sfilare carri a
forma di navi detti carrus navalis, altro termine dal quale potrebbe derivare la parola Carnevale.

Qualunque di questi riti sia l’origine del carnevale nessuno ha come unico scopo quello del travestirsi per puro e semplice divertimento. Tutte le celebrazioni in Italia, ma anche in Europa, presenti in questo periodo dell’anno, avevano le stesse caratteristiche di base dalle quali poi si è evoluto l’attuale Carnevale.
In primis si festeggiava il passaggio dall’Inverno alla Primavera. L’uomo antico ha sempre percepito in maniera importante il ciclo stagionale, difatti la maggior parte delle festività ricadono proprio al passaggio da una stagione e l’altra, ed è proprio questo essere consapevole della ciclicità della vita che fonda le basi del Carnevale.
Così come ogni anno l’Inverno lascia spazio alla Primavera, tutto  gira e torna e questo concetto  faceva dei Saturnalia il momento in cui tutto poteva essere capovolto per interrompere, per pochi giorni, il processo inesauribile di ciclicità. Nel periodo di festa quindi tutto era concesso (a carnevale ogni scherzo vale), i ruoli venivano invertiti, il povero diveniva ricco, il ricco veniva umiliato dal povero e il caos la faceva da padrone, non vi erano regole ne limiti, il ciclo naturale dell’Universo veniva interrotto e per questo i morti tornavano sulla terra sotto forma di spiriti vendicativi. Perché vendicativi? Nell’antichità si riteneva che i morti facessero parte di un mondo cupo e tetro e che non potendo tornare sulla terra odiassero tutti quelli che invece erano vivi cercando di trascinarli con sé nel loro mondo. Allo stesso tempo vi era una sorta di rispettoso culto degli antenati, i quali avevano imposto delle norme sociali e vegliavano sui vivi perché questi le rispettassero. Tale culto venne poi rappresentato nei così detti “cortei dei morti” che hanno poi preso il nome di “chiarivari” e che altro non erano che cortei di persone mascherate munite di strumenti chiassosi (tamburi, pentole etc.) che rappresentavano per l’appunto i morti, e che di solito si recavano fuori le abitazioni di persone ritenute poco meritevoli che quindi venivano pubblicamente insultate e umiliate. D’altra parte si ritiene anche che le maschere servissero non solo a rappresentare i morti, dandogli in qualche modo la possibilità di manifestarsi attraverso di esse, ma che il travestimento potesse servire proprio a difendersi dagli spiriti maligni che approfittavano del momento di caos per passare dagli inferi alla terra. 
Lo stesso Arlecchino ha in realtà origini infernali. Era infatti un demone sotterraneo il cui nome trae origine dal tedesco “Holle Konig” che significa Re dell’inferno, divenuto poi Helleking o Harlequin (la Harley Quinn di Batman trae le sue origini da Arlecchino 😀 )

Il Carnevale era quindi un momento in cui l’uomo prendeva possesso del suo destino rovesciando anche i ruoli degli dei, erano giorni in cui nulla era proibito, non vi erano rinunce, non vi erano sacrifici o regole. Una sorta di pausa sociale senza sensi di colpa. Cibo, sesso, insulti senza giudizio. Per questo le maschere non servivano a nascondere la propria identità, perché quello che succedeva a Carnevale rimaneva con il Carnevale. Ma essendo solo un periodo di transizione non poteva durare in eterno, per questo veniva eletto un Re sotto forma di fantoccio che alla fine dei festeggiamenti veniva bruciato come simbolo di ritorno alla normalità, di riconciliazione tra uomo e divinità.

(Alberto Angela mode off)

Il Carnevale è quindi una festa pagana spesso condannata dalla Chiesa in quanto abbracciava ed esaltava tutte quelle che erano le debolezze dell’uomo, (alcool, gola, sesso, volgarità), ma le cui tradizioni sono talmente radicate nella nostra cultura che la religione, pur avendoci provato, non è mai stata capace di annullare del tutto.
E’ una festa che nasce nello stesso identico modo in cui è nato il Samhain celtico divenuto poi l’attuale Halloween, durante il quale si attraversa un periodo di transizione ciclico per cui tutte le barriere vengono abbattute e le cui maschere rappresentano morti e demoni. Solo che mentre il Samhain era famoso per i sacrifici umani i nostri Saturnali lo erano per le orge 😀
Ma noi siamo sempre stati più simpatici dei Celti, alla fine loro c’hanno la nebbia e la pioggia e l’inverno che dura ventimila mesi, noi c’abbiamo il mare e il sole e pizza e mandolino e quindi i nostri morti quando tornano sulla terra portano il terrore, ma allo stesso tempo ti prendono un po’ per il culo perché tanto a Carnevale ogni scherzo vale.

 

FertilityDay: pensieri di una donna appena sposata che da 3 mesi subisce sempre la stessa domanda

Questa cosa del Fertility Day ci ha veramente spiazzati. Anche se fosse stato un scherzo sarebbe stato di cattivo gusto.

E invece è una cosa seria che ha portato alla luce la gravità della situazione culturale generale in Italia.
Si, siamo tornati indietro. Di parecchi anni anche. Alcuni hanno pensato all’epoca fascista, il mio primo pensiero invece è andato a lei, immagine tonda e abbondante della dea della fertilità. C’è da dire che nei periodi in cui le divinità andavano forte di solito la fertilità era indicata in senso lato, cioè, tanto quella di una donna, tanto quella del terreno. Quindi la invocavi un po’ per i figli un po’ per il raccolto di pummarole. Allora se la mettiamo così io ci sto, anche perché credo che la dea della fertilità sia dalla mia. In un vaso sul balcone infatti è spuntata una bella pianta di pomodori, così, selvatica e magari sto autunno mi ci faccio na bella fresella.
L’unica mia preoccupazione per questo FertilityDay è che proprio non so dove trovare una vergine e 3 capretti da sacrificare. Forse per i 3 capretti ci riesco pure, ma la vergine proprio mi manca.

Ma andiamo con calma. Partiamo dagli slogan.
-“La bellezza non ha età, la fertilità si”.
La bellezza non ha età. Certo, se sei la Gioconda, o le Piramidi. La bellezza svanisce, esattamente come la fertilità. E quindi? Mettiamo un bel ginecologo di fianco lo scaffale L’Oreal e vediamo che succede: “In omaggio con la crema Prime Rughe un bel test della fertilità”.
-“Datti una mossa. No aspettare la cicogna”.
Quasi meglio di “Alza la cornetta, Mondial Casa ti aspetta”! Per i 10 concepimenti più veloci in omaggio questo bellissimo forno a microonde, una bicicletta pieghevole da viaggio e un’intrecciatore di capelli per cavalli.
-“Il rinvio della maternità porta a un figlio unico. Se arriva.”
Ma porca di quella troia maledetta e perdonate il francesismo. Ma che cazzo mi significa?! Ma scendimi da dosso. Quindi uno ha solo un figlio e si deve sentire pure in colpa!? Cioè, in Cina ti arrestavano se ne facevi 2  e qua invece quasi ti multano se ne hai solo uno! Certo, con tutto sto spazio, e con tutti sti soldi. Oh si, fatene tanti, 2, 3. Fatene 11 così avrete la vostra bella squadra di calcio personale! Ma state attenti, se aspettate troppo perdete il treno e manco il figlio unico vi tocca e poi so cazzi vostri. Sarete costretti a prendere un cane, ma sarete troppo vecchi per potervi abbassare e raccogliere la sua cacchina, fate na cosa. Prendete un pesciolino rosso. Prendetene 2, magari figliano loro al posto vostro.

-“Sballato. Dopato. Fumato. Fertile?”
Questa quando l’ho letta mi ha lasciato un secondo in uno stato di vuotezza mentale. Ho pensato al tizio fatto di coca che improvvisamente decide di non farsi più perché vuole avere dei figli, riportato sulla retta via da questa grande campagna di sensibilizzazione. Poi subito dopo ho pensato al tizio tutti fatto di coca che aveva incontrato la tizia tutta fatta di coca e purtroppo erano fertili tutti e due e ora c’hanno ben due figli con gravi problemi di salute chiusi in una casa famiglia.
Cioè, fai na cosa, assicurati di essere fertile, poi magari dopo riprendi a farti, che problema c’è?

-“Cin cin. L’Alcool dimezza la tua fertilità”
Lascia perdere, che il 50% della nuova generazione è stata concepita grazie a un paio di cocktail fatti bene, se no col cazzo che uno faceva un figlio in un paese del genere.

Ce ne sono parecchi altri, ma vorrei, in fine, concentrarmi su questo : “La fertilità è un bene comune”.
No, il parco è un bene comune, il campetto da basket è un bene comune, non i miei ovuli.
E con questo slogan avete rovinato mesi e mesi di lavoro.
Perché io lo sapevo che sarebbe andata così.
Ci sono diverse fasi di cacamenti di cazzo quando hai un rapporto stabile con una persona. La prima fase è “Allora? Quando vi sposate?”. La seconda è “Allora? Come vanno i preparativi per il matrimonio?”. La terza, che inizia di base nel momento in cui metti piede su suolo italiano di rientro dal viaggio di nozze, è “Sei incinta? Quando lo fate un bambino? Lo avete messo in cantiere?”.
Per quanto il desiderio di avere un figlio o la notizia dell’arrivo di un bambino possano essere considerate come parti gioiose della vita, c’è una regola di base in questi casi: VI DOVETE FARE I CAZZI VOSTRI.
I nonni possono aspettare con ansia dei nipoti, ma voi non siete i nonni. E pure i nonni a volte dovrebbero capire che non bisogna insistere.
Prima di tutto siamo nel 2016, i matrimoni non sono più finalizzati alla nascita di un figlio. Due persone si sposano perché vogliono stare insieme, se poi vogliono un figlio sono affari loro.
Non siamo una razza in via d’estinzione e ormai siamo ben lontani da quell’istinto animale che ci portava alla riproduzione  per assicurarci la sopravvivenza della specie (sebbene questa scusa venga tutt’oggi usata per giustificare gli uomini stronzi). In più molta gente, dopo aver invaso la tua privacy chiedendoti quando farai un figlio o dopo aver fatto una figura di merda perché quello che hai sulla pancia è lardo e non un bambino, ti guarda pure male, del tipo “e che cosa aspettate?” . Cioè, questa cosa che la gente venga a dirmi che nel mio studio poi non c’è spazio per il fasciatoio o che la cabina armadio appena costruita ha tolto spazio per la culla. Lasciatele pensare a noi queste cose. Sul serio, fatevi i cazzi vostri. La mia fertilità non è un bene comune! Il mio desiderio o non desiderio di riprodurmi riguarda solo me e il mio partner.

Non si tratta solo di avere la possibilità economica, di avere un lavoro fisso e le agevolazioni, si tratta proprio che magari uno non lo vuole, o vuole aspettare o semplicemente non sono cazzi vostri.

Quindi questo FertilityDay non solo è una cagata pazzesca, ma è un offesa alla nostra libertà, e magari ci spenderanno pure dei soldi. Ma almeno ci hanno dato un motivo per parlare un po’,  per ragionare e per farci due risate, anche se dovremmo piangere. Parecchio.
Poveri figli nostri.

(Conclusione affrettata dell’articolo, c’ho i tizi di Ikea che sono venuti a consegnare i pezzi della cabina armadio 😀 Ci saranno sicuramente un sacco di errori, perdonatemi, ho fretta di rivedere i miei vestiti chiusi in sacchi di plastica della spazzatura da circa 3 settimane)

 

E vissero per sempre felici e contenti

2016-06-03-PHOTO-00004120Che tristezza, il mio ultimo articolo risale a Marzo, cioè, 3 mesi e mi ero quasi dimenticata di avere un blog. Certo, non è che me ne sia stata proprio qui a contarmi i peli sotto le ascelle, sono successe un po’ di cosine in queste ultime settimane. Matrimoni, viaggi di nozze, progetti lavorativi. Cose così.

Andiamo per gradi.
Il matrimonio.

Finalmente dopo mesi di preparativi, corso prematrimoniale e soprattutto frasi fatte tipo “Pensateci bene” “Chi ve lo fare” e “Siete ancora in tempo”, siamo convolati a nozze nella splendida Amalfi. La mattina del mio matrimonio io ero al secondo giorno di ciclo. Una sposa con il ciclo uno se la immagina come l’emotività fatta carne e invece ero calma, tranquilla e rilassata. Perché? Perché pur avendo subito per mesi l’ansia dei miei genitori per il rispetto delle tempistiche, sapevo che mai come quella mattina nulla sarebbe dipeso da me. Non ero io a truccarmi, non ero io a pettinarmi e alla fine non sono stata nemmeno io a vestirmi. Il mio abito da sposa mi è stato praticamente lanciato addosso dalla mia testimone Mary e dalla mia amica – barra – fotografa Titti. Un vestito composto da almeno 5 pezzi e 30 piccoli bottoni mi è stato messo addosso in circa 6 minuti. Comunque, nonostante l’ansia di tutti, una volta pronta ho avuto anche il tempo di mangiare un cornetto alla Nutella sotto gli occhi stupiti dei presenti. Belli loro a prendere il caffè e mangiare la graffetta mentre io ero obbligata su una sedia per il trucco e parrucco e non potevo nemmeno respirare.
Fatto sta che la macchina è arrivata con un quarto d’ora di ritardo, abbiamo fatto Napoli – Amalfi a 50km/h e io sono comunque arrivata puntuale.
Non capisco perché la gente va in ansia il giorno del proprio matrimonio. Emozione si, ma ansia? Perché? Io lo so. Per lo stesso motivo per cui la gente non si sposa: quelli che parlano a cazzo. Quelli che parlano a cazzo e ti fanno credere che le cose siano difficili o che il giorno del matrimonio sarà il giorno più bello della tua vita e tutto deve essere perfetto e allora vai in ansia se i fiori in chiesa sono rosa cipria e non rosa antico. Prima di tutto state tranquille che se sorridete alla vita e la vita vi sorride, il giorno del vostro matrimonio sarà un bel giorno, ma non il più bello della vostra esistenza. Oh certo, non indosserete più un abito simile, la gente non vi applaudirà mentre passate per strada, non attraverserete più la navata di una chiesa sotto gli sguardi di tutti e non avrete più un intero entourage che vi segue, ma ricordate che potrete promettere il vostro amore alla persona che amate tutti i giorni, ed è quello il senso del giorno più bello della vostra vita.
E comunque dopo 1 mese e mezzo di matrimonio (e quasi 3 anni di convivenza), nonostante in molti ci avessero tenuto a sottolineare che tutto sarebbe cambiato, non è cambiato assolutamente nulla e nulla è diventato più difficile. O certo, siamo freschi sposi, ancora stiamo a guardare le foto del viaggio di nozze e mancano parecchi mesi prima di poter vedere quelle della cerimonia “ufficiali”, ma credetemi, non date retta a chi vi parla del matrimonio come una puntata di Game of Thrones che non si sa mai chi farà guerra a chi (o chi butterà il sangue). Se amate, siete amati e vi volete sposare fatelo senza alcun pensiero. Se amate, siete amati e non vi volete sposare state bene così. Il succo è che l’importante è amarsi, poi fate un po’ quello che cazzo vi pare. Lo diceva pure Sant’Agostino, no?

 

p.s. Un consiglio, se almeno volete dare un chance al giorno del vostro matrimonio di prendere posto nella top 10 dei giorni più belli della vostra vita, indossate delle scarpe comode!

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Riflessioni sulla donna da spogliarellista

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Eccoci arrivati ai giorni post 8 Marzo e tutti questi commenti sulla festa delle donne mi hanno fatto ragionare.
Partiamo dal presupposto che per me la festa delle donne è un po’ una cagata. Non una cagata come alcuni dicono del San Valentino o come quelli che affermano di odiare il Natale.
Per me la festa delle donne è una cagata perché mi sa tanto di contentino, di quel giocattolo dato alla bambina rompipalle per farla stare zitta.
Che significa “ricordare le lotte e i nostri diritti”? Insomma, io trovo giusto che ci sia tipo una giornata della memoria per le vittime dell’olocausto, che se no veramente ce le dimentichiamo. Ma abbiamo bisogno di un giorno per ricordarci dei nostri diritti? Noi non siamo vittime nel senso che siamo morte e ci dovete ricordare, noi siamo vive, che i nostri diritti vengono calpestati e che ci facciamo un culo a tarallo per essere rispettate ce lo ricordiamo ogni maledetto giorno, dal momento in cui apriamo gli occhi.
Quindi per me sta storia della festa delle donne bla bla bla è na grande cazzata.
Comunque, chiarito sto concetto, arriviamo al punto.
Fino a qualche anno fa la pensavo in maniera diversa, credevo fosse una data importante e disprezzavo le donne che lo prendevano come un giorno di libera uscita per andare a zoccoleggiare.
Offendete la memoria delle donne che hanno lottato per arrivare dove siamo, offendete a destra e offendete a sinistra.
Ma la cosa che in realtà più mi faceva spostare la nervatura non era quello che le donne facevano l’8 Marzo, era il fatto che lo facessero solo l’8 Marzo!
L’ora di libertà. Mogli, fidanzate, figlie, rinchiuse tutto l’anno che l’8 Marzo escono. Come il 15 Agosto che tutti si sentono in dovere di fare qualcosa.
Perché non lo fate sempre?
Perché non festeggiate sempre il vostro essere donne?
Io festeggerei sempre il Natale. Ah se fosse possibile…penso a Babbo Natale tutti i giorni, esattamente come penso ai diritti delle donne.
Comunque, convegni di qua, convegni di la, ma alla fine chi festeggia la festa delle donne lo fa elevando al massimo la propria femminilità.
Tacchi alti, vestitini e atmosfera alla Sex&theCity…quando i toni sono pacati. Quando i Toni sono un po’ più Tammaro invece, si arriva al locale, l’alcool, gli spogliarellisti e le torte dalla forma fallica. In pratica un addio al nubilato internazionale.
Eh si, perché tutti a scandalizzarsi della festa delle donne, ma nessuno che avesse mai aperto bocca sull’addio al nubilato della moglie.
Comunque, ecco qui che partono poi i commenti del giorno dopo.
Qualche anno fa mi sarei sicuramente schierata dalla parte degli indignati, oggi mi sono un po’ rotta le palle.
Si, mi sono stancata di leggere e sentire tutti questi “cagne, troie, assetate di sesso”; “vogliono l’uomo serio e poi guardale lì” “che volgarità” “che tristezza” e via discorrendo.
Questi maschietti puritani con la cronologia di Internet Explorer più pulita della fedina penale di Papa Francesco mi fanno girare i coglioni.
Voi che state lì a sbavare su tette e culi, che distribuite cagne e troie e stronze e zoccole e puttane per tutto l’anno che pure Sgarbi si darebbe un contegno, eccovi lì, che vi ergete a difensori dei diritti delle donne che poi chi va a vedere gli spogliarelli manca di rispetto la memoria delle festa delle donne. Fatemi capire na cosa, quindi se ci vado il 9 Marzo a mangiare i biscotti a forma di pene non sono più troia? O lo sono un po’ di meno?
E poi le donne che chiamano altre donne cagne…mi fa na tristezza…si mi fa più tristezza dell’uomo scandalizzato.
“Sono queste le donne che mi fanno vergognare di essere donna”. L’unica donna che mi fa vergognare di essere donna è la Santanché, ma lei intacca un po’ il genere umano in generale.
“Io l’8 marzo mi chiudo in casa perché ovunque vai ti trattano come una cagna”…e fai bene! Fai pure due mandate alla porta che l’accalappiacani è di ronda e non si sa mai! Nessuna donna può giudicarne un’altra, nessuno può giudicare nessuno. Se una vuole fare cose che tu non faresti mai l’importante è che sia tu a sapere che non lo farai mai, disprezzare chi lo fa non ti rende migliore. Farti i cazzi tuoi ti rende migliore.

Abbiamo lottato per i nostri diritti, lo facciamo ancora tutti i giorni. Magari alcune donne oggi certe cose le danno per scontate e invece di una conferenza sulla prima donna che ha votato preferiscono un nero palestrato unto in perizoma. Ma qual’è il problema, non sono mica i Testimoni di Geova che vi vengono a bussare a casa: “Salve, siamo cagne in calore, portiamo la parola di Magic Mike, ci incontriamo la sera allo strip, posso lasciare una brochure per sua figlia, consumazione inclusa”. Loro vanno, quello che fanno saranno pure fatti loro. Anche per questo abbiamo lottato, per fare quello che ci va di fare senza essere giudicate, classificate e umiliate. Se credete che sia siano umiliate da sole, beh non credete sia sufficiente questo, invece di ribadire la vostra presa di posizione? Lo sappiamo che siete dei puritani, lo sappiamo che siete brave ragazze.

E pensateci su quando partite con le vostre frasi di repertorio.

Magari chi va a festeggiare così dell’uomo serio se ne sbatte.
Magari non è una reclusa sessuale che deve sfogare, magari la sera prima s’è fatta il vostro il fidanzato.
Magari ha una mente così leggera che se ne frega del resto.
Magari mentre lei era lì a farsi fare foto con oggetti fallici la vostra fidanzata scandalizzata era a scoparsi un altro.
Magari se vi fate un po’ i cazzi vostri campiamo tutti meglio.

p.s. non avevo mai notato che in Magic Mike c’è uno che si chiama Manganiello di cognome…

 

Che fine ha fatto la nostra immaginazione?

hqdefaultSono arrivata ad una conclusione, si, mentre me ne stavo lì sul gabinetto nella mia sessione mattutina di “Facebook nel bagno” mi sono imbattuta nelle solite 4 o 5 foto che ti aiutano a svegliarti, quelle di cani martoriati, bambini morti e pseudo violentatori linciati dalla folla. Purtroppo stanno lì, non ci devi nemmeno cliccare sopra, tra un unicorno arcobaleno e un gattino paffutello…BAAAAM…cane impiccato….e ti sale un machessangechivebbiv che veramente ti fa porre delle domande. Anzi, una domanda.
Perché?

Si mi sento un po’ ripetitiva, ma non ci posso fare nente. Lo dirò fino alla morte, come mai smetterò di sputtanare la gente che pubblica bufale senza accertarsi della fonte.

Quindi, seduta sul grande trono bianco, a quale conclusione sono giunta?
Che il mondo sta andando verso un’era priva di immaginazione.
Il che non significa che non abbiamo fantasia. Io scinderei le due cose. Chi ha fantasia riesce a creare mondi immaginari, personaggi che non esistono, avventure e storie e lo riesce a fare in una maniera così dettagliata da farli sembrare veri. L’immaginazione è il mezzo attraverso il quale la fantasia o semplicemente ciò che non possiamo vedere, si avvicina al piano della realtà. Senza immaginazione tutte le informazioni che ci arrivano sono solo parole.

Io di immaginazione ne ho molta.

E non lo trovo sempre positivo.
Da piccola per esempio odiavo La Carica dei 101. Per me era un film horror, questa che voleva rapire dei cuccioli per scuoiarli e farsi le pellicce.
Vedevo la paura negli occhi di quei cuccioli, immaginavo cosa mai potesse significare sapere di poter fare quella fine. La mia immaginazione volava dove non doveva volare.
Ed è per questo che mi è sufficiente il titolo di un giornale perché nella mia mente si crei un’immagine di ciò che ho letto. Quando qualcuno mi parla di qualche situazione assurda e mi dice “immagina se accadesse sul serio” non ho bisogno del suo invito a immaginare, perché ho già tutto chiaro e delineato nella mia mente.
Facebook invece no, la gente che ha il coraggio di guardare quelle foto e di condividerle manca di questo tipo di immaginazione e sono anche capaci di dirti che poi se distogli lo sguardo è perché non hai il coraggio di guardare in faccia la realtà.
Io la realtà non ho bisogno di guardarla in faccia, so esattamente com’è, non perché l’ho vissuta. Per mia fortuna non ho mai visto animali squartati o bambini vittime di bombardamenti, non ho la necessità di vederli per sapere che ci sono, lo so, mi è sufficiente leggerlo, mi è sufficiente sapere che c’è una guerra o che esistono gli idioti, e già questo mi fa molto male.
Non ho mai avuto il coraggio di guardare video dei macelli e degli allevamenti intensivi, eppure ho smesso di mangiare di carne. Qualche settimana fa cazzeggiavo su Facebook quando per una frazione di secondo, forse un tempo anche minore, scorrendo il diario parte un video di una mucca in una sorta di macchinario che non so nemmeno dirvi cos’era, è stato veramente un tempo brevissimo, non so nemmeno chi l’avesse condiviso, ma porca puttana gli sto ancora lanciando  i meglio morti che ho iniziato a piangere come una deficiente. Perché mi è partita l’immaginazione. Certo, qui si tratta anche di sensibilità, magari ci sono persone che non gliene frega niente degli animali e quindi una scena del genere non gli stimola reazioni. Il fatto è però che chi condivide queste cose è di solito l’indignato, quindi sensibile a determinate tematiche.
Ma allora come fai a guardare la foto di un bambino morto?! Non ti è sufficiente leggere “Bambino morto”?!?!?!
Io sono esagerata, ma il mio problema è che so esattamente qual’è la sofferenza, il dramma e l’orrore che c’è li fuori, anche se non lo guardo nelle foto o nei video e so che ci sono persone che invece lo hanno visto sul serio e pagherebbero qualsiasi cifra per poter dimenticare. Ma  voi invece avete bisogno di guardarli attraverso un social network, analizzarli per bene nei loro dettagli per rendervi conto che sono vere, che esistono.
Mi dispiace che per alcune persone il “non vedere” sia sinonimo di “non esiste”, si perdono tanto dell’immaginazione umana.
Quando Gesù resuscitò e si presentò agli apostoli questi non ce l’avevano lo smartphone per condividere la sua foto su Facebook e quindi Tommaso, assente in quel momento, non credette ai compagni e disse: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò» e quando Gesù si presentò a lui gli rispose: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno! (Così magari poi non rompono le balle su Facebook)».

Amen

 

p.s. e se invece di limitarmi a dire che ero sul gabinetto avessi postato una mia foto? Così…per aiutarvi nell’immaginazione…

p.p.s. evviva i gatti su Facebook

Voglio un matrimonio Mulino Bianco :D

 

maxresdefaultDue settimane fa abbiamo iniziato il corso prematrimoniale.
Ok, sono solo due incontri, è presto per giudicare e io sicuramente parto prevenuta, però ieri ci hanno costretti a guardare degli spezzoni di un film con Fabio Volo e devo dire la verità sono riusciti nel loro scopo, farmi pregare, perché ho pregato che finisse il prima possibile.
Però non mi spiego il senso di un corso prematrimoniale, infatti quando mi hanno chiesto cosa mi aspettavo da suddetto corso io non sapevo cosa rispondere. A che serve? Ad insegnarti ad essere sposata? Per ora l’unico effetto che hanno ottenuto è farmi venire l’ansia, perché il matrimonio è una rosa e una rosa c’ha pure le spine, il matrimonio è una barca e se uno dei due non rema non si va avanti e bisognerà affrontare dei problemi, e non bisogna stare soli…e i problemi…e le difficoltà…e si l’amore….ma i problemi?
E poi ci hanno chiesto “Diteci secondo voi come immaginate il matrimonio, ma non portateci scene in stile famiglia del Mulino Bianco”.
Allora io ci ho riflettuto, soprattutto sulla questione del Mulino Bianco.
Perché  non posso avere un matrimonio MB?
Ragionate con me, noi sta famiglia del Mulino Bianco la vediamo solo a colazione. Si, lei si sveglia già truccata, i bambini si alzano felici di andare a scuola e lui legge il giornale sorseggiando latte caldo e tutti sono seduti attorno ad un tavolo a mangiare perché il fagottino possa accompagnarli per tutta la giornata e il Pan di Stelle li faccia sognare fortissimo.
Ma “a finale”…questi vivono in un mulino e finita la colazione felice iniziano i cacamenti di cazzo, perché a meno che lui non vada a zappare la terra in giacca e cravatta si deve fare almeno 20 minuti di sterrato e un’ora di autostrada per arrivare in ufficio. Idem lei che affonderà il suo tacco 12 nel fango e dovrà accompagnare i bambini a scuola perché col cazzo che il pulmino arriva in mezzo alla campagne. E c’avranno le buste di merendine piene di formiche e i topolini che gli rosicano i fili del telefono e iastemmeranno tutti i giorni perché Fastweb non porta la fibra al loro mulino e Zalando perde i pacchi perché che cazzo di indirizzo è “al Mulino Bianco”???
Insomma, i guai ce li hanno pure loro, non c’avranno equitalia che bussa alla loro porta un giorno si e l’altro pure, ma i guai ce li hanno. E andando avanti così  dovranno pure curare la futura obesità dei loro bambini che sogneranno fortissimo di aver mangiato un paio di crostatine in meno.
Ma nonostante questo loro la mattina si svegliano e sono felici e bellissimi, e può passare per il bellissima, ma anche io la mattina voglio svegliarmi felice, nonostante tutte le spine che questa sfaccimma di rosa può avere. Io immagino un matrimonio Mulino Bianco, un matrimonio margherita, che se ti capita un guaio invece di pungerti ti fai una camomilla e ti rilassi.
Perché se ho avuto una giornata di merda so che la sera con me avrò il mio uomo che non è  una persona su cui poggiarmi, perché se mi appoggio un po’ tiro giù pure lui. E’ una persona che può sollevarmi, così siamo in alto entrambi. E ho la certezza di poter ricambiare.

Così la notte dormo serena, sogno fortissimo e lo prendo a calci. Poi la mattina ci svegliamo felici, ci abboffiamo di pancake e si ricomincia.

Ma ovviamente ieri al corso non ho detto nulla di tutto ciò perché quando devo parlare davanti a persone che non conosco me la faccio sotto, mi dimentico come si parla e mangio le parole per rendere la cosa più veloce è possibile. Ho letto una poesia di Gibran che forse era anche fuori tema, l’ho letta male e poi sono tornata nel mio nascondiglio immaginario, sotto il mio mantello dell’invisibilità, invidiando quelle persone logorroiche che mi fanno scendere la uallera, però dicono tutto quello che vogliono dire.
Alla prossima domanda rispondo sul blog e poi passo a tutti il link.

Ma spero che non ci siano più domande…o film di Fabio Volo.

 

p.s. poi mi facevano notare che oggi la famiglia del Mulino Bianco è stata sostituita da un ispanico single che vive con una gallina e azzuppa biscottoni, quindi forse anche loro hanno avuto qualche problema serio…

mulino

 

Le foto profilo e il tricolore francese

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Io di guerra e terrorismo non ne capisco niente. Non sono un’esperta di geopolitica, non sono un super comandante dell’esercito, sono solo una che ama il vintage e per questo pensa che il buonismo vada sempre di moda.
Cosa che invece non sembra piacere alla maggioranza della popolazione mondiale.
Ecco, su di un argomento un po’ di esperienza ce l’ho, e sono i social. Lo specchio più o meno distorto della nostra società.
I social sono come un matrimonio, qualunque cosa organizzerai ci sarà sempre qualcuno che si lamenta. E io oggi voglio parlare della reazione dei social. Volevo farlo con un semplice post, ma la questione si è rivelata troppo lunga. E quindi eccomi qui.

Dopo i fatti di Parigi, come dopo ogni evento di portata mondiale, tutti si sono scatenati, ed è giusto così, forse è anche meglio così. Facebook (è il social che più utilizzo) ti da la possibilità di affrontare argomenti che magari al bar con gli amici non affronteresti mai perché sei troppo impegnato a guardare le tette di quella al bancone o sei troppo ubriaca. Ma nel momento in cui dai il tuo parere, più o meno giusto, devi essere pronto a riceverne altri con i quali confrontarti, non puoi limitarti ad insultare o a dire “questa è la mia pagina Facebook e ci scrivo quello che voglio”, se questo è il tuo ragionamento, tanto vale che i tuoi pensieri te li tieni per te. Ma allo stesso tempo bisognerebbe imparare il significato di “critica costruttiva”, ma qui entriamo nel difficile mondo del saper campare e non è il caso di divagare.

Comunque dicevamo che i social si sono scatenati, partendo dalla foto con il tricolore francese.
Iniziata a girare la foto del tricolore sono iniziati i commenti di inutilità alla foto del tricolore paragonata ai vari #iostoconvale, #jesuischarlie, la foto con i colori dell’arcobaleno e così via. Segui la massa, obey, tutti uguali etc etc .
Di base è vero, vedi selfie di culi di gallina ricoperti dal tricolore francese, persone che pensano che l’Isis sia una nuova serie di Fox Crime condividere articoli dalle più disparate fonti, ma alla fine qual’è il problema? L’ipocrisia? Ne siete sicuri? Conoscete davvero quelle persone? Cosa vi fa sentire così in alto da poter giudicare una piccolo gesto rispetto al non fare nulla.
Piccoli atti di solidarietà rappresentativa sono sempre esistiti. La fascia nera al braccio del capitano di una squadra di calcio non serve a nulla, non riporta i morti in vita o la pace nel mondo, è solo un segno, un simbolo che quando lo vedi ti fa ricordare perché più che ricordare altro non possiamo fare.
E si, magari ci sono persone che si sono colorate la faccia con la bandiera della Francia, ma che non hanno mai letto un giornale in vita loro. Ma insultare tutti quelli che hanno deciso di mostrare il loro cordoglio così è un po’…un po’ come dire che tutti gli islamici sono terroristi.
Nel vostro piccolo voi state alimentando una guerra ponendovi contro altre persone, giudicandole. Se ritenete queste persone stupide, non adatte al vostro profilo Facebook, forse dovreste cancellarle invece che criticarle o semplicemente farvi i fatti vostri e campare felici così.

Altrettanto dovrebbero fare quelli che “Vi scandalizzate per la Francia senza pensare ai morti di qua e i morti di la”
L’ipocrisia, di nuovo.
Voi ci avete mai pensato?
Eccola qui, la guerra di “quali morti sono più importanti”. Qualche tempo fa io avrei detto la stessa cosa, ma poi mi sono fermata a ragionare. L’ho fatto quando la gente la su Facebook ha iniziato a fare a gara a botta di foto di bambini morti.
Il terrorismo, la guerra, sono come un cancro.
Ogni giorno migliaia di persone muoiono di cancro in tutto il mondo. In realtà non c’è bisogno di andare così lontano, probabilmente qualcuno sta morendo di cancro ora a meno di un chilometro da casa vostra. Ma nessuno piange i morti di cancro fin quando il cancro non li tocca da vicino.
Noi non ricordiamo i morti di Hiroshima, ma ci teniamo a ricordare le nostre vittime.

Per quanto triste da dire, le morti violente, le morti premature, sono una cosa normale come è normale che ogni famiglia pianga le sue perdite.
E’ giusto, giustissimo che si parli delle guerre nel mondo, che ci sia maggiore informazione, ma è difficile sentire nostro un dolore che è così lontano e bisogna essere dotati di una sensibilità estrema per condividere un’ingiustizia che noi non abbiamo mai provato.

Anche a questi  lanciatori di zizzania, portatori di critiche, campioni mondiali del “devo pormi contro la massa” io direi una cosa: sono molto più irrispettose le vostre critiche che le foto di culi di gallina con il tricolore francese. Voi portate astio dove ce n’è già abbastanza. Se la massa vi infastidisce restate in silenzio, almeno in un momento come questo, poi da domani #tutticonVale e voi potete tornare a condividere le vostre frasi del tipo “ieri non ne capiva nulla di motociclismo, oggi sta con Vale”.
Ma almeno in certe occasioni si può evitare, almeno in certe occasioni è meglio portare un segno di pace in massa che cacare il cazzo singolarmente (che poi tanto singoli non siete).

Un altro personaggio che spunta fuori in situazioni del genere è quello che ne approfitta per sparare a zero su tutte le religioni, a prescindere “questa è una merda” “dio di qua e dio di la”.
A questi ricorderei un paio di cose: 1) è per ragionamenti simili che siamo arrivati a questo 2) la guerra è sempre esistita, prima di Cristo e di Maometto, è l’uomo che è una merda.

Ed infine, a quelli che invitano alla violenza, esaltano la guerra, incitano all’occhio per occhio, invocano Putin e si stava meglio quando c’era Mussolini, a loro dico che forse c’aveva ragione Miss Italia, la guerra non basta leggerla sui libri di scuola.

Un volta si parlava dell’esistenza del diavolo, dissi che non ci credo, mi fu risposto che una delle maggiori armi del diavolo è far crede all’uomo di non esistere, che il male sia insito nella natura umana trovando così motivazioni per porci gli uni contro gli altri e non gli uni contro il male. Io non lo so se il diavolo esiste, ma se c’è è qualcosa di molto simile al terrorismo…o a Facebook.

Ora mi sono sfogata. Torno a pensare a cose inutili…anche se mi sa che non ho mai smesso. Buon lunedì.

 

La vera storia di Halloween….forse…

halloweenInizia la guerra. Halloween si, Halloween no. E’ la festa di Satana o una semplice americanata? A quanto ne ho capito nessuna delle due. Quindi, facciamo un po’ di chiarezza, anche se è piuttosto difficile.

Torniamo ai tempi in cui l’Irlanda era dominata dai Celti. In quel periodo il capodanno (per i Celti) non cadeva il 31 Dicembre, ma il 31 Ottobre, quando si dichiarava chiusa la stagione estiva riportando a valle i greggi dopo i mesi tiepidi di preparazione al freddo inverno. Tale capodanno veniva chiamato Samhain, che potrebbe derivare da una parola celtica che significa per l’appunto “fine dell’Estate”. Quindi si riteneva che la notte tra il 31 Ottobre e il 1 Novembre fosse un periodo di transizione tra due momenti dell’anno d che non apparteneva ne al passato, ne al futuro, gli ordini delle cose crollavano e le anime che risiedevano nel Tir nan Oge (l’equivalente dei  Campi Elisi greci e romani o del Valhalla vichingo) potessero vagare sulla terra in mezzo ai vivi. Era usanza lasciare del cibo o del latte per gli spiriti che andavano a far visita ai loro familiari o mascherarsi con pelli di animali per spaventare gli spiriti indesiderati. Si facevano sacrifici animali, si accendeva un grande fuoco sacro i cui tizzoni venivano utilizzati per illuminare delle rape intagliate (le attuali zucche).

Certo ci sono anche altre versioni in cui si dice che la gente venisse bruciata viva, e che il latte venisse lasciato fuori perché così gli spiriti se lo bevevano e proseguivano oltre o che “dolcetto o scherzetto” fosse più o meno quello che chiedevano i Druidi passando di casa in casa dove il dolcetto era un sacrificio umano e lo scherzetto una maledizione. Ma  per queste versioni non ho trovato fonti attendibili.

Con l’arrivo del Cristianesimo tale feste non fu condannata, semplicemente, nel tentativo di sradicare i culti pagani, fu sostituita dalla festa di Ognissanti, dalla quale, se ho capito bene,nasce il nome attuale di Halloween che dovrebbe derivare da “Hallow E’en” forma contratta in irlandese di All Hallows’Eve il cui significato è “Vigilia di tutti i Santi”.

Nella metà del XIX secolo l’Irlanda fu colpita da una terribile carestia che costrinse molti abitanti a spostarsi verso nuove terre, in particolare gli Stati Uniti, esportando quindi molto delle proprie usanze che però, una volta messo piede nell’America del nord, hanno perso il loro vero senso diventato una scusa per festeggiare e bere e se non fosse stato così non sarebbe mai arrivata anche in Italia!

Quindi, dov’è Satana in tutto questo visto che i Celti non sapevano manco chi fosse?

Anche la leggenda di Jack o’Lantern, l’ubriacone (irlandese) che avrebbe venduto l’anima a Satana e cacciato sia dal Paradiso che dall’Inferno si aggira con una lanterna in mano dalla quale sarebbe venuta fuori l’usanza delle zucche non ha molto senso…i Celti non avevano Paradiso e Inferno….

Comunque, questa domanda mi ha portato ad un’altra domanda: perché Halloween è conosciuta come “la notte delle streghe”?
Le 2 stagioni di Salem viste in meno di una settimana mi hanno fatto male, comunque ho fatto una breve ricerca anche su questo e mi sono fatta una mia idea.

La mia idea è che è un puro e semplice caso. Tutto deriva dall’alternarsi delle stagioni. Ma il Samhain e “La notte delle streghe” non hanno molto in comune.
Ci riferiamo al 31 Ottobre come notte delle streghe perché, secondo quel che si dice, sarebbe la notte del grande Black Sabbath…non il gruppo heavy metal, ma l’incontro delle streghe con il Diavolo.

Ci sono tanti sabba, ma quello del 31 Ottobre, ahimè, è il più importante, sempre per lo stesso motivo, finisce l’Estate, arriva il buio, il freddo, la morte etc etc.
Secondo alcuni verbali di processi di stregoneria (reali) le streghe arrivano ai sabba in groppa a scope o animali cosparse di grasso di bambini, incontrano Santana baciandogli il piede sinistro o il pisellino, gli offrono ombelichi sempre di bambini… poi un’ orgia al volo. Verrà offerto un buffet  con carne di impiccati o bambini non battezzati. E’ gradita conferma.

In pratica da quanto ho letto pure il 1 Maggio è una data importante per streghe e satinasti, ma non è che uno non va al concerto di Roma perché se no fa il bene del Diavolo…
Anche la notte in cui si festeggia San Giovanni è conosciuta come “notte delle streghe”, e tutto questo solo perché San Giovanni è legato al solstizio d’Estate.

Per quel che ne ho capito i festeggiamenti di Halloween non hanno nulla a che fare con Satana, c’è solo la coincidenza delle date, ma può darsi pure che non ci ho capito una mazza.
Certo, si festeggia una festa pagana, o almeno sarebbe così se qualcuno ancora mettesse il latte e i biscotti agli spiriti…come fanno i bambini con Babbo Natale…mmmh…

Ma in realtà a noi non ce ne frega un cazzo.

Io domani mi vesto da strega, voi fate quello che volete, ma se qualcuno vi offre ombelichi di bambini pensateci due volte prima di accettare.

 

Il mio Expo 2015

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Partiamo dal presupposto che ho messo piede all’Expo con la stessa mentalità che può avere un Salvini entrando in un campo Rom: Ruspe, ruspe e ancora ruspe.
Quanto tempo è che si parla di Expo? Tanto, e io in tutto questo “tanto” tempo non ne ho capito il senso, anche ora che ci sono stata.
Chiariamo prima di tutto il concetto che se non avessi dovuto accompagnare dei familiari non ci sarei mai andata. Ma è anche giusto conoscere una cosa prima di criticarla in tutto e per tutto anche se continuo a fare una merda “50 sfumature di grigio” senza averlo letto. Ma quella è un’altra storia.

Qui si parla di Expo Milano 2015.

Nutriamo il pianeta, dicono loro. E’ evidente che il mio cane non fa parte di questo pianeta da nutrire, perché lui non può entrare e l’ho dovuto lasciare a casa.
Nutriamo il pianeta, insistono. E come? Facendo file.

Abbiamo fatto una fila per arrivare ai tornelli, una fila ai tornelli, la fila per mangiare, la fila per andare al bagno e, ovviamente, le file per entrare nei padiglioni. Fortunatamente si è desistito davanti alla 4 ore di fila per il padiglione del Giappone e le ben 5 ore di fila per quello del Kazakistan.
Io ora mi rendo conto che se fossimo andati in settimana la cosa forse sarebbe stata diversa…forse, ma voglio chiedervi una cosa. Come può una mente sana accettare di farsi 5 ore di fila così, a cazzo di cane.
Uno viene e ti dice: “Sai, quella stanza è fighissima, ma devi stare in piedi (sotto il sole) per 5 ore per sapere cosa c’è dentro. Ti va?”.
“Ci sono delle opere d’arte risalenti a più di 1000 anni fa lì dentro?”
“No”
18428902678_ff9f9a44ca_z“C’è Lady GaGa vestita da Alberto Angela che parla del Qatar?”
“No”
“C’è Brad Pitt NUDO?”
“No”
“Regalano il pane?”
“No”
“E cosa, di grazia, c’è lì dentro?”
“Mah, cose messe a cazzo che ti dicono come prevalentemente la popolazione ricca del nostro paese riesce a mangiare a discapito di milioni di persone che stanno senza acqua alle quali abbiamo dedicato una foto e un paragrafo sul muro dietro una colonna gigante fatta di mutande appese sulla quale proiettiamo il screensaver di Windows ’95, quello con i pesci e i coralli”
“Ua, figo! Ok, aspetto!”.

Io non lo so, mi sarò persa i padiglioni più importanti, quelli che magari davano un senso all’Expo, ma quelli che ho visto mi hanno lasciato con quel punto interrogativo stampato in fronte, quello del “che senso ha?”.
Nel padiglione dell’Irlanda ho letto tutte le didascalie sull’energie rinnovabili utilizzate per produrre il cibo e su come siano felici le mucche prima di morire per essere esportate nel resto del mondo, mi sono fatta una foto con un pupazzo di una mucca, ho mangiato una frittura risalente alla data di inaugurazione dell’Expo e ho ascoltato gli U2.
Non ho appreso nulla di nuovo, niente che non avrei potuto leggere comodamente schiattata sul divano di casa su Wikipedia, non mi sono sentita più ricca, non ho aperto gli occhi di fronte una qualche situazione. Ho solo invidiato quelle mucche che vivevano così felici.
12038014_10153568087193830_4521687953440736154_nIdem nel padiglione degli Stati Uniti nel quale mi sono divertita a mettere le dita nel naso a Obama prendendomi pure una cazziata da uno che gli voleva fare una foto. Stesso risultato nel padiglione del Qatar nel quale c’era questa sorta di albero fatto di teli sul quale venivano proiettate immagini a cui la gente non faceva nemmeno caso, presi da tutti i giochi di luci e laser che circondavano il suddetto albero di mutande.
Sembravano quelle aree dei musei che non sanno come riempire e ci buttano dentro foto e didascalie con citazioni. Quelle sale dove ti fermi a guardare la mappa per decidere la prossima cosa bellissima che andrai a vedere. Ecco, stai nel padiglione e ti aspetti di arrivare ad una cosa bellissima che, però non arriva mai.
Fuori gli altri padiglioni c’era da aspettare ore e ore. In pratica quando mi hanno detto: “Per visitare l’Expo servono almeno 4 giorni” intendevano che 4 giorni servono per entrare nel padiglioni, non per visitarli.

L’unica cosa per cui non c’era da aspettare era lo spettacolo fuori il padiglione del Kazakistan e ora quella dannata canzone non mi si leva più dalla testa…
Ah, anche a casa Algida non c’era coda. All’Expo “nutriamo il pianeta”, il nostro pranzo è stato un magnum alle mandorle.

E poi eccolo, quello di cui tutti parlano, il grande, spettacolare, albero della vita!
E’ bello, come tutta l’architettura dell’Expo. Ma…citazione dal sito del padiglione Italia:”rimanda a simbologie più complesse e comuni a numerose culture, per cui l’Albero della Vita è simbolo della page_mg7369Natura Primigenia, la grande forza da cui è scaturito il tutto […]L’Albero della Vita non è solo tradizione e simbologia religiosa (!?!?!): è anche il segno di uno slancio rivolto al futuro, all’innovazione e alla tecnologia.”.
Vai lì pronta ad assistere allo spettacolo della tecnologia che si fonde con la forza della natura e ti ritrovi prima di tutto una sfilza di annunci degli sponsor che ti ricorda che l’albero della vita si accende grazie a loro (che è un po’ il vero senso dell’Expo) e poi un minuto e mezzo di giochi d’acqua che culminano in un fiore di plastica gonfiabile dal dubbio gusto che si apre ai piedi dell’albero.
E’ vero che io ho varcato i tornelli dell’Expo piena di pregiudizi, ma voi non fate niente per farmi cambiare idea!

L’Expo mi è sembrato un enorme Gardaland che da fuori sembra bellissimo e poi arrivi alle giostre e non funzionano.

E’ bello che si organizzino eventi, che si dia spazio alle diverse culture, ma a parer mio ho trovato molto più interessanti il Festival dell’Oriente e la sagra dell’artigianato. Mi sento meglio con il mondo anche dopo un comicon…
Non si puo’ affrontare un tema così grande in questo modo, non è un’esposizione universale, e’ solo una grande e costosa fiera.
Un evento così grande dovrebbe dare più spazio ai punti focali di un tema importante come il cibo. Il cibo e la fame. Dovrebbe permettere alla gente di interagire non solo con un touch screen. Dovrebbe proporti nuova conoscenza, nuove idee, nuovo soluzioni
Sono stati spesi miliardi per creare delle strutture bellissime dai contenuti miseri, una grande facciata sfavillante ricca di materiali, ma povera di idee.
Non siamo più ricchi grazie ad Expo, non siamo più consapevoli.
Forse si sarà mossa un po’ l’economia italiana, ma ne è valsa la pena?
Mai come in questo caso è giusto dire “Molto fumo e niente arrosto”.

Adoro il fatto che girando su Facebook sia possibile trovare articoli che ti rassicurano che qualsiasi cosa fai sei alla moda. È il 15 Agosto e sei bianca come un morto vivente? Tranquilla, sei alla moda. Ti caghi il cazzo di metterti lo smalto? Che ti frega?! Va di moda! Non ti curi della moda e ti vesti come Nonna Papera? È di moda!!! Non usi il deodorante? Brava!! Va di moda! La tua estetista è partita e tu non hai una lametta per farti i peli? Ma non lo sai che il femminismo è di moda? Porti le scarpe basse? Sei alla moda! Porti i tacchi alti? Porca troia sei alla moda! Hai i capelli biondi? Sei attualissima! Sei mora? Sei alla moda! Hai due occhi un naso e una bocca? Ua si porta assai! Hai un cervello? No quello è superato come i jeans a vita alta… Ah no aspè, quelli sono alla moda!!